Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quali sono le cose più vecchie che indossi oggi?

Se mi guardo addosso oggi, la cosa più vecchia che porto indosso non è un trauma infantile — che pure sarebbe elegantemente coerente — ma un paio di DATE che hanno esattamente l’età di mio figlio più quattro mesi. 

Le comprai la notte di Capodanno del 2019, o meglio tecnicamente già il primo dell’anno, dal cellulare, mezzo brillo di cenone, entusiasmo e quella pericolosissima illusione piccolo-borghese che comprare qualcosa online alle 00:47 ti faccia sembrare un uomo dinamico invece che un coglione in pigiama che ingrassa Jeff Bezos e i corrieri GLS. 

Le prendemmo insieme io e mia moglie – ma modelli diversi, lei nere tutte nere con la striscia diagonale date fatta in borchie – perché è stata lei a infettarmi con questa passione oscena per le sneakers. Io già avevo la malattia degli orologi di scena, quindi figuratevi: bastava poco per farmi precipitare nel gorgo del “questa tomaia però ha una narrativa”.
E il peggio è che oggi capisco pure quelli che parlano delle scarpe come i sommelier parlano dei vini. “Qui senti il cuoio, qui una nota di gomma vulcanizzata, qui il retrogusto di precarietà economica e adolescenza mai elaborata”.

La DATE, prima che il mio piede decidesse immotivatamente di espandersi a mo’ di un impero coloniale britannico nel diciannovesimo secolo, era una delle scarpe più comode che io abbia mai calzato. Ma tipo comodità vera, non quella roba da influencer fitness che ti vende le sneakers ergonomiche coi nomi tipo FLEXMOVE PRO ACTIVE ULTRA e poi dentro sembrano fatte col cartone delle pizze. No. Comode come le poche cose davvero rigeneranti per il povero Fantozzi ragionier Ugo.
E resta un mistero satanico, proprio una faccenda da indagine dell’Inquisizione con frati che si guardano terrorizzati attorno a un piede non troppo peloso, il fatto che queste DATE vecchie continuino a starmi bene nonostante il mio piede oggi sia una bestemmia 46 e mezzo: pianta larga, collo alto, forma da zoccolo mitologico nordico.
Perché nel frattempo il piede è cresciuto — non chiedetemi perché, evidentemente il corpo maschile a quarant’anni decide di fare patch di aggiornamento a cazzo di cane anzi, a piede di caprone — e un sacco di scarpe sono diventate inadatte. 

Queste no. Queste resistono.
Come certi mobili sovietici che sopravvivono pure a Chernobyl e Yeltsin… o Jeltsin?

Poi però DATE deve aver cambiato qualcosa nella produzione, perché oggi il 45 mi massacra e il 46 spesso non esiste. E quindi fanciullo – no stronzo avevi capito bene ‘fanculo. 

Oltre al fatto che hanno praticamente raddoppiato i prezzi e lì io divento mia madre. Perché ok tutto, ok la moda, ok la sneaker culture, ok pure il gusto perverso di possedere scarpe che nessuno noterà davvero tranne altri malati mentali come te, ma resta sempre una scarpa di gomma.
E “scarpa di gomma” è esattamente come le chiama mia madre, che però non fa testo perché lei chiamava le Converse “scarpe di pezza” e da bambino non me ne volle mai comprare un paio. Troppo Jannacci, per lei.
Troppo “el portava i scarp del tennis”.
Troppa la paura ancestrale che suo figlio sembrasse uno di quei poveri sventurati e sfortunati che voi chiamate barboni e io — con dolore autentico nel cuore ma anche col feroce bisogno di dissacrare — chiamo ceppi da legna, perché almeno se lo dico io in modo brutale magari qualche altro stronzo evita di trasformare davvero un essere umano in una caricatura.
Che poi è il problema di questo mondo: tutti vogliono sembrare buoni ma pochissimi hanno il coraggio di guardare davvero la miseria senza farsela venire comoda, instagrammabile e con la citazione di Pasolini sotto. Quel poveraccio di Pasolini, ancora senza verità e giustizia.

