Allora.
Ci sta il male.
Quello che lo vedi e subito dici:
“Mamma, aiuto, il male!”
Minuscolo però.
Non è una cosa sola.
Un catalogo.
Ci stanno le mutande a perizoma con l’accessorio integrato, lo strapon.
E non sai mai se sono carnevale o geopolitica.
Ci stanno i perizomi dei piedi, gli infradito, che fanno orrore uguale.
Ci stanno i rapinatori – non per forza slavi, pure del quartiere accanto, di Cerignola o Roma Prati – che entrano, ti menano, ti umiliano, ti violentano con la scopa come fecero gli ultras del Milan nel 1993 a un attivista antibiscione,
oppure violentano il tuo partner – m o f qui non si fanno sconti o distinzioni.
E poi la tua testa fa cose strane, e scopri che il corpo non è sempre d’accordo con la morale, il tuo o quello del partner, e magari il problema diventa che al partner il trattamento sia piaciuto più che a te.
Il mondo è storto.
Il concetto di possesso nei partner pure.
Ci stanno Pinochet, Videla e Massera.
Un threesome dall’oltretomba.
Tre cadaveri ideologici che ancora violentano la Storia con la maiuscola pure da morta.
Ci stanno quelli che in italia con la minuscola li paragonano alla Meloni, quei tre.
E il senso della misura questi paragoni non ce l’hanno mai avuto e poi vai a spiegare perché la sinistra perde e perché addirittura Renzi vinceva a sinistra e perché nessuno capisce niente.
Ci sta la sinistra champagne della Puglia Peggiore
Sempre la stessa da dodici anni.
Ci sta il tuo urlo:
“Babbo chiudi, chiudi!” alle 14:28 precise,
babbo come Pinocchio,
quando ti sgamano in bagno a fare manutenzione personale.
Ci sta il pranzo di Capodanno
di quell’anno in cui tua madre trovò sotto le coperte nell’ordine una zucchina e un barattolo scivoloso. Non ti ha detto nulla.
Le ha tolte via. Non le hai più trovate.
O forse non era tua madre, era la tua forse futura cognata.
E non le aveva trovate in camera ma sul rullo della cassa del supermercato dove lavora. E tu stavi dall’altra parte col bancomat in mano.
E tu sai che lei sa. E lei sa che tu sai.
E nessuno dice niente.
E questo è il vero male minuscolo.
Ci stanno quelli che non sanno cos’è la satira
e ridono delle battute sui campi di sterminio
dicendo “è satira”.
Tutte le battute tranne una, che una battuta tecnicamente non è.
Quelli che ridono delle battute sui suicidi
dicendo “è satira”.
Però, attenzione, c’è suicidio e suicidio.
Quelli che ridono delle battute sui femminicidi
dicendo “è satira”.
E qui se la battuta è su quelli che parlano dei femminicidio per politica, forse la battuta ci starebbe, ma con la mazza da baseball, su quelli che quelle battute le fanno.
Quelli che vanno in chiesa e pensano di aver sistemato la contabilità morale.
Ci stanno altre mille cose:
la guerra, la fame, la pedofilia, le bollette, i gruppi WhatsApp della scuola,
le diete vegane aggressive, le notifiche di LinkedIn, i brunch in america che non dovrebbero essere un problema tuo perchè tu non hai prenotato e nessuno ha pregato perchè tu potessi prenotare (e se indovinate nei commenti il cit. vincete una prenotazione)
Tutto questo è male inuscolo.
Fa schifo. Fa rumore.
Fa indignazione. Fa post.
Che è la cosa che vi arrapa, sostanzialmente.
E poi.
Poi c’è il Male Maiuscolo.
Il filtro vintage.
Quella nebbia beige che rende tutto finto 1987 senza aver mai vissuto il 1987.
Quella patina lattiginosa che trasforma la realtà in ricordo prefabbricato stile container modello Irpinia 1980, quando il filtro era ancora più vintage e ancora più grana grossa e compariva sempre Pertini.
Il Male Maiuscolo perché non ti fa soffrire.
Ti addolcisce.
E intanto ti brutalizza.
Il porno almeno è onesto.
Non mette il filtro polaroid sopra l’imbarazzo se no le mucose dilatate non si vedono bene.
Non sottrae blu.
Non ti fa pagare 29,99 al mese per sembrare tuo padre ma senza traumi.
Il filtro sì.
Ti toglie 17 punti di blu e ti restituisce una nostalgia che non hai mai avuto.
Ti fa credere che tutto sia più soffice. Che tutto sia velluto.
Che anche il tuo fallimento sia poetico.
E allora mettono il filtro su Jubel.
Sui pezzi dance pop sacrosanti.
Li rovinano.
Perché il sax e i ritmi morbidi non andrebbero sporcati.
Sono dichiarazioni di intenti.
Sono chat di amici che dicono:
“Muoviti, cambia l’arbromagicchè che sta Jimmy Sax sotto… stasera quella di Tinder la timbri.”
Sì, nelle chat trucide dei tuoi amici trucidi ste cose succedono – ed è per questo che non gli faccio una gran colpa alle chat di Fratelli d’Italia: ce li abbiamo tutti gli amici trucidi, mica solo Bignami. E io adoro i miei amici trucidi, misogini, pervertiti e un tanto al chilo.
Quelli che alle 6 di mattina, fuori da un bar, ti dicono che il momento più bello con una donna sconosciuta è sintetizzabile nelle agresti e zootecniche combinazioni di un cancello, la posizione dell’ovino, la testa di lei nel cancello, tra le sbarre del cancello.
Troppo Dottor Pol Nat Geo, 401 sky, quando si controllano le vacche per vedere a che stadio gestazione sono, infilando la testa in un macchinario a chiusura che le tiene ferme e docili mentre tu da dietro fai i comodi che servono, al controllo medico Of Course.
E invece lei.
Quella di Tinder del gruppo dei trucidi – che l’hai subito mandato il pannello delle foto, perchè è l’unica che ti ha accettato lo swipe, no?
Quella lì, sì.
Tre filtri incrociati: polaroid, x-cross, milky.
Tre strati di passato che non è mai stato presente.
Tu con Jimmy Sax e uno Spritz.
Convinto che basti il sax.
Stasera si freca – alla barese.
E capisci.
Il male minuscolo si vede.
Lo riconosci. Lo nomini.
Il filtro vintage no.
Il Male Maiuscolo che rende tutto sopportabile.
E quando una cosa è troppo sopportabile forse è già morta.
