Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Io non ho mai capito davvero dove sia iniziata quella storia, ma soprattutto non ho mai capito dove cazzo sarebbe dovuta finire, che è la cosa più inquietante, perché quando non capisci l’inizio puoi pure raccontartela, ma quando non capisci la fine vuol dire che ci sei rimasto dentro come un cretino mentre qualcuno da fuori chiudeva la porta e buttava la chiave nel tombino.

Momento, proviamo ad andare con ordine, ok?

Era quel periodo lì, tra i 23 e i 27, quel “in quel tempo” che già intuite e conoscete, che già di suo è un’età del cazzo, un’età in cui pensi di essere lucidissimo e invece sei solo un animale con la patente della logica che però guida ubriaco di ormoni, di ideologia, di “io non torno indietro manco per prendere la rincorsa” che detta così sembra pure una roba epica ma in realtà è solo ostinazione idiota con una giacca stirata sopra. O una citazione di Pazienza.

E io ero dentro una relazione mio malgrado, ma davvero mio malgrado, non quella roba da politico Scajola che dice “eh è successo senza volerlo”, no no, io avevo detto chiaramente “voglio uscire” e non era possibile, capito?
Non era contemplato.
Non era un’opzione.
Era come provare a uscire da una stanza senza porte mentre qualcuno ti dice con calma “no, guarda, tu qui resti”.

E ci ero finito nel modo più cretino possibile, che è sempre quello più umano: stavo già male nella relazione precedente, una crisi di quelle lente, viscide, che non fanno rumore ma ti mangiano tutto, e col senno di poi ti dico pure che non era nemmeno irrecuperabile, era solo gestita da due persone troppo acerbe per capire cosa stavano facendo, troppo prese da se stesse per costruire qualcosa insieme.

Io nel frattempo mi ero laureato, stavo dentro quel corso ministeriale con Interni, Difesa, servizi, tutta quella roba che voi chiamate “brutta” e fate pure bene perché lo è, però ti dà quell’illusione di stare toccando il cuore dello Stato mentre in realtà stai solo guardando come funziona la macchina che tiene insieme le porcate. Lei invece era sospesa, tra maturità e università, politica, confusione, e noi due eravamo fuori fase, completamente fuori fase.

Ognuno fuori fase per se e non fuori fase insieme, in coppia, a cercare la coppia giusta del motore per ripartire.

Poi arrivano gli amici, il gruppo, la socialità, e dentro quel gruppo arriva lei, la nuova. E io ancora oggi non ho idea perché mi piacesse, giuro, non c’era una ragione sensata, era proprio un corto circuito ormonale, una roba tipo “questa è l’opposto dell’altra, quindi funziona”, che è la logica più cretina dell’universo ma quando sei lì ti sembra illuminazione.

Era provocatoria, diretta, fisicamente diversa, tanta, troppo tanta, e io niente, non feci nulla perché ero fedele, ma quella presenza insistente mi diede la spallata finale: “ok basta, questa relazione è finita”.
Due giorni dopo ero già dentro l’altra.
Già lì, capito?
Già lì dovevo fermarmi e dirmi “ma che cazzo stai facendo”, e invece no, avanti, sempre avanti, che tornare indietro è da deboli, e tu vuoi fare il duro, lo stronzo coerente.

E nella mia testa continuava a girare una frase: hai fatto una cazzata, ma tieni il punto.

Il problema è che sessualmente quella nuova relazione era una bomba atomica, una roba che non avevo mai vissuto, libertà totale, intimità estrema, pornografia emotiva quasi, fisica di sicuro, e quella cosa lì ti frega, perché ti convinci che se il sesso funziona così allora sotto ci deve essere qualcosa di solido, deve esserci una base.

E invece no, sotto c’era il nulla cosmico, un deserto, zero affinità, zero visione, zero tutto.

Un mare di niente con un’isola di sesso incredibile sopra. Un parco giochi di sesso apparentemente infinito.

E io dopo mesi inizio a capirlo, inizio a sentire che sto dentro una cosa sbagliata, non torno indietro ma penso “ok, bisogna chiudere, per me, per lei, per dignità”, perché quella cosa io ce l’ho sempre avuta: se non ami davvero non puoi dire “ti amo”, anche se ti stai scopando la persona nel modo più perfetto dell’universo.

