Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Corrispondenze mai avvenute

  1. Lettera di Voltaire ai martiri da social
    Cari diffusori di santini liberali, no.
    Col cazzo, io quella cosa non l’ho mai detta.
    Non ho scritto: “Disapprovo quello che dici, ma mi farei uccidere per difendere il tuo diritto a dirlo.”
    Non mi sono offerto in olocausto agli dei con gran spargimento di fumo (cit.) per qualunque stronzata sesquipedale vi venga in mente di pronunciare.
    Non darei la vita per chiunque.
    Non la darei per un Giubilei, un Donzelli o un Bignami, per dire.
    E se siete convinti del contrario, Houston ha un problema.
    E il problema non è Houston, ma quello che sta largo tra le vostre orecchie.
    La libertà di parola non è un abbonamento premium con martirio incluso. Non mio. Altri masochisti saranno anche pronti, ma che firmino loro.
    Se vi piace la frase, firmatela voi.
    Voltaire (quello vero)
  2. Lettera collettiva ai cinofili metafisici
    Gentili fabbricanti di profondità da pitale,
    nessuno di noi ha mai detto:
    “Più conosco gli uomini, più amo il mio cane.”
    Non Pascal — che con i cani aveva un rapporto meno poetico e molto meno edificante di quanto vi piaccia raccontare, visto che li pestava e infilava rudimentali petardi nell’ano di cani e gatti, per vederli detonare con gran diletto dei bambini di corte.
    Non Socrate — che non gestiva un rifugio per cuccioli abbandonati nell’Agorà.
    Non Mark Twain. Lui no di sicuro.
    Non Jim Morrison, che al mattino aveva problemi più urgenti -tipo fumarselo per davvero, un cane.
    La frase è vostra.
    Banale. Comoda.
    Tenetevela.
    Firmato:
    Morti che non fanno più da sottobicchiere morale.
  3. Lettera della Montaruli all’autore di Sexploration
    Bau-Bau autore definito “cane”,
    ho letto la quarta di copertina:
    “Il matrimonio è la tomba dell’amore? La coppia fissa spegne i bollenti ardori? Chi l’ha detto? Anche dopo anni di convivenza, e magari persino di fedeltà, il sesso può riservare sorprese. Molto piacevoli, per di più. Il segreto? Non smettere mai di giocare”.
    Ho comprato il tuo libro e sono finita in un casino di proporzioni parlamentari.…
    Per la cronaca l’ho pure letto — raro avviene.
    L’ho trovato molto poco utile e noioso.
    Più leggo libri scritti da cani, più finisco addirittura per preferire il mio partner.
    Che di tanto in tanto io abbai si sa, ma il motivo non è chiaro.
    E risulta falsa la voce che nel manuale fosse spiegato come usare collari e guinzagli.
    Montaruli (questa sì, dichiarazione attribuita correttamente)
  4. Lettera di Mussolini agli archivisti
    Signori manipolatori professionali,
    curioso che mi attribuiate frasi come “A chi tocca non s’ingrugna” mentre occultate molte delle mie parole autentiche dietro motti carenti in torvo cipiglio.
    Ancora più curioso che l’unica frase vera che non fate circolare sia:
    “La storia dirà, certo, che seppi fare anche cose buone!”
    E detestabile risulta pure che nessuno parli della scommessa fatta in pubblico sui 500.000 slavi che sarebbero ben valsi 50.000 italiani — debito di gioco poi correttamente onorato nelle foibe, perchè noi d’Italica Tempra, non si lascia mai il conto scoperto.
    Preferite invece slogan confusi su spade, moschetti, aratri e falli in lattice.
    Preferite il dittatore ridotto a scherzetto fotografico con scritte ironiche sopra.
    Sì, ho detto:
    “Meglio un giorno da leoni che cento da pecora.”
    Ma questo non vi autorizza a trasformarla in una invertita “Meglio ardere subito che spegnersi lentamente” e appiccicarla a Cobain.
    Cobain non era un mio scrittore ectoplasmico romantico.
    Ha detto che voleva morire e lo ha fatto, perché si odiava.
    Moschettamente coerente, almeno, in punto di morte. Almeno lui!
    Il resto è un manuale di tecniche di vendita del dolore.
  5. Lettera di Nietzsche ai produttori di aforismi da palestra
    Cari ginnasti dell’abisso,
    non sono il vostro life coach.
    Non sono il generatore automatico di frasi su orsi ballerini, nazismo e masturbazione.
    Ho scritto: “Spingi un po’ quello che barcolla.”
    Se qualcuno l’ha trasformata nella soluzione pratica al problema della suocera facendola volare dalle scale, non è un tutorial motivazionale. Ma puro plagio di un mio gesto che già mi proiettava oltre l’uomo.
    Si è solo ispirato a me.
    La mia fu ironia feroce, contesto, paradosso.
    Voi invece isolate la frase, la sterilizzate, la incorniciate.
    La fate diventare un Bacio Perugina per sadici stolti.
    Nietzsche (quello che leggeva, non quello che stampate)
  6. Lettera finale dell’autore (questa sì, consegnata)
    Cari cialtroni dell’attribuzione facile,
    non leggete.
    Attribuite.
    Non studiate.
    Incollate.
    Usate i morti come testimonial involontari. Tanto, quelli, mica possono ribellarsi.
    Romanticizzate suicidi.
    Addolcite dittatori.
    Semplificate filosofi.
    Trasformate banalità in aforismi solo perché sotto c’è una firma famosa.
    La cultura non è un karaoke per frasi altrui.
    E se proprio dovete mentire, almeno abbiate il coraggio di scrivere il vostro nome sotto.
    Io il mio ce l’ho messo.
    L’unica frase mia che autorizzo a tramandare, firmandola come mia, è:

    “E poi mi è scappato da cacare”

    come sintesi copernicana del fatto che sempre e comunque, quando le cose vanno bene, qualcosa arriverà a mettersi di traverso e chiamarti ad altri, più pressanti e meno dolci, divertenti affari.

    Tanto dovevo, in risposta a chi chiedeva quale sarebbe stato il titolo della mia autobiografia,
    Cordialità.
,
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5 risposte

  1. Avatar La Manu

    Però legger dentro il bacio Perugina ” e poi ti scapperà da cacare” mi gradirebbe un sacco

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Mi ci metto d’impegno, giuro!

  2. Avatar 2010fugadapolis

    “E poi mi è scappato da cacare”.

    Spettacolare.

    Senti a me, registralo alla SIAE, ora, subito. Prima che qualcuno te lo fotta.
    Non sarò io, perché la mia specchiata onestà non me lo permetterebbe (e poi ormai l’ho letto e l’ho commentato, ci sono pure le prove) ma la Rete è un oceano pieno di squali.

    “E poi mi è scappato da cacare”… top! Stasera guiderò fino a casa ripetendolo mentalmente per tutto il tragitto.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Doveva anche diventare un libro prima dei tanti libri con desinenza – mentre fai la cacca. Che ci scriverei ‘Cose da dire per ciulare, mentre fai la cacca’ voglio vedere se non lo editano!

  3. […] uno è fascista — diciamolo pure, senza troppi giri — e vuole rifarsi ai fasti di Roma, uno si aspetterebbe […]

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