APPUNTO DI LAVORO — BOZZA NON FORMALIZZATA
Scrivo mentre stiamo chiudendo il fascicolo sull’omicidio Biagi.
Le Brigate Rosse rivendicano. Sempre loro. Ancora loro. Fuori tempo massimo, scaduti. Demodè, ma coerenti. Arriva il documento: 128 pagine scritte a macchina. Lunghe, lente, faticose. Fin qui tutto previsto.
Il punto interessante non è la rivendicazione in sé.
Ma quello che succede subito dopo.
La chiamata di rivendicazione parte da una cabina telefonica, usando una banale scheda telefonica anonima. Poco dopo — stiamo verificando ora, ma i dati tornano — la stessa scheda viene usata di nuovo. Altra cabina, altro numero. Contenuto completamente diverso.
Risponde una vecchia.
“Mamma, butta la pasta che sto tornando.”
sotto la voce di Magalli, I fatti vostri, quella roba là.
Qui scatta qualcosa.
Se una scheda anonima può contenere nello stesso arco di tempo una rivendicazione terroristica e una telefonata domestica, allora l’anonimato è solo teorico. Di fatto, anche le schede hanno una continuità d’uso. Una specie di impronta. Una storia.
La clandestinità è scomoda. Anche per i terroristi. Anche per chi scrive a macchina. La vita quotidiana si infiltra sempre. La pasta non aspetta.
Da qui l’idea, che va oltre questo caso.
Se sappiamo che le schede “anonime” non sono davvero anonime, allora il problema non è solo tracciarle meglio.
Ma ridurre o eliminare tutto ciò che nasce non tracciabile.
Le cabine a gettone.
Le gettoniere.
Le monete.
Le scuse non ci mancano: passaggio all’euro, fine del servizio, collezionismo delle schede telefoniche, scherzi anonimi. A proposito di scherzi: c’è già un caso, Magnotta (sì, Magnotta, non Mignotta), che dopo giorni di telefonate anonime minaccia di andare dai carabinieri o, parole sue, “di iscriversi ai terroristi”. Una battuta detta per esasperazione, ma il punto è chiaro: l’anonimato genera rumore.
Il cellulare ce l’hanno tutti ormai.
Questo ci aiuta anche a raccontarla bene, la palla!
In sintesi:
meno strumenti non tracciabili = meno zone d’ombra.
Così sappiamo sempre chi chiama.
E intanto osserviamo, sorvegliamo.
E quando serve, puniamo meglio.
L’idea nasce adesso, non dopo.
Vale la pena discuterla.
Ora.
***
Giorgio Malinverni è capo ufficio del settore Ingegneria Sociale presso l’Ufficio ORSI – Osservatorio Riservato Sicurezza Interna del Ministero. Non è un ingegnere. Sociologo mancato, con una laurea incompiuta e una tesi mai discussa sulle dinamiche di conformismo nei sistemi urbani a bassa intensità di conflitto.
Pare sia entrato al Ministero esclusivamente per raccomandazione, senza particolari meriti accademici né competenze tecniche certificate. Tuttavia, una combinazione di fortuna, tempismo e una serie di coincidenze difficili da spiegare hanno portato alcune sue intuizioni a emergere nei momenti giusti, attirando l’attenzione dei dirigenti dei servizi di sicurezza nazionali. Da allora, Malinverni occupa una posizione che nessuno ha mai davvero deciso di rimettere in discussione.
Si occupa di modelli di controllo sociale, abitudini quotidiane e uso improprio degli strumenti ordinari. Coltiva hobby ossessivi: colleziona apparecchi di audiofilia analogica e cataloga annunci erotici dei quotidiani locali, attività che giustifica come base sperimentale per lo sviluppo di un codice cifrato a bassa rilevabilità destinato alle comunicazioni tra operativi.
Vive solo, prende appunti su tutto e sostiene che le idee migliori nascano sempre per errore.
***
Perchè sia chiaro: il gettone telefonico è sparito proprio così; io l’ho solo messo in bella copia.
Non vuoi crederci, ma in certi Master de La Sapienza questo te lo spiegano e puoi farci anche una tesi di Master.
E ora, non per dire se hai capito.
Non per discutere se è giusto.
Racconta solo quale strumento anonimo ti manca di più da quando hanno iniziato a toglierceli tutti, uno a uno.
