Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Impulso di scrittura giornaliero
Cosa ti annoia?

Non è la domenica che arriva. Sta già qui. La senti prima di aprire gli occhi, seduta sul bordo del letto con il peso opaco di qualcosa che non puoi discutere.

Bevi il sabato sera, non per allegria ma per calcolo.
Un goccio in più, anche due. Il gin scende netto, la girella di liquirizia dopo lascia un amaro preciso, quasi elegante.
Pensi: se dormo mezz’ora in più, la domenica sarà più corta.
Accorcio il tempo percepito, lo amputo.
La mattina però si presenta intera. Alle 6:27 sei sveglio, la lingua è spessa, la testa pulsa dietro gli occhi, la luce entra come un’Ispezione.
La domenica non si lascia ridurre.

Rimandi i riti non per pigrizia ma per occupazione militare del tempo.
Sposti la rasatura alla domenica come un’invasione pianificata. Schiuma sul cranio, lama, una passata, due, tre, quattro, fino all’effetto culo di bambino, fino alla superficie pornodiva, liscia e tirata, irreale.
La pelle brucia, sotto senti il sangue battere come se avesse qualcosa da dire. Ti guardi allo specchio senza abbassare gli occhi. La domenica arretra di un millimetro e resta.

Accendi Aghia Sophia dei CCCP – Fedeli alla linea a un volume troppo alto per quell’ora.
Tedio Domenicale, quanta droga consuma, tedio domenicale quanti amori frantuma.

Non sei mai riuscito a consumare droghe: la prima volta hai vomitato al primo spinello, acido in gola, marciapiede freddo sotto le mani, vergogna come un odore che non va via. Eppure ascolti, come rito catartico, come se bastasse.
Può darsi per una volta porti bene.
Tu non reggi le sostanze, tu reggi le conseguenze.

Indossi il pantalone della tuta, solo quello.
Sopra un dolcevita molto elegante, morbido, la lana che accarezza il collo mentre le caviglie restano nude, esposte.
Esci alle sette, tragicamente presto.
L’aria è metallica nei polmoni, incontri altri insonni tediosi, si riconoscono senza salutarsi. Quindici anni fa lo dicevi serio: la tuta è il club dei potenti, è il grembiulino della P2 ma meno assassino, è l’uniforme di Barack Obama quando non governa, di Sergey Bubka quando non salta, del re dell’Armenia in esilio quando non ha più un regno ma conserva il Portamento – i potenti del pianeta li governano ancora loro tre, in gran segreto.
Il mondo stava cominciando ad andare in vacca e nessuno ci credeva, tu sì. Ora il tessuto ti cade addosso con meno convinzione.

Poi scrivi.
Approfitti della pausa dal lavoro e ti dici che è per piacere.
Programmi i pezzi sul blog, costruisci la scaletta, fai in modo che questo stesso testo esca di domenica, come un’autodenuncia.
Scrivi che odi la domenica e mentre lo scrivi ritorna quella dei sedici anni. Rosalba, che come nome è evocativo e promettente, ma le albe domenicali sono sempre “Non c’è fantasia possibile che valga un’alba blu, anche se genererà una giornata di merda” (e questi sono i CSI, naturale evoluzione dei CCCP dopo la caduta del Muro e quindi valgano come reazione ad una obsolescenza mal programmata).
Lei, alternativa per estetica, canne come punteggiatura, ti invita a casa, è sola, è domenica. Dopo pochissimo la lavatrice vibra sotto il culo a lei e contro il pacco a te, come un motore trattenuto, le mani non sanno bene cosa fare ma fanno. Lei dice: dimmi una Poesia.
Dimmi una poesia, dimmi una poesia, dimmi una poesia.
Il tuo corpo fa una cosa, la tua voce ne evoca un’altra.
E tu non sai perchè ma scegli la fine di A Silvia di Giacomo Leopardi:

Anche perìa fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

Parli di giovinezza negata mentre il sangue ti pulsa nelle tempie.
Succede tutto quello che deve succedere e solo dopo pensi: ma che cazzo di poesia sei andato a dire?!

Non smetteste per quello, lei trovò uno che accompagnava di più, con le droghe. Tu restasti fedele al tuo stile: infilare tragedia dove serviva leggerezza.

Anni dopo ci sono il matrimonio, il pranzo della domenica dai genitori, il figlio.
Il gin dopopasto, la liquirizia che gira lenta in bocca, l’amaro ti piace perché è misurabile.
Però è il resto che ti accascia: le spalle si abbassano di un centimetro, la schiena si incurva, il cuore batte regolare ma senza entusiasmo.
La domenica non è un evento, è un perimetro: dal letto alla scrivania, dalla scrivania alla finestra, dalla finestra al frigorifero.
Percorsi obbligati.

