Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

L’Imperatore Palpatine ha annunciato elezioni aperte per un nuovo Imperatore — e ha candidato Darth Vader. Tu puoi candidare un solo sfidante: chi scegli?

«Si presenti con nome e cognome, candidato.»

«Signorsì! Duenovembre, signore!»

«Come?»

«Duenovembre, signore!»

«Duonovembre? Duenovembre? Hai un nome talmente idiota e alternativo che sembri un cantante indie. Ma che cazzo diceva il cervello a quei pazzinculo dei tuoi genitori quando te l’hanno dato? Troppa poca Casina delle Api della Chicco a tutti e due durante la primissima infanzia?»

«Signore… non so che dire, signore.»

«Non ne avevo dubbi. Voi altri stronzi alternativi, appena uscite dalla vostra comfort zone di musichette infantili costruite con le diavolerie digitali e quei sintetizzatori che sembrano riprodurre il richiamo di cetacei in fregola registrato dagli obliqui musi gialli che li progettano, non sapete mai che cazzo dire. Tu sei qui per diventare un marziale, non per fare il cantautore depresso.»

«Signorsì, certo, signore.»

«Bravo. Dunque. Sei pronto a sostenere l’esame che certifica il passaggio dall’aranceto al prato? Sei pronto ad abbandonare la disgustosamente sicula e anfibia forma dell’arancino — senza diminutivi, senza vezzeggiativi in -ino — per approdare alla più seria e marziale condizione del felino che si muove sull’erba alta e tende agguati?»

«Signore…»

«Che cazzo dici? Non ho sentito il “Signorsì”!»

«Signore, ha ragione. Perché il mio non è un signorno… ma non può essere nemmeno un signorsì. E non per colpa mia, signore.»

«E questo che significa? Spiegati meglio, razza di sottocorticale ebefrenico interdetto della Murgia Tarantina!»

«Signore… un improrogabile impegno.»

«Che cosa sarebbe improrogabile rispetto al Karate, piglinculo spazza-tatami?»

«Signore… la Questura, signore.»

«…La Questura.»

«Signorsì, signore. La Questura. Hanno fissato un imprescindibile tavolo tecnico di confronto al quale mi è assolutamente vietato non partecipare.»

«E allora salterai l’esame, stronzomerdone! Credi che per un povero coglione mitragliato a bassa quota dalla sfiga e dalla merda il mondo si sposti di lato?»

«Signorno, lo credo bene, signore.»

«Ecco. Al massimo… e sottolineo al massimo…»

«Signore, pendo dalle sue labbra!»

«Al massimo vedrò se è possibile infilarti nel gruppo dei bambini. Tuo figlio… sette anni… sostiene anche lui il passaggio di cintura quel giorno?»

«Signorsì, certo, signore.»

«Ecco. Valuteremo quella come estrema ratio. E credo pure che ti troverai a tuo agio. Tu e le tue imprescindibili sedute di lavoro. Tu e quel faro che si accende nella notte ogni volta che il crimine molesta la città e la città implora il tuo intervento. Solo che c’è un dettaglio: su quel faro non compare un pipistrello stilizzato. Non compare la silhouette elegante di uno Yoko Geri sparato all’altezza del costato. No. Compare la curva parabolica verso il basso della tua panza invereconda, ripresa rigorosamente di profilo. Adipe. Strutto. Gravità. Stronzo lottatore di fumo che ha pure sbagliato arte marziale.»

Pausa.

«Ora sparisci dal mio santo tatami del cazzo. Vaporizzati dal mio stronzo tatami del cazzo. E cacciatemelo via a Mawashi Geri in faccia, per favore. Prima che mi venga voglia di promuoverlo direttamente a cintura trasparente.»

Sì.

Questo per dirvi che, dopo un anno di addestramento, è molto probabile che io riesca nell’impresa marziale più difficile di tutte: saltare l’esame teorico e pratico a quarantotto ore dall’esame stesso per sopraggiunti e indifferibili impegni di lavoro.

Oppure — e qui entra in gioco la somma clemenza del Sensei, quella che nelle cronache verrà ricordata come il Perdono di Okinawa — potrei essere esaminato insieme ai bambini.

Quarantasette anni.

Con mio figlio.

Con le prime, seconde e terze elementari.

Io che provo a sembrare marziale.

Loro che probabilmente sanno già contare meglio di me in giapponese.

Firmato,

Duenovembre.

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Una risposta

  1. Avatar Antonio Gaggera

    Te lo sei meritato: chiamarla arancino e definirla disgustosa sono delitti che si pagano.
    🤣🤣🤣

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