Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

[
[
[

Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Hai delle collezioni?

Non sono impazzito: tre gg fa il prompt del giorno parlava di città da visitare, mica di collezioni.

Quindi. . .

La città che mi manca e che vorrei visitare non è una. È un problema logistico internazionale. È proprio un elenco di città sparse sull’orbe terraqueo che richiederebbe una quantità di denaro incompatibile con la mia esistenza attuale e soprattutto la disponibilità continuativa di almeno un jet privato e tre o quattro diplomatici corrotti che mi facilitino i rapporti con dogane, monarchi assoluti, repubbliche islamiche ex sovietiche e presidenti americani sempre più evidentemente scelti con una riffa clandestina dentro un Walmart del Midwest.

Perchè io vorrei sicuramente vedere Reykjavík — o come cazzo si scrive, perchè le lingue nordiche sembrano sempre password WiFi generate automaticamente da Satana — dato che l’Islanda mi manca nel panorama delle terre molto nordiche dalle quali, secondo me, proviene sicuramente un pezzo della mia linea genetica. Sebbene io abbia ereditato soprattutto i tratti tipici di qualche feroce tagliatore mussulmano del Seicento, che all’epoca non erano ancora definiti marocchini, tunisini o giordani ma genericamente “mori”, “saraceni”, “sarracini”, cioè uomini con sguardo magnetico, fascino esotico, atteggiamento tenebroso e una certa inclinazione a guardare la gente come se potessero conquistarne il villaggio entro sera. Tutta roba che io ho ereditato massimamente. Anche altre caratteristiche stereotipicamente attribuite ai saraceni probabilmente erano presenti nel patrimonio genetico familiare ma lì, diciamo, la distribuzione ereditaria è stata più selettiva. E per fortuna, non purtroppo, perchè poi parlando anni dopo con una signora ho capito che certe cose nella vita rischiano pure di diventare un problema logistico più che un pregio, ma questa è una digressione che prometto di affrontare altrove perchè oggi dobbiamo restare geograficamente concentrati.

Dicevo: Islanda. Perchè nella mia famiglia c’è chiaramente pure un ramo norreno. Lo si vede benissimo da certi miei nipoti alti, biondi e con occhi chiarissimi che sembrano usciti da una serie TV ambientata tra fiordi e accette rituali. E sono abbastanza convinto che a secoli alterni le signore della mia linea genetica intrattenessero serenamente piacevoli rapporti diplomatici coi vari invasori del nord, specialmente se questi apparivano più interessanti del tradizionale maschio mediterraneo pugliese, che diciamocelo, dopo il terzo uguale a tutti gli altri rischia pure di annoiare.

Però ovviamente non c’è solo Reykjavík. C’è Tokyo. E qui davvero non dovrei nemmeno spiegarlo. Cioè, che fai, non vai in Giappone se sei cresciuto ossessionato dalla cultura giapponese, dal Karate, dai samurai, dai film di Kurosawa e ti fai pure arrivare a casa le katane da Okinawa come un signore feudale del Tavoliere impazzito? E infatti sì, pure Naha vorrei vedere, la capitale di Okinawa, patria del Karate vero. E lì ho già tutto pianificato mentalmente: entrare in qualche fight club marziale attrezzatissimo, trovare il primo poveraccio disponibile a umiliarmi tecnicamente e farmi massacrare con enorme disciplina orientale. Ma vuoi mettere il fascino, anni dopo, di potervi raccontare quella splendida volta in cui presi una quantità indecente di botte da un omino macilento di Okinawa alto un metro e cinquantotto che sembrava un contabile ma aveva i pugni di un demone feudale?

Però la verità è che da ieri sera voglio visitare anche Tasken. O Tashkent. O come diavolo si scrive. Comunque la capitale uzbeka. E mi chiederete perchè. Certo non solo perchè le repubbliche islamiche ex sovietiche mi affascinano immensamente, specie quelle rimaste sospese in una specie di comunismo malinconico con infiltrazioni di kebab e nostalgia staliniana. No. Il motivo vero è un altro.

Ieri eravamo al solito caffè pomeridiano tra amici trucidi. E attenzione: “caffè pomeridiano” al Sud non vuol dire una cosa breve e civile. Vuol dire occupare militarmente un tavolo in piazza centrale per ore. Erano tipo le sei del pomeriggio. Non perchè il pranzo si fosse protratto fino a quell’ora come nelle famiglie siciliane raccontate da Tomasi di Lampedusa. Ma perchè noi eravamo fuori dalle quattro. Perchè il caffè in piazza al meridione è un rito antropologico, una sospensione del tempo produttivo, una specie di assemblea permanente di disoccupati funzionali e professionisti del commento sociale.

