Figli obbligatori, cani colpevoli (recensione a morsi) – 15 Marzo 2023
Quando Papa Francesco parla di cani al posto dei figli, non sta parlando di cani.
Sta parlando di disciplina.
Sta parlando di ordine.
Sta parlando di produzione.
Ripetiamolo.
Non è un’opinione.
Si tratta di un richiamo.
Se non fai figli, stai sbagliando.
Se ami un cane, stai compensando.
Se scegli, sei sospetto.
Dal punto di vista di animalisti militanti, questa non è pastorale. Non è altro cheÈuna catena di montaggio morale. La versione soft di un obbligo biologico detto con la voce calma. Il cane? Il capro espiatorio perfetto: affetto improduttivo, amore che non genera corpi, tempo speso senza moltiplicarsi.
Slogan uno:
L’amore che non riproduce è un errore di sistema.
Il cane, qui, non è un individuo.Solo colpa col guinzaglio e la museruola. Il segnale che qualcosa non ha funzionato come doveva. Non hai fatto figli? Allora stai deviando. E se devii, qualcuno deve spiegarti dove rimetterti in fila.
Taglio secco:
Non è una metafora.
Si tratta di una gerarchia.
Il paradosso è che l’unico essere onesto in questa storia è l’animale. Il cane non promette futuro. Non chiede continuità. Non ti vende l’eternità. Vive, dipende, invecchia, muore. Fine. Nessuna missione. Nessun piano. Nessuna genealogia da salvare.
Ritornello:
Non produce. Non serve. Non moltiplica.
Ed è per questo che dà fastidio.
Ridurre da parte sua il cane a sostituto del figlio è un doppio insulto: all’animale, trattato come giocattolo affettivo, e all’essere umano, a cui viene detto che l’amore vale solo se genera capitale demografico. O natalismo travestito da buon senso, secondo noi. UnaÈmorale riproduttiva con il sorriso.
Slogan due:
Ama, ma solo se serve a qualcosa.
Da animalisti militanti, la risposta è semplice e irricevibile:
il problema non sono i cani.
Il problema è l’idea che l’amore debba giustificarsi producendo altri corpi.
Ultimo taglio:
Non siamo surrogati.
Siamo la prova vivente che l’affetto non ha bisogno di moltiplicarsi per essere reale.
A Zampa Armata è un collettivo animalista militante con sede dichiarata a Catanzaro, nato come rete informale e diventato nel tempo un punto di riferimento per una galassia di attivismo radicale che rifiuta il linguaggio conciliatorio. Agisce attraverso atti dimostrativi, performance urbane e flash mob ai limiti della tollerabilità pubblica, spesso concepiti per disturbare più che per convincere. Non rivendica azioni illegali, ma nemmeno prende le distanze dagli effetti collaterali che le proprie iniziative hanno prodotto.
La loro storia è segnata da incidenti che hanno colpito prima di tutto i militanti stessi. In un caso diventato quasi leggendario all’interno del gruppo, un attivista è stato investito da un cinghiale durante un’azione notturna nei pressi di un luogo di caccia, riportando fratture multiple. Altri episodi includono intossicazioni da ammoniaca in allevamenti avicoli dismessi, cadute da recinzioni e folgorazioni lievi durante incursioni simboliche in fattorie industriali. Eventi mai trasformati in martirologio, ma citati come prova di una militanza oltranzista, che rifiuta la sicurezza come valore primario.
A Zampa Armata comunica poco e male per scelta. Nessun portavoce stabile, nessuna linea ufficiale rassicurante. I testi che circolano a loro nome oscillano tra manifesto, invettiva e cronaca interna. La loro posizione è semplice e radicale: l’animalismo non è una sensibilità, ma un conflitto aperto. E i conflitti, sostengono, non promettono mai di finire bene.
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Fa quasi tenerezza ricordare quando discutevamo di queste cose come se fossero il centro del mondo.
Quando sembrava urgente scegliere tra figli e cani, tra amore giusto e amore sbagliato, come se il tempo fosse infinito e le catastrofi avessero un calendario educato.
Se anche a te manca quell’epoca ingenua in cui i problemi erano ancora discutibili, resta. E ricorda, condividi con noi…
Non per nostalgia. Per memoria.
Perché credo stiamo già rimpiangendo questo livello di superficialità.