Ultima raccomandazione: non cercare di migliorarla, non cercare di salvarla.
Affilala.
Rendila epidermica. Falla passare sulla pelle rasata, liscia come culo di bambino o pornodiva.

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9 risposte

  1. Avatar gattapazza

    Fantastico, descrivere la domenica che va riempita di nulla perché in effetti è un giorno che viene da tanto e resta vuoto.
    Da odiare appunto.
    “Dimmi la poesia”, su una lavatrice però uccide l’eros, dai!!!
    Buona domenica tediosa!!!

  2. Avatar malos mannaja

    eh, certo che il “tu generico” che abita il racconto è un poco strano. oppure è strana lei (Rosalba)… dico, se hai *la-casa-tutta* a tua disposizione, a sedici anni, perché decidi d’accoppiarti sulla lavatrice? boh…
    : ))
    ma forse è un caso di parafilia logistica-situazionale (farebbe la gioia del Ballard di Crash, con la sua unione-comunione estremizzata tra la carne umana e la tecnologia). ergo, parafrasando Lucio Dalla, potremmo canticchiare “e se è una femmina si chiamerà… *UGA*.
    (e il cognome, di chiare origini slave, sarà ovviamente Centrif).
    : )
    però, però, però. devo dire che, onestamente, m’ha disturbato/inorridito il fatto che si accostino “bambino” e “pornodiva” in chiusa. di questi tempi, non mi sembra il caso.
    “liscia come il culo di una pornodiva” già andava più bene. da padre di 4 figli non ancora normalizzato, reagisco a tutt’oggi con l’ergastolo automatico per qualsivoglia amichetto/amichetta di Epstein.
    scusa la franchezza, non volermene.
    per farmi perdonare, ti regalo una poesia/neurodelirica istantanea.

    s’intitola “pieghe e incrostazioni”.
    (e il sottotitolo esplicativo è: piaghe e inchiostrazioni)

    quando lo sporco è troppo da indossare
    metto i panni in lavatrice

    li guardo roteare dall’oblò
    strambando di bolina in alto male
    e attendo che l’orchestra del Titanic suoni
    (il jingle della fine)

    stendo il bucato
    accanto alla parola calorifero:
    lo fisso con mollette colorate
    allo stendino
    cioè lo tengo d’occhio
    (non mi fido)

    al termine del rito, con lo straccio
    tergo le gocce nere sul parquet
    drip painting pollokiano
    che non si può descrivere
    ma al massimo comprendere
    (spesso da tergo)…

    l’asciugatrice uccide la poesia

    *

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Se parlo con me, normalmente mi do del tu.
      Rosalba era strana. Non quanto Ballard o Cronenberg.
      Sull’accoatamento… la professione mi ha insegnato che chi dice quasi sempre non fa, anzi, difende. E che troppo spesso c’è sulla pornografia uno stigma feroce che non ci fa capire quanto proprio quella pornografia – quella che fa ‘ribrezzo ai piu’ sia la più innocua forma di sociologia x non laureati che abbiamo.

      Un abbraccio

  3. Avatar Nemesys

    Io invece aspetto la domenica e anche il sabato ma soltanto in parte, per riposare, non fare niente tipo non cucinare ma andare a pranzo fuori, un cinema e quant’altro in inverno si possa fare mentre in estate attendo la domenica per andare finalmente in montagna a trascorrere una giornata in mezzo alla natura e alla sua frescura. La tua e la mia, due visioni completamente opposte della domenica eh del resto: il mondo è bello perché è vario.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Verissimo!

  4. Avatar @desire760

    Odio da sempre le Domeniche!
    Comunque i giorni sono tutti uguali, ore che passano pensando che siano di vacanza, ma è il giorno che tutti aspettano, a volte lo aspettavo quando andavo a scuola e il giorno dopo era pesante ritornare a stare seduta in un’ aula che non aveva vita pur essendo affollata di anime con la preoccupazione di essere interrogati.La sola paura che mai ebbi, alzavo la mano e andavo alla. cattedra ,sollevando i compagni che non avevano studiato.🙋🏻🤍👍🏻

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      I tempi della scuola sono lontani.
      E oggettivamente, avevamo problemi che sembravano insormontabili ed erano squisitamente minimi.

  5. Avatar @desire760

    Già… Ricordo che a mio padre una volta dissi: ” Non voglio andare a scuola a furia di stare seduta m’ è venuto il culo piatto” e mio padre mi disse : ” Non preoccuparti del culo piatto, ma di avere la testa vuota ” e fu così che continuai ad andare a scuola, ma ogni tanto dico a me stessa…Che bei tempi !
    I problemi non c’ erano, il confronto a quelli maturi ,solo quisquilie.Poi bastava studiare e i problemi sparivano… Ciao 🙋🏻

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