Nel frattempo però costruiamo il progetto, l’ARCI o ACLI, la villa, le serate, la musica, la socialità, -azzo Rock Festival, nomi, gente, roba che cresce e ti prende, e tu ti dici “magari questo sistema anche la coppia”, classico errore: mettere un progetto sopra una crepa sperando che diventi cemento.

E invece il progetto diventa una setta.

Una setta vera, familistica, coppie chiuse, dinamiche interne, amicizie maschili serrate, femminili altrettanto, e dentro quella roba lì la relazione diventa una gabbia perfetta, perché non hai più spazi fuori, non hai vie di fuga, tutto è interconnesso, tutto è lì.

E io dopo un anno dico basta, parliamo.

Sei ore e ventotto minuti di discussione. Non sto scherzando. Sei ore e ventotto minuti a spiegare, rispiegare, smontare, ricostruire, e dall’altra parte solo “ci ripenserai” e un corpo che non scende dalla macchina. Pianti, urla, io che minaccio di chiamare i carabinieri per sequestro di persona — e non era una metafora, era proprio quello, il mio sequestro di persona — poi scappo, due giorni sparito, torno convinto che sia finita.

E invece no.

Perché lei resta. Resta ovunque. Davanti a me, nei miei spazi, nel progetto, nella vita. “Io non ti permetto di lasciarmi”. Punto. Guardate che è un cit. vero.

NON
TI
PERMETTO
DI
LASCIARMI
!

E lì comincia l’assedio.

Un assedio scientifico, costruito su una cosa che io avevo: il senso di colpa. Perchè ero stato così fiducioso e coglione, dopo ogni momento di sesso, dal dire qualcosa di troppo intimo di me.
Mata Hari così faceva, per fottere quelli che portava a letto.
Frasi a loop, sempre le stesse, “mi avevi convinto”, “avevamo costruito”, “chi mi restituisce”, un martello continuo su qualcosa che in realtà non c’era più, ma veniva tenuto in vita a forza.
A forza di miei sensi di colpa.

E in mezzo a questo anche il sesso, usato come arma, e io lì completamente disarmato, incapace di dire no, incapace di capire che ogni volta che cedevo mi legavo ancora di più.

Non riuscivo a uscire.
La lasciavo ogni volta dopo due settimane massimo.
E ricominciava tutto a dodici.
E se stavo lasciato da lei per più tempo provavo a costruire e lei sabotava, ogni volta.
Con telefonate alle 2 di notte alla lei di turno e frasi come “Tantoi torna da me, fidati!” o peggio, credetemi, con “Fate come se non ci fossi!” e lei sempre tra i piedi, anche quando limonavamo.

E a un certo punto ho detto la cosa più brutale che potevo dire:

se vuoi stare con me sappi che non ti sarò fedele nemmeno un giorno”.

Pensavo fosse la fine. Credevo avrebbe funzionato. Invece è stato l’inizio.

“Va bene, vedremo”.

E siamo andati avanti così sei anni.

Sei anni di tradimenti miei dichiarati, sistematici, alla luce del sole, io che dicevo alle altre persone “guarda che io sono dentro una cosa che non posso chiudere”, roba che detta oggi sembra una follia ma era la mia realtà. E altre persone che dicevano quasi sempre: “Ok tanto anche io” oppure “Ok tanto è per divertirci!” Ma lei niente. Zero scenate. Zero controlli. Zero verifiche. Negava tutto anche alle amiche. Come se bastasse non guardare per far sparire il problema.

E io lì dentro, intrappolato, perché il progetto mi teneva, lei mi tratteneva, e fuori non c’era spazio, sabotato, invaso, annullato.

Sei anni. Sei lunghi anni di pseudo-doppie vite. Perchè non dovevo nemmeno creare doppie vite. Non dovevo fingere. Potevo dire tutto e il contrario di tutto, non cambiava niente.

“Quello se le inventa, tutte ste storie”.

Fino a quando non è finita davvero, anni dopo, quando un’altra storia è diventata reale, lontana, non controllabile – alla fine del dottorato a Lecce, con una persona che lei non conosceva, che non viveva, che non vedeva, di cui non controllava nè sapeva niente.

