Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quali lavori hai svolto?

Se io nella vita avessi fatto un solo lavoro — tipo non il Dittatore, che è chiaramente il lavoro dei sogni e non capisco davvero perché continuiamo a fare finta collettivamente che non lo sia, con tutta quella gente che dice “eh ma la responsabilità”, “eh ma il peso delle decisioni”, stronzate, il vero problema del dittatore è trovare collaboratori competenti e non leccaculo — ma anche chessò, il commissario, il maresciallo della forestale, il professore di liceo coi gommini sui gomiti della giacca o comunque un solo singolo lavoro caratterizzante, uno di quelli per cui studiavi e poi restavi lì fino alla pensione e al primo infarto serio, ecco, se fosse andata così non saremmo in questo mondo.

Perché significherebbe che la precarietà e la flessibilità come dogmi religiosi non esisterebbero. Che esisterebbe ancora il posto fisso. E soprattutto esisterebbe ancora quella cosa che Bauman — che dovreste leggere invece di fare i reel con la faccia triste e la scritta “healing era” — chiamava panopticon sociale. Ossia quel sistema per cui un pezzo della società ti instradava quasi naturalmente verso una strada precisa e tu tutto sommato ci stavi pure bene dentro perché ti dava stabilità, sicurezza, continuità, la rassicurante vita dei sogni fantozziana col mutuo, la Panda, le ferie ad agosto e il sospetto mai verbalizzato di stare lentamente morendo dentro.

Finché poi non guardi Fight Club a diciassette anni e ti fai fregare da tutta quella retorica bellissima e tossica sul negare il preconfezionamento, il rifiutare il catalogo IKEA dell’esistenza occidentale, il diventare finalmente una scheggia impazzita del capitalismo che critica il capitalismo comprando il merchandising della critica al capitalismo.

Oppure, ancora peggio, finché non crolla il Muro.

Che era portante, attenzione.

Perché tutti parlano del Muro di Berlino come simbolo geopolitico, ideologico, storico. Ma il problema vero è che era strutturalmente portante. Caduto quello è venuto giù pure il panopticon sociale. E infatti Bauman poi scrive Paura liquida e tutta quella roba lì che voi dovreste leggervi invece di rompere le cuggia — che è una espressione aulica e raffinatissima per dire che dovreste aver capito senza costringermi a spiegarvelo come se foste dei comodini senzienti.

Ora, il problema è che quando il Muro crollò io praticamente non ero nemmeno entrato anagraficamente nei programmi di orientamento scolastico. Però è pure vero che crollò abbastanza vicino al momento in cui iniziai a farmi una idea del mondo e a prendere le dovute contromisure.

Tipo infilarmi il prima possibile dentro un lavoro stabile prima che i lavori stabili si estinguessero come i dodo o le persone capaci di leggere più di quattro righe consecutive senza controllare le notifiche.

E invece no.

Mi sono reinventato.

Più volte.

E questa cosa, che teoricamente doveva distruggermi, paradossalmente è stata pure un bene. Perché oggi io sono perfettamente in grado di condurre una impresa edile che si occupi di ristrutturazioni e farlo pure con una certa dose di successo. E sì, lo dico senza falsa modestia perché ho seguito sei ristrutturazioni complete gestendo tutto: personale, forniture, problemi, consegne, chiavi finali, clienti che improvvisamente scoprono di avere gusti estetici da narcotrafficanti moldavi a lavori quasi conclusi.

E qui non smetterò mai di ringraziare mio nonno materno, imprenditore edile — anzi, come diceva lui con orgoglio per nulla mussoliniano nella postura: Costruttore — che mi ha trasmesso competenze, passione e pure una certa estetica del cemento armato che secondo me è sottovalutata.

Potrei pure fare lo sbirro.

Non quello della narcotici alla Leon pieno di problemi di alcool e jazz in sottofondo, ma più diciamo alla Serpico, quello che rompe il cazzo ai corrotti e si veste male perché pensa che l’onestà compensi l’assenza di gusto.

E no, non lo faccio.

Però è anche vero che da quindici anni servo in maniera molto grigia varie amministrazioni di questo governo attraverso relazioni, contributi, consulenze e tutta una serie di robe che assomigliano parecchio al lavoro di uno sbirro infiltrato che però invece della pistola usa PDF e telefonate.

