Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Qual è la qualità che apprezzi di più in un amico?

La qualità che più apprezzo nelle persone con cui mi rapporto è una e una sola: la schiettezza. Però attenzione, figli miei degeneri e massimamente mal allevati dall’internet e dalla pornografia motivazionale di TikTok, perché qui bisogna capirsi bene su che cazzo intendo per schiettezza. Che già vi vedo partire con quella robaccia da coach emotivi tipo “io dico sempre quello che penso”, che tradotto in italiano civile significa spesso “sono un cafone incapace di distinguere sincerità e sadismo da apericena”.

No. Non è quello.

E per spiegarvelo devo fare una digressione letteraria, perché tanto ormai lo sapete che io senza digressioni sono come un pornofilm senza disagio: tecnicamente esiste, ma manca proprio il succo antropologico della faccenda.

Io odio il punto di vista onnisciente nella narrativa. Lo odio con tutto il cuore. Quel narratore-dio che sta sopra tutti, sa tutto, entra nella testa di chiunque come un proctologo cosmico con le dita fredde e pretende pure che il lettore trovi naturale sapere contemporaneamente cosa pensa il protagonista, cosa pensa la moglie del protagonista, cosa confabula il cattivo, cosa medita il cane del vicino e magari pure quali sono le ansie erotiche del postino. Ma che è, Beautiful scritto dalla CIA?

Non per niente io scrivo sempre e soltanto in prima persona ristrettissima. Sempre. Perché il lettore deve vivere la stessa identica esperienza di chi racconta: non sapere che cazzo passa per la testa al vituperio umano che ha davanti. E sì, vi rispondo io prima che apriate la bocca: è frustrante. Certo che lo è. Ma la vita funziona così. Mica avete la telepatia. E se ce l’avete, siete bambini dello shining e Stephen King aveva ragione.

E guardate che questa cosa io la applicavo pure quando facevo roleplay zozzi nelle chat di una volta. Sì, quelle cose gloriosissime e degradate dove io entravo con nickname tipo “Casalinga42”, provenienza Voghera, e facevo impazzire branchi di segaiuoli convinti di stare parlando con una matura signora lombarda che nel frattempo magari preparava il brasato e fantasticava oscenità sul vicino di casa col Suzuki Vitara. E attenzione, pure lì io pretendevo realismo. Sempre. Dicevo chiaramente: “non mi scrivete i pensieri del vostro personaggio”. Mai. Perché appena uno comincia con “pensò intensamente mentre desiderava…” è finita. Crolla tutto il realismo. Va a fanculo — e non fanciullo, che su certe chat la variante femminile manco per scherzo. Perché la vita vera mica ti mette i sottotitoli emotivi. Tu guardi uno e devi capire da solo se vuole baciarti, accoltellarti, chiederti soldi o proporti Herbalife.

E quindi arrivo al punto, maledetti stronzi distratti che credono io stia divagando mentre invece sto costruendo una cattedrale concettuale usando bestemmie e metafore anoidi come materiale edilizio.

Io non amo la schiettezza nelle intenzioni.

Capito? No? Ve lo ripeto piano come ai convegni sulla sicurezza urbana quando il politico locale pensa che “disagio giovanile” sia un nuovo cocktail con l’aperol.

A me non interessa che tu sia prevedibile. Non voglio sapere subito se sei buono, cattivo, egoista, generoso, opportunista o santo. Anche perché questa roba dei buoni assoluti deve finire. Sul serio. Ha devastato la letteratura, il cinema e pure la percezione umana delle persone. Non esistono più i buoni e i cattivi totali. E grazie al cielo, perché altrimenti gli anti-eroi, che sono la cosa più umanamente interessante mai inventata dopo il pompino triste e il kebab alle tre di notte, sparirebbero.

Ci sta che uno abbia intenzioni egoistiche. E attenzione: egoistico non significa automaticamente malvagio. Questa roba che il bene esista solo se ti immoli come un santo ortodosso pieno di mosche e privazioni è una truffa emotiva da educazione cattolica mal digerita.

No. Io amo visceralmente chi è schietto nel porsi.

Che è diverso.

Mi piace chi non mette il filtro tra quello che sente e quello che mostra. Chi non passa venti secondi a cercare l’eufemismo. Chi non imbellettta la frase come una salma da funerale open casket americano. Mi piace chi parla pane al pane e vino al vino. Anzi no, mi piace ancora di più chi usa metafore sporche, volgari, terra terra, magari pure sbagliate ma vive.

Mi piace chi non edulcora.

E qui mi torna in mente una ragazza conosciuta in un istituto penale minorile — e attenzione, non ho mai dubitato nemmeno per mezzo secondo della sua pienissima capacità di tagliare una gola se la vita glielo avesse chiesto nel momento sbagliato — che un giorno, quasi scusandosi per il suo modo ruvido di stare al mondo, mi disse:
“Perdonatemi prof, io così sono… merda e pane. La Nutella non ci stava a casa.”

Ora, se questa frase dovete farvela spiegare, cambiate blog. Sul serio. Perché vuol dire che non avete mai incontrato la povertà vera, quella che non si fotografa in bianco e nero con la citazione di Pasolini sotto e il maglioncino di cachemire addosso.

Perché la verità è questa: io non voglio che tu sia trasparente nelle intenzioni. Mi togli la sfida di capirti. E per me capire le persone è metà del piacere di viverle. Io voglio che tu sia senza filtri nel porti. Che quello che vedo sia davvero tuo. Sporco, magari contraddittorio, magari pure tossico, ma tuo.

E se il filtro te l’hanno messo — maledetta CEE, maledetta UE e tutta la guerra alle sigarette senza filtro che sembrava una battaglia sanitaria e invece era una gigantesca metafora esistenziale — allora almeno strappatelo coi denti prima di accendere la vostra vita davanti a me.

Che io, delle persone sterilizzate, confezionate, deodorate e prudentemente editate, non so proprio che cazzo farmene.

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7 risposte

  1. Avatar gattapazza

    Hai detto niente, provare a togliersi la
    maschera che indossiamo tutte le mattine!

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      A che ci serve?!

  2. Avatar inmylittlejapan

    L’onestà nuda e cruda

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      precisamente!

      1. Avatar inmylittlejapan

        Ok

  3. Avatar F.L.

    Tutte le volte che scrivi sono curiosa di leggere ma non sempre capisco, e se capisco non so dire se mi piace o se mi turba. Spesso mi imbarazza la tua aggressività perché me la sento addosso e mi chiedo cosa abbia fatto di sbagliato o di male. Ho scritto “aggressività” ma credo non sia la parola giusta. È che vivo costantemente con un senso di colpa e leggere mi serve per capire come risolvere questo stato d’animo. Tavolta ti sento piacevolmente cattivo, altre mi sento ferita. Non ti conosco, ti filtro solo da quello che scrivi ma penso sia importante dirti che mi fai pensare.

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Non filtrarmi. Vivimi. Non ce l’ho mai con voi. Spesso con me!

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