Comunque sì, queste DATE sono la cosa più antica che ho addosso.
E sembrano quasi nuove, che è pure offensivo verso la mia carta d’identità.
Sono basse, linea Low Hill, molto semplici ma con quel gusto da “ho letto una rivista giapponese di design nel 2011 e non mi sono più ripreso”.
Hanno inserti patchwork in tweed, gomma battuta, gomma vulcanizzata, velluto a coste.
Tutto sui toni del bianco tranne il tweed che fa il tweed e il velluto che è nero. 

E poi la banda diagonale, singola, discendente, che sembra quasi una Adidas che ha deciso di smettere gli steroidi e andare in terapia. E ripeto: comodissime.
Di quella comodità che quando torni a casa non hai voglia di togliertele subito. Che è una forma d’amore rarissima persino tra esseri umani.

Ah sì, dettaglio fondamentale: io i lacci li allaccio ancora.
Sempre. E pare faccia sfigato.
Lo sostiene mia moglie, convinta che io abbia le turbe mentali residue di quando mia nonna mi metteva in piedi sul tavolo per vestirmi.
E attenzione, perché questa è una di quelle immagini che uno psicanalista serio si appuntava sul taccuino e poi mi seguiva fino a casa.
Però io lo ammetto: ho sempre avuto la fantasia che a mettermi in piedi sul tavolo fosse una qualsiasi mia compagna, ma per questioni decisamente meno sartoriali e molto più porno-cattoliche.
Ancora non l’ho detto a mia moglie, anche perché ci manca solo di dover spiegare perché improvvisamente ho sviluppato un fetish da mobilificio veneto e Ultima Cena di Nostro Signore.

Cioè, non so perchè, pompino.

Ah, dimenticavo pure la punta in crosta morbida, bianco sporco già dalla nascita. Che è un dettaglio meraviglioso perché sembra dirti subito: “guarda che io sporca ci sono nata, non mi devi preservare”. Anzi, no… “Sciupami!” che è un verbo che arrapa, se detto bene, al momento giusto.

E in fondo forse è per questo che mi piacciono così tanto. 

Perché le DATE hanno quella dignità rara delle cose fatte per durare senza sembrare immortali per marketing. Se avete il piede giusto, ve le consiglio davvero.

Una cosa però va detta chiaramente, quasi scolpita nella pietra tipo comandamento inciso da uno stilista lombardo strafatto di minimalismo: le DATE sono eterne.

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10 risposte

  1. Avatar Antonio Gaggera

    Jeff Bezos si arricchisce di sicuro, ma i corrieri molto meno e quello che guadagnano se lo sudano alla grande.

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Questo è certo!

  2. Avatar Luisa Sax

    non conosco le DATE ma indosso le DUDE… molto comode e di stoffe di mille colori, ma la forma sempre identica… comunque anche a me con l’età si è ingrandito il piede da 37e mezzo a 40…

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Mi conforta, non sono l’unico con questa maledizione 😉

  3. Avatar BACCO LU

    Penso la cintura. Ma non riesco a ricordare la data. Non ricordo di averla comprata. Non credo me l’abbiano regalata. Ma la indosso tutti i giorni perché le bretelle le trovo scomode 🖖🖖🖖✌️✌️✌️

    1. Avatar Domenico Mortellaro

      Le bretelle sono principalmente da psicotici.

      1. Avatar BACCO LU

        Effettivamente mi vengono in mente persone problematiche con le. Bretelle, a partire dalle iene. Vecchio film osannato che mi fece quasi vomitare per le violenze narrate

      2. Avatar Domenico Mortellaro

        Maddai… davvero le Iene lo trovasti vomitevole?!

      3. Avatar BACCO LU

        Eh sì quella cosa dell’orecchio tagliato non la digerii!

      4. Avatar Domenico Mortellaro

        Ma è forse la parte migliore del film: un Madsen magistrale!

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