Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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]

Qual è la scusa migliore che hai sentito ultimamente?

Ora, oggi e domani e dopodomani — sì, avete capito bene, pure domenica — qui sarò massimamente impegnato in una serie di attività che il codice penale, se fossero rivolte a persone e non agli scatoloni, definirebbe con terminologie parecchio severe. Perché è finalmente arrivato il momento della liberazione.

Della liberazione del mio studio professionale.

Che, come sapete, non per mia colpa ma per una serie di concatenazioni degne della migliore logistica familiare italiana, negli ultimi anni si era trasformato nell’ormai arcinoto deposito seriale di una quantità imbarazzante di vita vissuta. Scatole, libri, faldoni, attrezzi, bonsai, ricordi, altre scatole che contenevano scatole più piccole e probabilmente, scavando ancora un po’, pure Jimmy Hoffa o il Sacro Graal. Non mi stupirebbe.

Adesso, invece, quel posto dovrebbe finalmente tornare a fare il mestiere per cui era nato. Cioè essere uno studio. Un luogo abitabile. Un posto dove entrare senza avere la sensazione di partecipare a una spedizione archeologica della Soprintendenza. E magari, già che ci siamo, un posto dove riuscire perfino a lavorare con quella sensazione dimenticata che gli esseri umani chiamano comodità.

Nel frattempo ho deciso anche di fare una cosa che rimandavo da anni.

Ridare lustro a una vecchia passione ritrovata dentro alcune valigie che avevo chiuso e accantonato parecchio tempo fa. E no, non sto parlando della corrispondenza amorosa, dei diari adolescenziali o di altre pericolosissime prove a mio carico. Quelli, semmai, meritavano molto più i nostri gloriosi Corna Vissute. Sto parlando di fumetti. Manga. Ma di quelli un pochino meno educativi delle avventure dell’Ape Maia.

Berserk.

Blade of the Immortal.

Shigurui.

Tre modi molto diversi di ricordarti che il mondo, quando vuole, sa essere un posto decisamente poco accomodante.

E poi ho pensato che il nuovo studio, il passaggio di cintura, qualche privatissimo accadimento che mi tengo stretto e questo periodo che, nel bene e nel male, sta cambiando parecchie cose, meritassero anche un segno visibile.

Per cui ieri, mentre programmavo questo piccolo tour de force di traslochi, pulizie, sistemazioni e bestemmie interiori rigorosamente silenziose, ho trovato anche il tempo di fare un salto dal mio tatuatore, a Trani.

Prenotato.

Quindici ottobre.

Con inevitabili code nelle settimane successive.

Un pezzo a tutto polpaccio.

Direi che ormai era giunto il momento.

Tanto dovevo.

Magari domani vi aggiorno sullo stato dei lavori. Sempre ammesso che, scavando sotto qualche scatolone, non ritrovi direttamente un’altra stanza che nessuno ricordava più di avere.

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Una risposta

  1. Avatar luisa zambrotta

    Buon lavoro!!!

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