Racconta di una volta in cui hai seguito l’istinto e avevi proprio ragione.
Mi chiedo sinceramente se abbia davvero un senso rispondere a questa domanda.
E un senso non ce l’ha. È una di quelle domande che sembrano intelligenti soltanto perché sono formulate bene, un po’ come quei quesiti da concorso pubblico che ti chiedono la differenza tra due virgole e poi a dirigere l’ufficio ci finisce il cognato di qualcuno.
Perché, diciamocelo, se l’Imperatore Palpatine — che è anche la dimostrazione definitiva che la cultura woke stava già infestando Hollywood ben prima che qualcuno decidesse di chiamarla cultura woke, un po’ come Internet che esisteva da lustri prima che il resto del pianeta si accorgesse della sua esistenza e che a casa mia arrivò quando mio padre ci svegliò nel cuore della notte gridando “Via telefono arrivano robe!”, e quella roba si chiamava Red Rider e a me sembrava già fantascienza — se proprio lui indice libere elezioni e ti chiede chi contrapporresti al suo candidato designato, cioè Darth Vader… la risposta è semplicissima: nessuno.
E la prova della penetrazione precoce del woke è tutta nel nome. Perché Palpatine si chiama Palpatine esattamente perché con la segretaria le molestie cominciano sempre così: con le palpatine. Poi oggi magari fanno i corsi aziendali, i codici etici, le linee guida, gli HR, i webinar e i moduli da firmare, ma George Lucas aveva già capito tutto quarant’anni fa. Voi ridevate guardando Guerre Stellari. Lui vi stava raccontando il futuro. O magari no, ma ormai l’ho detto e mi piace parecchio di più così.
Dicevamo. Io non soltanto non presenterei un candidato alternativo. Io finanzierei la campagna elettorale di Darth Vader. E non mi limiterei a mandare un bonifico. Farei il volontario. Come quei ragazzi americani che cominciano portando il caffè al candidato, poi i volantini, poi la giacca, poi imparano a sorridere mentre pugnalano cordialmente il collega che fino al giorno prima distribuiva manifesti con loro e infine, grazie a una sana miscela di darwinismo sociale e conclamata stronzaggine professionale, diventano essi stessi candidati al Senato.
Io però una cosa non la farei mai.
Mai.
Mai mi sognerei di dire a Darth Vader: “Stai sereno.”
Perché quella frase, da quando quel Renzie di mmmerda con tre M la pronunciò, è diventata patrimonio dell’UNESCO delle pugnalate politiche. E sia chiaro: io non lo detesto per quello che fece a Letta — che, poveraccio, aveva anche una certa predisposizione naturale a farsi fregare — ma perché continua a sembrarmi la rappresentazione plastica di tutti i mali di quella cosa che soltanto a destra continuano ostinatamente a chiamare sinistra.
No, non sto sabotando la domanda. La sto prendendo tremendamente sul serio.
Perché io sarei sinceramente convinto che Darth Vader amministrerebbe molto meglio di un Trump, di un Netacazzo qualsiasi o di buona parte della fauna politica che periodicamente ci troviamo a osservare. E non farei nemmeno fuori i suoi galoppini. Non per bieco leccaculismo. Ma per rigorosa applicazione di quello che si chiama centralismo democratico. Che già come espressione è un capolavoro. Una roba inventata in un partito filosovietico capace di far convivere due parole che, lasciate da sole nella stessa stanza, normalmente si accoltellerebbero dopo cinque minuti. E allora davvero: dopo aver accettato serenamente “centralismo democratico”, che cazzo mi dite dell’ossimoro tra Darth Vader e democratico?
Spoiler: vinceremmo pure.
Ne sono convinto.
E finalmente — non per servilismo ma per inoppugnabili meriti sul campo — potrei ricoprire quella carica che ho sempre desiderato. No, non quella di dittatore. Quella è occupata. E poi il capo sarebbe stato democraticamente eletto nelle “libere elezioni” previste dalla domanda di WordPress. Quindi niente dittatura.
Mi basterebbe moltissimo essere Ministro.
Con precisione quasi notarile: Ministro degli Affari Interni con delega all’Igiene Sociale.
Ed è soltanto allora che potrei aggiornare finalmente il mio stato di WhatsApp senza sentirmi minimamente in colpa.
“Felicità e sto… anzi… stiamo. Tutti.”
Per la cronaca, “Felicità e sto” è davvero il mio stato di WhatsApp da quando io e mia moglie ci siamo conosciuti. E nel frattempo ci sono stati dieci anni. Dieci anni con dentro anche qualche cazzinculogravissimo mica da poco. Però quella frase è rimasta sempre lì.
E niente.
Se un giorno dovesse davvero vincere Darth Vader alle libere elezioni… dal giorno dopo, con assoluta serenità istituzionale e senza il minimo leccaculismo, potrei finalmente correggerla al plurale.
Felicità e ci staremmo. Tutti.
