Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Impulso di scrittura giornaliero
Descrivi la tua giornata perfetta dall’inizio alla fine.

La giornata ideale – spoiler, non esiste – comincia con una sveglia che almeno finge di non avermi sul culo. E non suona da allarme antincendio dell’anima. Mi sveglio e basta, in quel giorno che non arriva mai. E, certo, se mai fosse, sarebbe cosa già sospetta.

Dormito davvero, senza quel dormiveglia occidentale in cui il cervello lavora mentre il corpo finge di essere morto?!

Mi alzo senza rincorrere il tempo. Senza sentirmi in colpa o scusarmi con qualcuno per essere ancora vivo. Sottolineo ancora.

Colazione. Essere lì. Non altrove. Non nella lista mentale delle rotture di coglioni. Lì, con il tavolo, la tazza, il corpo ancora caldo e un po’ sbagliato. Il caffè non come munizione. Lo bevo. Lo sento. Amaro. Onesto. Non i trenta secondi prototipo al bar, “un-caffè-grazie”, giù come lassativo per l’anima e via a girare, vedere gente, fare cose. I pancake li riscaldo, non li mangio tipo spugna dal frigo. Li imburro. Il burro unge, resta sulle dita, puzza di grasso e conforto. I pancake sono soffici, non nuvolosi e polverosi tipo polistirolo espanso. L’esercizio zen che non ho mai sabotato ma ho sempre trovato eclissato: “domattina prendi dieci minuti per essere consapevole di ogni più piccolo gesto, sensazione, momento, mentre fai colazione.”.

Doccia. L’acqua cade addosso senza risolvere chissà cosa, ma lava via almeno l’idea di me stesso. Mi prendo cura di me come se fosse normale. Spoiler: non lo è, e quindi funziona “solo oggi” – in linea teorica, mai registrato prove empiriche.

Poi lavoro.

Che nel mio caso è dire che uno con sei buchi di proiettile è morto ammazzato. Un mestiere che per molti è inutile, ovvio, comunista, inventato per pagare un mangiapaneatradimento che fattura l’evidente. Invece è guardare la morte in faccia e chiamarla col suo nome senza fare i sentimentali.
Se muore qualcuno, lavoro. Se non muore nessuno, meglio per il mondo e peggio per il mio conto.
Peggio pure per i Lego con cui mio figlio si addestra a taglieggiare la gente per ora estorcendoli a me.

Se non c’è un cadavere, scrivo.

Non questo blog che è sudore social e ginnastica obbligatoria. Il romanzo. Il sequel. Quello che gira per editori e attende la fase contrattuale – per fortuna la fase del manoscritto che bussa nudo sperando che qualcuno apra è stata by-passata grazie all’intervento di una coppia di agenti letterarie – sì, donne: meglio affidarsi alle donne per lavori del genere!

Se non c’è un cadavere scrivo e sarebbe perfetto se non arrivassero altre idee a sabotarmi quella scrittura, quell’intreccio, quel romanzo. Altri pensieri che mi rubano tempo ingorgando le superstrade del pensiero come cerignolani delle sinapsi – e se non frequentate la nera, vi sembrerà io stia facendo accumulazione d’accatto.

Sarebbe pure perfetto se non chiamassero dalle redazioni dei quotidiani di mezza Puglia a chiedermi riflessioni pronte, calde, digeribili, sui perturbanti temi del crimine e della sociologia – altra inutile professione che analizza il vivere insieme e pretende di spiegartelo.
Spoiler, capita di rado.
Che le redazioni non chiamino.
Che la sociologia si faccia ascoltare, perchè di spiegare spiega.

La sera, se il mondo non decide di raccogliermi in casa con una ginocchiata, un fumetto degli X-Men – pacchi di fumetti, decine di saghe ancora da leggere. Antieroi sporchi, ambigui, più umani della morale. Gente che scambieresti facilmente per i cattivi seri di un tempo tipo Darth Vader e non quel dilettante di Adolf Hitler.
Gente che sbaglia. Gente che capisco.
Sono mostri solo per voi, quelli.

E la giornata ideale ne sono certo, finirebbe con un pensiero pulito, sudato, direi quasi preciso e limpido, definitivo:
“Oh, quanto cazzo è andata bene! Domani sta a vedere che muoio…”

Ed è proprio per questo che oggi non è perfetta.

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4 risposte

  1. Avatar Sandro Battisti

    Un’analisi schietta e onesta, un filo cinica quindi salutare, per rendere se stessi nel giorno disincarnante…

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Puoi anche dire caustica, Sandro…
      Ci conosciamo!

  2. […] Ha sorriso, lento. «Eh, almeno ci divertiamo in sicurezza, no?» […]

  3. […] Soprannome erroneo: amore.Femminile. Età stimata ventisette/ventotto.Presenza sociale elevata. Tono generalmente sereno.Capace di dichiarazioni che sanno di esserlo però fingono di […]

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