Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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C’è una cosa che a un certo punto sfava, come dicono a Firenze, ossia rompe il cazzo. Non annoia: stanca proprio fisicamente, come quando ti fanno ripetere una bugia così tante volte che inizi a sentirla nelle ossa.

La cosa è questa: la Chiesa continua a raccontarci che il sesso è colpa.

Sempre, comunque, anche quando serve a fare figli — cioè esattamente quello che, sulla carta, dovrebbe essere il piano industriale del megadirettore con qualifica di Creatore. E non è che sia colpa così, ma Peccato Originale.

E allora uno si ferma e dice: ma scusate.
Se è così sporco, così brutto, così colpevole… perché poi lo mettete ovunque? Perché lo scolpite nel marmo, lo fate diventare capolavoro, lo chiamate arte sacra?

Già, perchè?!

Qui entra in scena lui, quel gran porco del Bernini(cit.).

Perché sì, il Ratto di Proserpina già basterebbe, lo abbiamo spiegato altrove in compagnia di una ortopedica. O forse lo spiegheremo a breve devo controllare la programmazione di là.
Ma a parte il Ratto di Proserpina, c’è un’altra cosa, ancora più esplicita nella sua eleganza: l’Estasi di Santa Teresa d’Avila, che non sta ad Avila ma a Roma, nella Cappella Cornaro, perché le cose più compromettenti finiscono sempre nelle cappelle, mai nei salotti.

Le cappelle.

Ora, chiunque abbia più di dieci anni e un minimo di esperienza — anche solo teorica — guarda quella statua e capisce perfettamente cosa sta succedendo.

Quella non è trasverberazione.

Quello è un orgasmo a quel Biondoddio.

E Punto.

Un santissimo orgasmo, pure ben riuscito, di quelli che non capitano spesso e quando capitano te li ricordi con una certa devozione personale. Manca solo il rivoletto di bava e per il resto ci sta tutto.
E non c’è niente di male.
Nemmeno nel fatto che ci sia un angelo davanti, anche se questo angelo ha un dardo con una punta bella importante e, guarda caso, non lo punta alla testa, non al cuore, non agli occhi.

Più sotto. Molto più sotto.

E no, non è un subliminale tipo Disney. Lui mette dildi e cazzi ovunque in roba che è destinata ai bambini; qui ci sta una freccia in una statua che è destinata a tutti.
Comunque, sta scritto.
Nero su bianco.

Nel Libro della Vita, capitolo 29.

Che è tipo Diary of a Milf della Naughty America prima che quella produzione e quel filone narrativo fossero – ahimè – abbandonati.
Come in quei video, qui ci sta una donna che racconta le sue cose un bel po’ zozze in un diario. E poi lo legge per ricordare e noi vediamo.

Teresa racconta la visione: un angelo piccolo, bellissimo, col volto infiammato. E già qui uno potrebbe dire: bene, la scena ha un suo perché. E ci sta come da tempo siamo convinti ci debba stare pure un essere mistico e di bassa statura, dunque un nano. Poi racconta l’azione: il dardo d’oro, la punta di fuoco, la trafittura ripetuta fino alle viscere. Poi la sensazione: dolore fortissimo, ma insieme una dolcezza così grande da non volerla far finire.
L’anima che esce da sé.

Ora, davvero dobbiamo fare finta di non capire? Perché qui succede una cosa molto semplice.
Sei una donna del Cinquecento, hai una spiritualità fortissima, vivi in un mondo in cui il piacere è sospetto: che fai, dici “mi sono divertita”?
No. Dici che è stato un angelo. Che è la soluzione narrativa perfetta.
Del resto, era capitato pure alla signora Maria di Nazareth, con un angelo, come è chiaramente spiegato nell’arte e da un Apostolo vero come de Andrè nel suo Vangelo Apocrifo “La Buona Novella”.
Che fai, immagini il garzone e finisci come la monaca di Monza?
Giammai.
Meglio un angelo, possibilmente nano, possibilmente infiammato — lui, il dardo, la punta — segno che una certa competenza, anche solo per via orale — e qui il doppio senso è inevitabile — circolava eccome.

E poi il dettaglio più interessante: l’insistenza.
Ripetutamente.
Fino alle viscere.
Dolore fortissimo ma non vuoi che finisca.
Ora, chiunque abbia una minima esperienza sul campo sa che questo passaggio è chiarissimo: all’inizio c’è il problema del dolore, del diametro della punta del dardo infiammatissimo che lo vedete da voi è proprio sproporzionata pure nel corpo statuario, della gestione della situazione, e poi succede qualcosa per cui quel dolore diventa altro e non vuoi che finisca.

Non serve essere teologi, basta essere vivi.

Lo sapete voi le donne: vi accoltelliamo figurativamente con foga e ripetute continue. E voi fate fa faccia delle accoltellate e fate versi da accoltellate.

