Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Caro Nanni Moretti, anzi no, caro no.

Io vorrei odiarti davvero sul serio. Come quando dici basta e invece continui perché non ti esce meglio. Vorrei odiarti con la faccia dei grandi giusta perchè i grandi sanno spiegare sempre i perché ma io ho 21 anni e dentro mi si attorcigliano addosso le frasi e fanno rumore e si pestano i piedi e allora te lo dico come viene.

Io vorrei odiarti ma non ci riesco perché io Palombella rossa e Bianca li ho visti piccolo piccolo davvero, con mamma e papà sul divano nero. Ridevamo però io non capivo. Non ci capivo niente ma era bello ridere con loro. Era bellissimo non capire, era come quando l’acqua scorre e non sai da dove viene ma va bene lo stesso così.

Poi tu fai La stanza del figlio.
E io lo guardo perchè guardo sempre tutti i film che fai tu e tu però lì fai una cosa che non si fa. Tu in quel film metti le persone vive che si vogliono bene in stanze diverse come se fossero già morte un po anche loro, non solo il figlio che è morto in quella casa per uno stupido incidente che se l’è portato via giovane. E dentro quelle stanze nessuno parla con gli altri e nessuno entra e nessuno va a trovare gli altri nelle altre stanze che soffrono anche se tutti sanno che nell’altra stanza una persona che amano soffre. E tutti piangono senza lacrime zitti zitti senza dare fastidio all altro oppure perchè pensano che l altro non li capisce nel dolore che sentono.

E fanno le facce sbalordite, guardano le porte e sanno che dietro ci sono gli altri e abbassano gli occhi e pensano cose tristi e ancora più tristi degli altri chiusi nelle altre stanze dietro quelle porte.

E io quella cosa la conosco. Anche se non so spiegare cosa ho perso. O forse lo so ma se lo dico diventa vero due volte, come quando dici una parola troppe volte e non è più una parola.

E sotto a tutta questa scena c’è la canzone che era mia. Che era come l’acqua del titolo della canzone. Era Water Dances: III) Synchronising di Michael Nyman.

Io ero convinto che fosse tutta storta apposta, tutta confusa come i pensieri nella testa perché l’acqua non va dritta e non chiede permesso e scorre e basta. E invece tu prendi solo un pezzo di quella canzone e sono tipo solo trenta secondi. No quarantaquattro. Da più o meno 3:53 a 4:37. Proprio lì sul punto più bello. Quello dove l’acqua sembra forte e felice come una cascata grande e libera e che fa venire voglia di respirare forte.

E tu lo chiudi quel pezzetto e lo costringi ad andare avanti e indietro. Lo fai vedere con l’orologio che va avanti e poi deve tornare indietro. E poi metti la faccia tua signor Nanni Moretti. E i ricordi di te che fai il padre col figlio che non torneranno mai e sotto c’è quella canzone e quei quarantaquattro secondi sempre quelli di quella canzone.
E la fai diventare dolore.

Adesso quella musica per me non è più acqua ma è lui sul divano a riascoltare sempre gli stessi quarantaquattro secondi perÈsapere che sono i più belli e che fanno male proprio per quello.

E forse va bene fare così, come lui che sente sempre quei quarantaquattro secondi sul divano perchè si ricorda e in quei ricordi il figlio è ancora vivo con lui vicino e sorride e loro corrono ancora veri insieme e sono felici.

E forse va bene anche quando lo faccio io che lo confesso io faccio la stessa cosa. Però adesso per colpa tua e di quel film io so pure che se lo faccio e quando lo faccio qualcuno di là forse mi sente e dice che sono fissato e che sono strano e che forse sono pazzo. Ma spegnila quella cosa dice. E gli altri sono nelle loro stanze e io adesso lo so e loro mi sentono ma restano lì.

Io vorrei odiarti perché mi hai rovinato una canzone e un modo di ricordare.
Ma forse non è vero e forse mi hai solo fatto capire che il dolore è così.
Infantile anche se ha 21 anni ed è pure ripetitivo.

E questa cosa l’hai messa in un film e l’ha messa troppo bene.
Ed io è per questo che non riesco a odiarti.

Grazie.

Matteo

***

Matteo G., 21 anni, è neurodivergente. Da preadolescente ha attraversato una lunga degenza ospedaliera, durante la quale gli fu regalato un beagle come supporto terapeutico. Il cane si chiamava Perry ed è rimasto con lui per molti anni. Perry è morto di recente. Matteo vive questa perdita come un fatto preciso della sua storia, legato a quel periodo e a ciò che lo ha accompagnato allora. Cinefilo, con una predilezione per il cinema italiano contemporaneo, colleziona anche fumetti di Dylan Dog, che legge in modo continuativo.

Scrive spesso testi personali e lettere aperte. Abita i ricordi con attenzione e si sofferma spesso su dettagli sonori, visivi, ripetuti. Perry faceva profondamente parte della sua quotidianità.

***

Se sei arrivato fin qui, prova a scrivere a Matteo.
Qui sotto non si commenta il film.
Si risponde a una persona.

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4 risposte

  1. Avatar guido arci camalli "hurriya"

    Mi piace moretti un bravo attore

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Pure regista, dai!

  2. Avatar The Butcher

    La stanza del figlio è un film veramente bello, dolce e malinconico e Nanni Moretti è un grande regista. Non sempre ci ha azzeccato con le sue opere, ma comunque ha portato sul grande schermo dei film di tutto rispetto che meritano di essere visti e rivisti.

  3. […] Matteo G., 21 anni, è neurodivergente. Da preadolescente ha attraversato una lunga degenza ospedaliera, durante la quale gli fu regalato un beagle come supporto terapeutico. Il cane si chiamava Perry ed è rimasto con lui per molti anni. Perry è morto di recente. Matteo vive questa perdita come un fatto preciso della sua storia, legato a quel periodo e a ciò che lo ha accompagnato allora. Cinefilo, con una predilezione per il cinema italiano contemporaneo, colleziona anche fumetti di Dylan Dog, che legge in modo continuativo. […]

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