E con noi c’era quel mio amico trucido che ha un successo inspiegabile presso una categoria umana molto precisa. A parte le donne con cui si accompagna con frequenza quasi industriale — e pure organizzativamente complicata, visto che riesce a gestire più relazioni occasionali nello stesso giorno con la precisione logistica di un controllore aeroportuale — lui ha un successo enorme anche all’interno delle coppie. Perchè i mariti, misteriosamente, sembrano pregare che sia proprio lui a portarsi via le mogli mentre loro osservano con la serenità di chi ha appena delegato una pratica amministrativa.

Ora, mentre noi stiamo lì a bere il caffè, entra un gruppo di ragazze. E una ha chiaramente il velo da sposa addosso. Addio al nubilato. Però dalla faccia sembra ostaggio politico più che promessa sposa. Proprio devastata nell’anima. Rottissima di ovaie, che essendo donna è il corrispettivo biologico e morale del “che coglioni”.

Ha in mano un cruciverba enorme. E le manca una sola definizione.

Allora si avvicina al tavolo perchè ci sente ridere della sua espressione tragica e io le dico: “Guarda che se devi stare così puoi serenamente mandarle a fanculo e tornartene a casa.”

E lei invece punta direttamente il mio amico trucido e dice: “Ti prego dimmi che sai una capitale perchè io voglio chiudere questa cosa e liberarmi.”

E lui — che è una capra illetterata, ma di quelle pure — sorride e dice: “Guarda chiedimi qualsiasi cosa ma le capitali proprio no.”

E lei: “Vabbè proviamo… quella dell’Uzbekistan.”

Ora, per un assurdo concatenarsi di eventi, lui quella capitale la sapeva. Solo perchè una ragazza con cui era uscito tempo prima era stata da quelle parti in viaggio. E quindi, quasi stupito lui stesso, risponde: “Tasken.”

E io vi giuro che alla ragazza si illuminano gli occhi come a Bernadette davanti alla Madonna di Lourdes. E gli fa: “Grazie, mi hai salvata.”

Poi gli prende la faccia e lo bacia in bocca.

Ma non un bacetto.

Un limone. Di quelli seri. Di quelli che alterano la pressione atmosferica del tavolo.

E solo per uno strano caso del destino il mio amico non propone successive digressioni alla toilette sul tema della cooperazione internazionale uzbeka.

Quando il gruppo se ne va io gli sputo teatralmente nel caffè e dico che la vita fa schifo e che piove sempre sul bagnato. Perchè al tavolo, oltre me che non mi sarei prestato comunque, c’erano altri due amici altrettanto trucidi ma infinitamente meno fortunati. E uno di loro la capitale la sapeva davvero.

Ma niente.

Sempre a lui.

E io prima o poi dovrò indagare seriamente non solo sul segreto del suo successo, ma anche sul misterioso collegamento erotico tra le capitali post-sovietiche islamiche e il sesso.

Perchè evidentemente una relazione c’è.

E pure forte.

,
9

9 risposte

  1. Avatar elyas

    reykjavik è bellissima, ma andarci sota fiordi quattrini (mi ci mando da solo, a cagare, tranquillo)

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Non troppi. Più fiordi sotó la Norvegia

  2. Avatar Paola

    Giappone tutta la vita

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Ci incontreremo a Kyoto

      1. Avatar Paola

        Bella Kyoto

      2. Avatar Domenico Mortellaro

        Anche se pure i laghi termali di Hokkaido con i loro simpatici macachi hanno per mio figlio il loro assoluto perchè!

      3. Avatar Paola

        Belli si

  3. Avatar 𝒢𝒾𝓈𝑒𝓁𝓁𝑒

    Tutti e tre viaggi che sto pianificando.
    Forse il prossimo anno riesco ad andare in Uzbekistan 🇺🇿 , ma per scaramanzia non lo dico troppo forte. Un piccolo tour per: Samarcanda, Tashkent, Uhum e Bukhara. Potrebbero aggiungersi tappe, perché le mia vacanze sono sempre molto all’avventura e del tipo “ando cojo, cojo” o come si scriva…

    Il Giappone 🇯🇵 piace molto anche a mia figlia, il problema – per me – è che è un viaggio molto caro e non penso di organizzarlo in tempi brevi…

    Islanda 🇮🇸 deve essere molto bella, altra nazione che sto tenendo sotto controllo da qualche mese per i miei prossimi viaggi!

    Io amo molto il mondo in generale, non disdegno nessun posto in verità, ma mi piacerebbe tanto anche andare in Canada 🇨🇦 zona Quebec e grandi laghi, Alaska (si capisce che mi piace il selvaggio?🤣) e Irlanda 🇮🇪!

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      L’Irlanda è MI TI CA!
      Vacci, di corsa! Ci ho vissuto 3 mesi, una esperienza incantevole.

Rispondi

Scopri di più da quindi, sì, nudo e crudele

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere