Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

[
[
[

Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Questo era lo sketch che oggi ho tolto.

Perché parlava di fiducia.
Che è una cosa grossa.
Più grossa del porno, alla fine.

Tutto partiva da dc++.
Che per i più giovani che all’epoca non c erano, no?
era una specie di confessionale laico.
Tu mettevi in comune le tue cose.
I file.
Come quando da bambino trovi un giornaletto vietato e lo fai girare
…solo agli amici veri.
Con la promessa che nessuno dice niente.
Spoiler: l’infame capita sempre.

Era scambio.
Era attesa.
Era desiderio che passa da un hard disk all’altro.
Una pornografia lenta.
Con la rotellina che gira.
Un preliminare tecnico.

Poi arriva il trauma fondativo.
Quello che mi ha segnato.

Io, vi giuro, ero convinto di aver scaricato Bambi.
Convintissimo!
Titolo pulito, attribuzione W. Disney..
Formato giusto.
La situazione è tipo questa: sorella, cognato, mamma e papà, nipotini…
Cristo, nipotini.
Serata famiglia. Televisione grande.
Play.

E invece no.

Non entro nei dettagli.
Non posso.
Dirò solo che non era un cervo.
E non era per bambini.
E soprattutto…
non era per nessuno di quelli seduti lì.

Io non sapevo dove guardare.
Il TV Color non era una opzione.
La faccia aveva bisogno di un luogo sicuro.
Tipo un rifugio antiaereo.
Mia madre tossiva. Sussurrava robe tipo “Di nuovo no, eh…”
Mio padre fissava il muro come se stesse ripensando a tutta la sua vita.
Io ho capito cosa vuol dire la parola “mortificazione”.
Una cosa fisica. Tipo dietro. Tipo grossa.

Però…
Da ogni disastro nasce un’idea geniale.
O almeno così ti racconti.
Racconti che vuoi mettere quella pessima esperienza a servizio
Di un grande esperimento sociale.

E allora l’ho fatto l’esperimento.
Ho preso una registrazione innocua.
Le Figlie del vento a Sanremo.
Il pezzo era Sugli Sugli Bane Bane
Cioè: vento.
Figlie.
Tutto regolare, a parte il titolo un pelo dadaista.
Ma il titolo non era un problema.

L’ho messa in condivisione.
Il titolo l’ho cambiato.

All’inizio soft.
Educanda di convento e sagrestano…
Roba che arrossisci ma sorridi.
E qualcuno scarica, ma mi dico che ci sta.

Allora alzi la posta.
Accumuli.
Diventi creativo.
Non dirò i titoli.
Dirò i personaggi.

Adulti.
Sempre adulti.
Preti in crisi vocazionale.
Monache emancipate e Pompieri – tanti.
Tipo, perché il nome suona bene.
Gente bloccata in posti improbabili.
Quasi sempre mamme o zie.
Niente step perchè all’epoca avevamo il coraggio delle nostre azioni…
E le famiglie non erano così problematizzate.
E queste mamme o queste zie erano bloccate, nei titoli.
Scale.
Lavanderie.
Divani.
posti che non dovrebbero essere erotici ma invece, sì.…

E la gente scaricava.
Scaricava tutto.

Poi ho detto che bisognava esagerare.
E qualcuno l’ha scaricato.
Ha scaricato un file che nel titolo teneva insieme:
Mia nonna di 95 anni – l’età non è un dettaglio,
la Corazzata Potemkin,
la dentiera di nonna dimenticata sul comodino,
un pitale
– di nonna, pieno –
la carrozzella, di nonna,
e una rampa di scale.

E nonna che dopo una serie di cose scende giù dalle scale.
Ce la butto io, dopo averle fatto delle robe.

Ed era ben spiegato, nel titolo.
inequivocabile.

E qualcuno l’ha voluto lo stesso.

E lì ho perso la fiducia nell’umanità.
Per sempre.

Questo sketch l’ho tolto perché non era romantico.
E perchè ancora ho vergogna da pazzi di quella storia di Bambi.


Michele Calò, 38 anni, Cavallino (LE)

Scrive monologhi comici da anni senza averne mai portato uno su un palco. Lavora come impiegato amministrativo in una cooperativa di servizi educativi, dove è considerato affidabile e silenzioso. Di notte annota pezzi su quaderni a righe, quasi sempre preceduti dalla frase: “Questo non funzionerebbe dal vivo”.

Ha studiato Scienze della Comunicazione a Lecce, convinto che capire l’ironia lo avrebbe protetto dal fallimento. Segue open mic solo in video, fermandosi sempre prima dell’ingresso del comico. Dice di non temere il pubblico, ma il silenzio prima della prima risata. A Cavallino lo trovano divertente quando non ci prova. Lui conserva una cartella chiamata pezzi scartati e continua a scrivere, senza mai esporsi davvero.

***

Se ti va, commenta.
Niente assoluzioni.
Niente contesto.
Solo la tua perdita di fiducia, archiviata come si deve.

,
7

7 risposte

  1. Avatar storiequalunque

    Tante perdite di fiducia. Concordo con lo spoiler: qualcuno che non si fa gli affari sua esiste sempre.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sarebbe un mondo triste, se no.

      1. Avatar storiequalunque

        Concordo

  2. Avatar Federica Baldi

    Apprezzo questa forma di scrittura, così istintiva e sincera. Mi tiene incollata fino all’ultima riga.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Io ho questo bisogno: le cose che scrivo devono puzzare di me. Di come vedo il mondo e di come il mondo é vero per me. Grazie grazie di cuore.

  3. […] I panda mangiano.Dormono.Si rotolano.Ignorano il partner. […]

  4. […] della Montaruli all’autore di SexplorationBau-Bau autore definito “cane”,ho letto la quarta di […]

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