E io ho detto “io la amo”.

E lì, di colpo, è crollato tutto. Sparita. Isolata. Scoprimmo dopo, poco dopo, una nuova vita sentimentale non troppo lontano ma abbastanza nuova e soprattutto altrove.

E la cosa più assurda è che lei non mi ha mai tradito.
Mai.
Una fedeltà totale, cieca, incomprensibile, mentre io facevo il contrario in modo quasi didascalico.

E io ancora oggi non ho capito perché. Davvero.

Perché quella frase — “non ti permetto di lasciarci” — è stata il centro di tutto, un buco nero che ha risucchiato anni, scelte, persone, e io ho pensato di uscirne facendo il peggio possibile, convinto fosse una soluzione. Non lo era.

E una parte di quello che sono diventato dopo, nel bene e nel male, sta tutta lì. In quella merda lì. Anche il giuramento mai più messo in discussione che mai più e per nessuna altra ragione al mondo avrei mai tradito.

Che non ho mai capito.
Non nel come ma nel perchè.
Non il mio, il suo.

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12 risposte

  1. Avatar 2010fugadapolis

    Orcozio che trip!
    In certi punti (senza nulla voler togliere alla drammaticità dell’ esperienza) mi sono immedesimato profondamente, perché in misura (molto) minore ho rivisto alcuni fugaci passaggi della mia vita.
    Ti dirò che in specifici momenti chiave quello che mi ha “salvato” buona parte del fegato, che poi mi sono fottuto in altro modo, ma vabbè, è stato l’uso intensivo di grandi pipponi a due mani che, di concerto con la mia atavica pigrizia, mi hanno tenuto lontano da certi fatali rapporti. 😉

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      No io sono contrario allo spargimento sterile del seme.

  2. Avatar Sandro Battisti

    Che angoscia però…

    È andata, vah

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      È stata lunghissima ma…

      1. Avatar Sandro Battisti

        Immagino

  3. Avatar Paola

    Vi siete amati così…..

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Non esageriamo eh! 😅

  4. Avatar valy71

    Una storia veramente incredibile! Ma, quando ci sei dentro, finisci per accettare cose che normalmente non accetteresti mai.
    Però io, ad un certo punto, dissi basta. Fosse stato per lui sarei ancora lì ad aspettarlo…

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      No n si dovrebbe mai.
      Aspettare
      Abbassare la propria dignità

  5. Avatar valy71

    Infatti non l’ho fatto.
    Quando una mia amica, ai tempi, la mia migliore amica, mi raccontò che si era inginocchiata davanti al suo ex in un condominio e ha fatto tutta la scala in ginocchio per farsi riprendere… con lui che le urlava contro: “Mi fai schifo…”
    era convinto che lo avesse tradito, ma quando mai? Ti assicuro rimasi malissimo, avrei voluto dirle, ma come hai fatto a fare una cosa del genere? Non si fa per nessuno, mai. Non ebbi il coraggio di dirglielo, mi sentivo mortificata per lei. Mi telefonava tutti i giorni che ha fatto Dio. Ore ed ore ad ascoltarla, a consolarla, a farla studiare. Facevamo anche due facoltà diverse. Io Giurisprudenza e lei Lettere.
    Se tanto mi dà tanto, ci sta ancora sotto.
    Anni dopo ebbe a dirmi che si era innamorata di un collega, fidanzato, perché le ricordava la versione migliorata del suo ex. Pazza scocciata. Quello che ha fatto lei è stato decisamente abbassare la propria dignità. Io mi sono sempre rifiutata di farlo, piuttosto muoio, ma non cedo… sono trascorsi tantissimi anni da allora, sto ancora male per lei, se solo ripenso a quanto ha fatto.

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      C’è un proverbio napoletano.
      Sì me puzzasse e sete ind’o deserto nun te cercasse acqua a te. Se avessi sete anche nel deserto, non pregherei per avere acqua da nessuno. Anche nell’estremo bisogno la compostezza e l’amor proprio non si dimenticano mai!

    2. Avatar Domenico Mortellaro

      E onestamente far inginocchiare una donna fuori da episodici, sessuali e soprattutto CONDIVISI GIOCHI è da vigliacchi. E io odio i vigliacchi.

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