Quali cose importanti sono successe oggi?
Chiedermi che cosa sia realmente successo di interessante in una giornata quando la giornata è appena iniziata è proprio roba da dilettanti. O forse da stronzomerdoni molto più stronzomerdoni di voi. Tipo davvero omacci e donnacce insopportabili. Che però probabilmente voi nella vita reale non siete. O almeno lo spero. Perché se foste davvero così anche fuori da qui ci sarebbe da rivalutare parecchie statistiche sulla sopravvivenza della specie umana. Ma vi trasformate. È evidente che vi trasformate. Entrate qui sopra e siete affetti da una forma gravissima di licantropomania da commento e da prompt. Succede quello che magistralmente, e davvero con pochi ma clamorosi effetti speciali, John Landis faceva succedere al Lupo Mannaro Americano a Londra. E fatelo voi, però. Fatelo coi quattro spicci, le plastiche dei primi anni Ottanta, il lattice, le protesi, senza computer grafica e senza quaranta studi di post-produzione. Dai. Fatelo. Vediamo. Perché la verità è che quel miracolo lo faccio io. Quando capitate qua sopra e da brave donne e bravi uomini, magari pure sposati e magari nemmeno separati, vi trasformate in stronzomerdoni e bagascione invereconde proprio come Lui chiese di fare alla popolazione italiana di Istria e Dalmazia nel celeberrimo e purtroppo dimenticatissimo discorso di Pola. E qui già sento il cigolio delle sedie, i colpi di tosse e quelli che cominciano a fare le facce strane. Ma abbiate pazienza. Perché è sempre curioso vedere come la gente ricordi perfettamente come una storia sia finita e sviluppi invece una forma aggressiva di amnesia quando si tratta di ricordare come era cominciata. E guarda caso poi arrivano le giornate del ricordo, del non ricordo, del ricordiamo ma non troppo e tutte queste forme moderne di ginnastica della memoria selettiva. Ma sto divagando. O forse no. Perché voi fate esattamente così: saltate il principio e pretendete direttamente la fine.
E la fine, in questo caso, sarebbe sapere che cosa mi sia successo di abbacinante entro diciotto minuti dal risveglio. Diciotto. Non ore. Minuti. Che è un intervallo temporale che in molte famiglie italiane non basta nemmeno per litigare decentemente. E invece il generatore automatico di prompt del cazzo di WordPress pretende che io abbia già accumulato abbastanza esperienza umana da giustificare un racconto. E questa cosa mi fa impazzire. Perché alle settemenounquartodimattina — tutto attaccato, che non vi sfugga la gravità del momento — non può esserti successo praticamente niente. Non qualcosa di veramente interessante almeno. A meno che tu non abbia trovato un cadavere nel frigorifero, ricevuto una telefonata dal Papa, scoperto di essere l’erede di una monarchia balcanica dimenticata da Dio, dalla NATO e dalle cartine geografiche o che so io. E quindi dovrebbero andarsene serenamente nello straculo tutte quante le famose sette-diecimila battute che uno dovrebbe produrre ogni giorno. E invece no. Perché siete qui. E allora bisogna lavorare.
E si lavora meglio proprio a quell’ora. Quando la casa è silente. Quando il telefono è silente. Quando il mondo è silente. Quando non esistono ancora call center aggressivi da provocare. Che poi anche quella è una attività che consiglio vivamente. Perché c’è una cosa che ho scoperto e che mi diverte moltissimo. Se li insulti non attaccano. Rispondono. Se li mandi a fare in culo rispondono. Se gli spieghi che stanno contribuendo alla dissoluzione morale dell’Occidente rispondono. Se gli auguri una brillante carriera nel settore della persecuzione telefonica continuano imperterriti. Però se dici che stai scopando — cosa che non stai facendo — oppure che stai guardando un porno — cosa che non stai facendo ugualmente — e proponi di raccontare loro trama, intreccio, personaggi, evoluzione psicologica e scene principali del film, allora improvvisamente entrano in una terra di nessuno da cui non sanno più uscire. E tu ti ritrovi a spiegare il conflitto interiore del protagonista, i rapporti di forza tra i personaggi, la simbologia sottesa alle scene e altre amenità del genere nella speranza che siano loro ad attaccare. Perché spoiler: se li offendi e li vituperi a parole non attaccano. Rispondono. Sempre. E quindi bisogna essere creativi.
Ma vedete? Pure qui. Pure in questo caso. Vi ho tirato dentro Landis. Vi ho tirato dentro Pola. Vi ho tirato dentro la memoria selettiva. Vi ho tirato dentro i call center. Vi ho tirato dentro i porno immaginari spiegati come fossero tesi di laurea. E tutto questo semplicemente per motivarvi che siete profondamente stronzi se volete sapere che cosa mi sia successo di clamoroso entro diciotto minuti dal risveglio. Perché il prompt è sbagliato. È sbagliato nel principio. È sbagliato nel metodo. È sbagliato nella pretesa. È come entrare in un panificio alle sei del mattino e lamentarsi perché il pane non è ancora raffermo. Non funziona così.
Per cui no. Non vogliatemene. Ma vi ho tenuti qui col fiato sospeso. Vi ho costruito una cornetta narrativa enorme. Vi ho fatto credere che alla fine sarebbe arrivata una rivelazione, una tragedia, una vincita milionaria, un arresto, un’apparizione mariana, una svolta professionale, sentimentale o giudiziaria. E invece eccomi qui a infilare davvero la risposta al tema del prompt. E lo faccio dicendo la più assoluta, limpida e giurata verità possibile. Finora non mi è successo un cazzo. Ma era abbastanza poco sadico dirvelo subito. E soprattutto era troppo poco sadico per una domanda così inverecondamente di mmmmmmerda. Prima che lo chiediate: no, non ho contato le M. E sinceramente mi sembra il dettaglio meno grave di tutta questa faccenda.