E qui viene la parte ancora più interessante.
Perché tutto questo — tutta questa roba — non è rimasta in un diario segreto tipo quelli delle produzioni americane dove la milf di turno legge alla telecamera quello che ha fatto la sera prima trasformando la memoria in spettacolo.
No.
Questo è stato pubblicato, letto, celebrato. Cosa che è già una vigliaccata perchè i diari segreti pure postumi devono rimanere segreti, non come Gino Paoli, buonanima mai abbastanza compianta, che raccontava le corna in testa ai colleghi quando loro non si potevano più difendere.
E poi quel diario è stato affidato a uno come Bernini, che prende tutto questo materiale e lo trasforma in marmo.
Marmo. Eternità. Capolavoro.

E allora la domanda diventa inevitabile. Che bisogno c’è di continuare a mandare avanti questa storia che il sesso è roba da brutti, sporchi e cattivi? Quando poi lo infilate dappertutto, lo scolpite, lo elevate, lo proteggete dietro un angelo e lo chiamate estasi?

Lo mettete sui libri di scuola da studiare.
Fate pagare i biglietti per vedere.

Qui non c’è nessun peccato, nel sesso. Non c’è nessuna degenerazione. C’è una donna che vive una cosa nella maniera più congrua alla sua spiritualità. Esattamente come facciamo tutti quando troviamo qualcuno con cui stare bene, nel rispetto del consenso e di quel minimo di connessione che ci fa sentire vivi. A lei piacciono gli angeli nani con la freccia dal dardo sproporzionato, ad altri piace la pipì, succhiare tra le dita dei piedi dove si annida ‘la stanchezza’ o farsi fare i grattini dietro le orecchie mentre ti chiamano “frocetto”.

E invece no.
Sempre a parlare del sesso degli altri.
Sempre a giudicare.
Sempre a nascondere.
Quando poi, subliminalmente ma neanche troppo, è tutto lì.

Nelle statue, nei racconti, nelle cappelle.

E allora viene da dire una cosa molto semplice, che non dovrebbe nemmeno essere controversa: forse, se questa roba la smettessimo di trattarla come colpa, smetterebbero anche un bel po’ di storture ben più gravi che nascono proprio da questa ossessione repressiva. Tipo quello che fanno i preti coi ragazzini, che Santa Teresa non faceva con le ragazzine a lei affidate ma con un angelo tra virgolette, ma comunque nano e per questo dotato.

Perché oltretutto, alla fine, la verità è una sola, ed è scolpita nel marmo con una chiarezza che nessun catechismo riuscirà mai a cancellare:

Che gran porco, Bernini.
Sempre a lui venivano affidate certe cose serie.
Ci starà un perchè, no?

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7 risposte

  1. Avatar 2010fugadapolis

    Azzardo un’ipotesi, Domè…
    E se si trattasse di un palese caso di “hidden in plain sight”?
    Senza voler essere blasfemo (ho le mie idee ma evito per quanto possibile che possano offendere il mio prossimo), ma se non fosse altro che pornografia di elite? (qua l’apostrofo ci voleva, ho eliminato l’elisione 😉 )
    Se ci pensi la pornografia in senso figurato ed iconico esiste da sempre: ancora prima dei film le fotografie e ancor prima delle fotografie le illustrazioni, i disegni, addirittura incisioni rupestri.
    Ma non era roba che potesse girare in certi ambienti. No di certo.
    E allora la ingentiliamo, la “ripuliamo” e la eleviamo ad arte.
    Certo pare brutto immaginarsi un appartenente al clero che si spara un raspone a due mani davanti ad una riproduzione dell’Estasi… ma è così peregrina l’idea?
    D’altra parte, la chiesa non ha niente da imparare da nessuno in termini di marketing e di immagine, anzi.
    Ovviamente sto parlando dei meri aspetti materiali ed umani, la spiritualità è altra cosa e quella non la tocco.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      L’ortopedica con la fissa di Caravaggio e Bernini ne era assolutamente convinta, infatti. Quel gran porco del Bernini è un cit. pedissequo

  2. Avatar unallegropessimista

    Secondo me il problema nasce con la verginità perenne della Madonna.
    Hanno deciso che quello era l’ esempio da seguire.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Ma credo ormai lo sappiano anche loro che la vaginoplastica non è più credibile!

  3. Avatar Vincenza63

    Sono assolutamente nauseata dalla tua mancanza di rispetto. Buona notte.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Eh mamma mia! Mi spiace! C’è ne faremo una ragione!

  4. Avatar gattapazza

    Secondo me il sesso ha una forza propulsiva talmente forte che nei secoli nessuno e’ mai riuscito a mettergli gabbie e ad imbrigliarlo, e l’arte sacra o meno è stata un mezzo per esprimerlo in tutta la sua strabordante realtà.

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