Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Qual è il tuo piano per la carriera?

Non mi si può chiedere che piano ho per la mia carriera. Trattasi di una domanda del cazzo che andrebbe accolta da una risposta violenta e tremebonda.
Tipo diventare io il famoso Mozzoni o Baldassarre di Sangue Romagnolo e accoltellare ma proprio accoltellare non l’autore del post – che se lo facessi morirebbe e avrebbe dunque smesso di soffrire – ma visto che sarebbe un affare piccolo e gestibile lui, piccolo infante del cazzo, prenderlo a calci, tanto la nonna è paralitica e non può intervenire e anzi si agiterebbe di più e soffrirebbe prima di morire, e poi accoltellare forte, ripetutamente, nella pancia e sulla testa – possibilmente con roncola, come sempre recitava il manuale di medicina legale del Puccini sostenendo che tali omicidi erano confinati nel settore pastorale e denotavano accanimento e violenza – dicevo accoltellare in pancia e sulla testa la nonna paralitica. Certo, urlando al bastardo autore di post nell’angolo, ormai reso inoffensivo dai miei precedenti calci: “Hai capito bene, bastardello, è proprio una questione personale! Non con questa vecchia stronza di tua nonna in cariola, ma proprio con te!” 

Questo ve lo dico non solo per suggerirvi di non farvi scappare il post in cui parlo di quella faccenda di Mozzoni e di Sangue Romagnolo – che vi è forse sfuggita e che trovate poco più indietro nel tempo con citazione della Pietà – ma forse ve la linko pure – ma perchè quella domanda mi fa proprio incazzare e non c’è delitto peggiore che accoppare in quel modo una vecchia paralitica davanti al nipote. 

Eh ma se il nipote fa una domanda del genere!

Comunque.
Io non ho un piano per una carriera. 

Anche perché non ho una carriera sola.
Ne ho tante quante sono le carriere che questo mondo precario e schizofrenico ti costringe a portare avanti contemporaneamente mentre WordPress continua a fare domande come se vivessimo tutti in una brochure della Bocconi stampata nel 2004.

Le carriere attive, al momento, sono tre.

La prima è quella dello scrittore.
E qui il piano è — udite udite — continuare a scrivere. Nel breve e medio periodo terminare il secondo romanzo sperando che il primo, che pare stia convincendo qualche editore serio, trovi davvero casa presso uno di quelli che poi vedete nelle foto delle presentazioni coi tavolini, le librerie grosse, i firmacopie del cazzo, perchè ho giurato di essere fedele invece i firmacopie servono a sedurre Instant la tardona un po’ milf che si compra il libro e vuole la copia per il marito e tu le dici “Al cornuto va bene?”. Che poi qui, in realtà stanno le pagine e gli autori dei post che conosco che fanno le storie Instagram coi libri usciti “questa settimana” e starci sarebbe bello -non avrei mogli a cui proporre di fare cornuto il marito scrivendolo pure sulla dedica.
Nel medio-lungo periodo invece il piano è molto semplice: finire la trilogia. Perché questa cazzo di trilogia era partita come un libro unico, che guarda caso era proprio il romanzo finale, e poi la storia si è allargata, si è mangiata spazio, personaggi, connessioni.
E quindi l’ultimo deve uscire. Per forza. Pure se il primo va male. Pure se lo leggono in dodici. Pure se mi tocca venderlo porta a porta vestito da testimone di Geova della criminalità organizzata.

Seconda carriera: redazione nella piccola casa editrice cattolica e impegnata nel sociale per cui lavoro. Sì, avete letto bene: cattolica. E la cosa divertente è che i cattolici seri, quelli che la fede la praticano davvero e non come cosplay del cazzo la domenica o come fetish socialmente accettabile, quasi da social network, quando dico che sono ateo mi guardano come se fossi la persona più realmente cristiana che conoscano.
E lì il piano è semplice: continuare a fare bene il mio lavoro.
Con onestà. Con fedeltà alla missione.
Cercando di contribuire all’uscita di libri belli, ben fatti e soprattutto leggibili, che è una battaglia enorme perché certa gente scrive come se volesse vendicarsi del lettore. E dentro questa cosa ci metto pure il tentativo concreto di diffondere libri, sapere, legalità. Che detta così sembra una frase da bando regionale ma in realtà, quando la fai sul serio, è una faccenda complicata e pure parecchio nobile.

Terza carriera: il criminologo. E qui il piano è chiarissimo. Stare il più possibile in televisione e sui giornali continuando però a dire che televisioni e giornali stanno facendo un lavoro pessimo. Perché mi arrapa tantissimo rompere i coglioni dall’interno dei sistemi. È una perversione intellettuale, credo. E poi, appena si abbasserà un po’ la polvere, tornare a scrivere anche di Camorra Barese, perché il mondo è cambiato, gli equilibri sono cambiati, certe geografie criminali si stanno rimescolando e da bravo storico e biografo dell’organizzazione sento il bisogno di rimettere qualche punto fermo. Così la finiscono di rubarmi i concetti e non essere penalmente perseguibili, gli altri.

Poi ci sono le altre due carriere, quelle vere.

Quella di padre. E lì non esistono piani. Posso solo dire: continuare a esserlo con onestà. Far sentire a mio figlio quanto sia fondamentale per me. Aiutarlo a crescere senza proteggerlo troppo da ciò che può affrontare da solo. Che è la cosa più difficile del mondo: capire quando intervenire e quando invece stare zitto e lasciargli prendere la faccia contro il muro della realtà.

E poi la carriera di marito. Che sostanzialmente consiste nel continuare a insegnare a mia moglie quanto la amo senza trasformare l’abitudine in noia. E credetemi: non annoiarsi mai della persona con cui vivi è molto più difficile di quanto sembri. Anche nell’intimità. Anzi soprattutto lì. Perché dopo cinque anni pensi che la parte difficile sarà tenere viva quella roba e invece, per fortuna, scopri che quando ami davvero qualcuno il desiderio cambia forma ma non sparisce. E questa forse è una delle poche sorprese autenticamente belle dell’età adulta. Anche a dispetto di averla vista partorire. anche a dispetto del fatto che da quando ci conosciamo non abbiamo mai avuto problemi a dividere il bagno in ogni momento.

E credo non ci sia da dire altro, su questa faccenda (cit).
Ora se permettete, vado a vestirmi da Mozzoni o Baldassarre.

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Una risposta

  1. Avatar Sandro Battisti

    L’ultimo punto è forse il più profondo complesso sistemico che devi affrontare, non giorno per giorno ma minuto per minuto, contando i secondi.

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