Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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[
[

Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Non ci aspettavamo un commento al comunicato precedente.

Non uno.

Questo semplifica molto le cose.

Quando nessuno risponde, il sistema non deve spiegarsi.
Quando nessuno chiede chiarimenti, la Forma non deve difendersi.

Un sollievo.

Sollievo (s.m.)
Piacere silenzioso che deriva dal non dover giustificare ciò che si è lasciato intendere.

Notate cosa è successo.

Le tre frasi che avevano guidato il flusso si sono fermate.

Non tornerà:

c’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.

Non tornerà:

mi sono angosciata.

Non tornerà:

Che la lingua custodisca intatta una parola a cui la storia ha cambiato i connotati, senza che nessuno la ritiri dalla circolazione, dice più sulla nostra coerenza di qualsiasi sermone.

Eppure il meccanismo continua.

Questo è il punto interessante.

Il sollievo non nasce quando tutto è spiegato.
Nasce quando nessuno chiede più spiegazioni.

Il piacere di non correggere.
Il piacere di non chiarire.
Il piacere di lasciare le cose sospese.

È un piacere antico.

Un piacere seduttivo.
Un piacere colpevole.

Come i mostri sotto al letto.

O come quella scena domestica che circola nei racconti più improbabili.

Due donne sole in casa.
Una complicità coltivata a lungo.
Una stanza chiusa.
Un segreto perfettamente costruito.

Evidente cosa sta accadendo, tra loro.

Poi succede qualcosa.

La porta dell’armadio si apre.

Compare un maggiordomo nero.

Livrea impeccabile sopra la cintura.
Sotto, la versione di Adamo prima del fico.

L’oggetto è ordinario.

Un uomo.

Sessualmente plausibile.
Perfino prevedibile.

Il modo in cui appare, invece, è completamente impossibile.

Un uomo che esce da un armadio chiuso.

Eppure la scena cambia immediatamente.

Non perché qualcuno abbia scoperto il segreto.

Ma perché è comparso qualcosa che l’inconscio riconosce come normale.

Il desiderio clandestino non viene smascherato.

Viene semplicemente riassorbito.

Il lavoro usato, direbbe Leopardi.

Desiderio (s.m.)
Tendenza a proteggere il proprio piacere inconfessabile sostituendolo con una normalità disponibile.

Il paradosso è questo.

Il desiderio proibito non si interrompe quando qualcuno bussa alla porta.

Si interrompe quando compare qualcosa di banalmente plausibile.

Anche se è apparso nel modo più assurdo possibile.

Succede continuamente.

Un sistema inciampa.
Un eroe si contraddice.
Una crepa si apre.

E subito appare qualcosa di più semplice.

Una polemica più comoda.
Un caso più rumoroso.
Un dettaglio più banale.

Così il desiderio resta intatto.

Protetto.

Il sollievo è questo.

Non doverlo spiegare.

Identità (s.f.)
Sistema di etichette che protegge il soggetto dal riconoscimento dei propri desideri incompatibili.

Arrivati fin qui, c’è un compito.

Pensate al vostro piacere inconfessabile.

Quello che non direste mai ad alta voce.

Adesso pensate al dettaglio banale che lo riporta immediatamente nei ranghi.
La piccola normalità che lo spegne.
Il gesto ordinario che vi permette di tornare a posto.

Scriveteli.

Entrambi.

Il piacere.
E il dettaglio che lo rende innocuo.

Solo questo.

Stiamo osservando con attenzione quali normalità scegliete per salvarvi.

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4 risposte

  1. Avatar La Manu

    Vero che questi sono i prompt di WP brutti sporchi e cattivi, cuggggini di quelli belli, lindi ed educati che ci sputazzano al mattino?

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sono interferenze… e piaccia o no forse continueranno forse no

  2. Avatar Sandro Battisti

    “Desiderio (s.m.)
    Tendenza a proteggere il proprio piacere inconfessabile sostituendolo con una normalità disponibile”.

    niente male, questa

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sapevo che avresti colto.

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