Il titolo, cari i miei stronzi, è click-bait. Voluto. Sporco. Acchiappa attenzione come una calamita sul frigo piena di merda. Non sto parlando dei no-vax. Non sto facendo la guerra dei vaccini. Sto parlando di me. Della mia fiducia – programmatica, razionale, quasi infantile se volete – nella medicina.
Io sono nato in quella generazione di mezzo. Quella che si è persa l’antitubercolina con la cicatrice sul braccio – quella roba che ti marchiava come una bestia e che oggi mi starebbe pure sul cazzo perché sopra c’ho una carpa tatuata che mi è costata un fracchio di soldi – ma che ha visto partire le prime vere campagne di vaccinazione di massa contro le malattie serie. Serie davvero. Non quelle da discussione da bar. Quelle che ti ammazzano o ti lasciano storto per tutta la vita. Ed erano campagne nazionali, perché ancora si moriva. Punto.
Non sono della stagione dei vaccini contro le esantematiche, ma mio figlio sì. E io l’ho portato a vaccinarsi veloce. Di corsa quasi. Perché di morbillo si muore ancora. Di varicella pure, se ti va male. Di meningite si crepa. L’epatite ti lascia addosso roba che non ti levi più. Il tetano – sì, il cazzo di tetano – si porta ancora via la gente. E quindi io, su queste cose, non filosofeggio. Mi fido.
Ma non mi fido del medico singolo, quello che trovi lì per caso e che magari è pure bravo ma resta uno. Mi fido dei medici. Quelli veri. Quelli che studiano, scrivono, pubblicano. Quelli che passano per filtri, revisioni, gente che gli rompe il cazzo sui dati finché quello che resta è qualcosa di solido. Perché io sono cresciuto così. In una famiglia con una perversione sana: nei libri c’è il sapere. Non solo nelle poesie belle che ti fanno sentire intelligente, ma nei manuali. Quelli noiosi, quelli pieni di roba concreta.
E il manuale con cui sono cresciuto è uno solo: Il nuovo bambino di Marcello Bernardi. Un sant’uomo. Il mio apostolo personale della sanità infantile. Uno che non era solo pediatra. Era partigiano. Antifascista. Militante. Uno che non ha solo curato bambini, ma ha contribuito a mettere in piedi e far funzionare quella cosa meravigliosa che è il nostro sistema sanitario nazionale. Quella cosa che oggi tutti vogliono smontare pezzo per pezzo con quella logica da supermercato filoamericana per cui tutto deve diventare un servizio da comprare, e invece no, non è così.
Perché il nostro sistema sanitario dice una cosa semplice: un medico deve curarti. Anche se sei una merda che non ha mai pagato le tasse. Anche se hai evaso fino all’ultimo centesimo. Deve curarti comunque. E deve offrirti le cure migliori possibili, indipendentemente da quanto hai in banca. Perché la salute è un diritto. Punto. Non una concessione.
E questa roba io l’ho interiorizzata leggendo quel manuale. Non solo per le spiegazioni tecniche, ma per il buon senso. Quel buon senso gigantesco che ti dice cosa sta succedendo, quando devi correre al pronto soccorso e quando invece devi solo stringere i denti, farti un segno della croce e tirare due bestemmie perché tuo figlio non sta morendo, sta solo passando un brutto quarto d’ora e domani magari ride già.
Io sono cresciuto così. E se sono cresciuto bene – e lo sono, lo dice pure il pediatra, mica io che mi autocelebro – è anche per quello. E mio figlio, che sta crescendo bene, lo deve anche a quel cazzo di libro lì. Che sì, è datato. Certo. I giocattoli sono comunisti, le robe tecnologiche non esistono, alcune cose vanno aggiornate perché nel frattempo la medicina è andata avanti. Ma il punto non è quello. Il punto è che il buon senso resta. Intatto. Cristallino.
E dentro c’è pure Guido Crepax che disegna. Tutto. E già questo basterebbe a dire che non stiamo parlando di una robetta qualsiasi.
Quindi sì. Io mi vaccino. Sempre. Sulle cose serie non faccio il filosofo. Sul Covid mi sono vaccinato con speranza, non con fiducia piena, perché era emergenza, perché nessuno poteva avere certezze assolute. Ma la speranza era dentro un quadro più grande: la convinzione che la medicina non è una truffa, non è una cospirazione per rincoglionirci o sterminarci. Che ci sono storture? Sì. Che girano soldi? Sì, e pure tanti. Che ogni tanto qualcuno fa il porco? Certo. Ma il fine ultimo non è quello. È migliorare le condizioni di vita. E se guardi i numeri – non quelli sparati a cazzo, quelli veri – è successo.
Quella fiducia lì, la mia, non nasce oggi. Nasce da lì. Da un libro. Da un uomo. Da un sistema.
Se state per fare un figlio, quel libro lo trovate ancora. Prendetelo. Leggetelo. Poi aggiornatevi col vostro pediatra, perché non siamo più negli anni ’70, grazie al cazzo. Ma quel buon senso, quella roba lì, non la trovate altrove.
E fidatevi: serve. Anche più dei vaccini.