Sono stato assistente — non pagato, quindi non so se il capitalismo certifica che sia davvero lavoro oppure volontariato masochista — di un avvocato per questioni criminologiche. Il che significa che io oggi saprei essere concretamente utile a un medico legale durante una seduta al tavolo settorio. Che è il modo elegante per dire tagliare i morti.

Sono stato assistente, sempre non pagato perché evidentemente in gioventù avevo un feticismo per lo sfruttamento intellettuale, di due diversi docenti universitari di sociologia facendo assistenza tesi, preparazione esami, ricerca materiale e tutta quella roba invisibile che poi i professori trasformano in tre frasi dette lentamente durante un convegno.

Sono stato e sono criminologo e sociologo del crimine e della devianza.

Sono stato storico della Camorra Barese e lo sono ancora, perché purtroppo certe cose una volta che le impari poi ti restano dentro come le bestemmie dette bene o gli indirizzi delle persone che ti hanno fatto incazzare davvero.

Sono consulente tecnico, opinionista ed esperto a chiamata in televisione. Qui ogni tanto mi pagano pure, che è una esperienza sempre sorprendente.

Sono stato e sono formatore ed educatore in progetti antimafia sociale dentro scuole, comunità educative, strutture alternative alla pena e posti dove lo Stato ogni tanto si ricorda di esistere ma arriva sempre con l’aria di uno che ha parcheggiato male.

Sono scrittore.

Sono stato gestore di un locale di ristorazione e vita notturna — che è un modo molto elegante per dire che ho passato anni a vedere gente ubriacarsi, innamorarsi, tradirsi, sniffare nei bagni e poi discutere di rivoluzione sociale alle tre del mattino con la salsa barbecue sulla maglietta.

Sono stato parte di una organizzazione che curava eventi musicali anche di rilevanza nazionale, visto il calibro degli artisti. Anche Calibro 35, intesi proprio come Calibro 35, sì, questa era una battuta e no, non mi vergogno minimamente.

Da un anno sono pure consulente editoriale in una casa editrice.

E come tutti sapete faccio a tempo pieno pure il marito e il padre.

Lavoro non retribuito economicamente ma pagato in emozioni. Alcune splendide. Altre devastanti. Molte semplicemente stancanti come una guerra di trincea combattuta con pupazzi, bollette, influenze intestinali e riunioni scolastiche.

E infine faccio pure quest’ultimo lavoro qua: ripetere periodicamente le stesse cose che già sapete cambiando leggermente stile, tono e disposizione delle parole solo perché WordPress lo pretende e io evidentemente sono troppo educato per rispondergli “ma vai a fare in culo”.

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6 risposte

  1. Avatar Sandro Battisti

    Post meraviglioso, più degli altri

  2. Avatar La Manu

    Che sei, che fai, che ti racconti, che ci racconti un sacco di cose, con forma e sostanza che assai mi garbano, tipo il cemento armato, i polizziotteschi e i calibro 35.

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      MI sa pure Propaganda Live!

  3. Avatar 2010fugadapolis

    Automattic Inc. dovrebbe esserti grata per i vaffanculo risparmiati e per i contenuti creati, almeno quanto lo sono io (non per i vaffanculo ma per i contenuti che gusto con gusto).
    Se qualcuno mi chiedesse oggi (anno Domini 2026) che lavoro faccio, avrei non poche difficoltà. Fino a una quindicina d’anni fa era facile, amministratore di una società IT. Poi è andato tutto a puttane e hai voglia a riciclarti. Per comodità tiro fuori l’unica cosa che mi mette effettivamente il pane a tavola: vendo e noleggio automobili. Non è che mi ci ingrasso, ma sono stato bravo a mettermi nelle condizioni di non aver bisogno di tanto. E riesco ancora a crearmi qualche entrata extra quando serve.

    Alla domanda precisa, per una pura questione semantica (che fa il paio con “che religione PRATICHI”) è impossibile rispondere. Perchè svolto è un verbo del cazzo. Svolto vuol dire compiuto: si può usare per singole “missioni” ma non per dei lavori (o peggio, mestieri).

    Sarebbe meglio usare il verbo “lasciare”, visto che si parla di passato. E poi tanto non va bene manco quello perché i lavori non li lasci mai veramente, qualcosa ti resta sempre attaccato, vuoi o non vuoi.

    Io sono uno che si rompe il cazzo, quindi ad oggi ne ho lasciati almeno sei. E non è detto che non lasci anche il settimo. Tanto mangiare mangio, mi fotte assai… 😉

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Quindi, lasci?

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