Io non c’ho solo amici trucidi, per lavoro e per diletto. C’ho pure amici criminali. Per affetto infantile e adolescenziale e per rapporti di lavoro.
Sì lo sapere mi occupo di cattivi.
E i cattivi – quelli seri – a me mi piacciono.
E i trucidi e i criminali non sono solo azzurri al gender reveal quando ti nascono nel cuore. Sì io c’ho pure amiche trucide. E delinquenti assai. Ti chiamano gli avvocati loro a ogni ora. Oppure ti trovi per un caffè. O un aperitivo di sushi barese cioè cozze e polpo crudo strappato a mano.
E ci parli pure di cose trucide. Porcate incluse.
Oppure ti dicono come campano e cosa fanno per campare.
Tipo vendere le cose contraffatte. Ma nei negozi abbattuti che sono una stanza, un bancone per le buste e per la cassa che è sempre rotta, tre stand o stendini con le grucce e il campionario. E loro dicono che sono cinesi. O napoletane ma fatte dai cinesi.
E qualche volta, ci sta il cellulare per vedere altre cose. Tipo tute, borse, scarpe.
E peró li si sale di livello. Di prezzo. E non stanno nel negozio, stanno al garage. Un altro garage.
E a Natale scorso una cara amica un sacco più giovane e un sacco più trucida di me mi ha fatto un regalo. Uno per me uno ‘portalo a tua moglie che ti sopporta buono come sei!’
Una borsa.
Una borsa buona.
Ma buona veramente e l’avete capito.
E io le dico capendo subito ‘Ma guarda che sta la contraffazione e sta la ricettazione, la roba rubata e questa …‘
E lei mi stampa un bacio sulla guancia forte, come se l’età fosse inversa e lei fosse tipo la zia o peggio la sorella della nonna col bambino e mi dice:
‘Sta la ministra vecchia è tutta arrappata – sgualcita sarebbe fuori di Bari – che le regala finte alla commara di Berlusconi, a me devono stare a pensare? Almeno le mie…’
Le tappo la bocca. Provo a dire no. Mi guarda male.
E stasera ci ho pensato.
Domani la chiamo.
Perché lo scudo penale delle borse taroccate (o peggio) è tristemente finito.
Un due tre, poveretta Santanchè.
