Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quali sono gli oggetti personali a cui tieni di più?

Ecco il post nello stile richiesto.

Gli oggetti a cui tengo di più siete stronzi a WordPress se me li chiedete, perché solo ieri mi avete fatto fare un post sulle eredità e no, non vi permetto di costringermi a ripetere ancora una volta che sono morbosamente legato alla mia cartellina “se io dovessi morire”, alle katane, al serramanico appartenuto al nonno di mio padre che poi è passato a lui e poi a me tipo tatuaggio ultras con padre, figlio, sole al tramonto e squadra del cuore. Che poi, diciamolo, gli oggetti maschili ereditati funzionano sempre così: devono avere addosso o sangue o ruggine o nostalgia tossica. Possibilmente tutte e tre insieme.

Ma non sono gli unici.

Io sono affezionatissimo pure alla collezione Marvel che ho ricostruito insieme a mio figlio e che ormai copre praticamente tutte le saghe fondamentali dell’universo mutante e poi da Krakoa in avanti procede spedita, ordinata, maniacale, con quella follia archivistica che ti prende solo quando stai condividendo una passione con qualcuno che ami davvero. Krakoa inclusa e onnicomprensiva, sì. E sì, so benissimo che a molti quella fase ha fatto cagare. Non me ne frega niente. Io continuo a pensare che fosse una roba micidiale. E poi Carnage, che oggettivamente è uno fighissimo. O Moon Knight. O Punisher, che sono personaggi che da ragazzino prendi per gente tosta che mena e da adulto capisci che sono praticamente manuali illustrati del disagio.

I libri di studio invece no, quelli ve li potete pure tenere. I libri sono importanti ma io coi libri ho un rapporto molto prostitutivo: vi uso, vi sottolineo, vi piego, vi devasto di appunti e poi emotivamente passo oltre. Non sono affezionato ai libri di studio. Sono affezionato agli oggetti di studio.

Tipo tutto il dossier del Mostro di Firenze. Le foto. Gli appunti. Le ricostruzioni. Le robe che facevano svenire i carabinieri e probabilmente pure metà dei magistrati meno temprati. Tipo il famoso “tralcio di vite infilato tipo vaginal plug — non dildo, attenzione, il lessico è importante — nel lato A di una donna”. E no, non nel più comunista dei buchi maschili, nell’altro. Quello democristiano. Che già il fatto che io distingua ideologicamente i buchi umani dovrebbe preoccuparvi parecchio.

Oppure tutte le decine e decine di deepfake scherzosi che faccio per amici e amiche — sempre privatamente, sempre con consenso, sempre per riderne insieme, che già vi vedo pronti a trasformarvi nella commissione etica di sta minchia. E la cosa più divertente è che non avete idea di quante amiche mi chiedano il filtro che io ho chiamato “centoxcento”.

Che cos’è il centoxcento?

È praticamente una estetica. Una filosofia. Una antropologia da appartamento italiano piccolo-borghese.

Loro stanno sedute sul divano o in una cucina sgangherata, tra il ridanciano e il disinibito ma sempre in area PEGI 13 abbondante, diciamo. Salone non troppo ordinato, mi raccomando. Vestiti da “non sto ricevendo ospiti ma se proprio insiste entra pure”. Robe morbide, domestiche, appena sconvenienti. E quell’atmosfera da film dove lui non è il marito e lei lo accoglie mentre in lontananza aleggia lo spirito del Pacciani che dice “una fa entrare in casa tutti così?”

Ed è incredibile vedere quanto le donne lo chiedano.

Sul serio.

Tra mille filtri possibili chiedono proprio quello. Il centoxcento. E io non ho ancora capito bene perché. Anche voi donne siete un mistero meravigliosamente compromesso.

Non cito i bonsai perché sono forme di vita. Non cito il cane perché pure lui è una forma di vita ma ha già rotto il cazzo non riuscendo a farsi amare nemmeno grazie alla sua tenera inadeguatezza universale. Che poi è un lagotto con l’alopecia, quindi praticamente la sfiga fatta mammifero. Gli vogliamo bene eh, certo. E speriamo viva a lungo. O forse no. Scherzo? Indovinatelo voi.

Non cito nemmeno oggetti immateriali provenienti da mia moglie o da mio figlio perché loro sono persone, non reliquie emotive da mettere in elenco tipo “portafoglio”, “katana”, “fumetto raro variant cover”. Sono fuori categoria.

Il blog invece è un bene immateriale ma non ci sono ancora abbastanza affezionato. Forse perché è ancora vivo e le cose vive finché sono vive non le ami mai completamente: le stai ancora usando. Voi invece — persone, avatar, nickname, psicopatici silenziosi che leggono senza commentare — siete importanti nell’economia di me stesso perché alimentate Hulk mio ego. E va bene così. Le relazioni umane funzionano molto più spesso di quanto vogliamo ammettere come centrali nucleari narcisistiche reciprocamente alimentate.

Ah no, la Toyota C-HR non vale. È mia ma non è mia. Perché presto dovrò restituirla per prendere un’altra Toyota C-HR quando finiranno le rate. E se una cosa sai già che è a termine non ti ci devi affezionare troppo. Tipo certi amori. Tipo certi telefoni.

E infatti pure il PC non conta più. Con la nuova politica Apple dell’obsolescenza programmata ormai MacBook e iPhone vanno e vengono come le stagioni, solo che costano molto di più e durano molto meno delle stagioni di una volta.

Quindi niente.

Statemi bene.

E non aprite mai la cartellina “se io dovessi morire”.

Sul serio.

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