Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Allora, tipo, attenzione perchè prima del post ci sta una piccola richiesta. E se tipo non mi aiutate siete davvero stronzomerdoni, perchè basta un commentino.

Potreste scrivere per piacere – vedi quanta educazione! – in commento da quale strumento mi leggete e come vi siete imbattuti in questo preciso post? Non è una domanda idiota ed è rivolta soprattutto ai lettori nativi di WordPress, avrete notato il cambio di registro quindi mi immagino capiate che è una domanda seria.

Ve lo chiedo per comprendere due cose strane che si stanno verificando.
E quanto queste influiscano sul fatto che di colpo le visite si sono contratte.

1 Le quary che vedo dal telefono e a cui rispondo a prima mattina, il prompt che chiamo “Prompt del cazzo” al quale rispondo, da cellulare è “Domanda X” con tag X. Da computer risulta invece “Domanda Y” con tag Y e quindi è evidente – credo – che voi non lo leggiate se andate a curiosare tra quelli scritti. Di qui la domanda: da dove venite?

2 Usate sempre il reader come funzione per leggere questo blog? E nella mattina vedete sempre il mio post comparire? O mi cercate qui indipendentemente e magari scoprite che è comparso un nuovo post che non avevate notato o non vi era stato notificato?

Non è vero che siete stronzomerdoni e che non valete un cazzo. Siete utili al mio ego, lo sapete… e sto cercando di capire perchè il mio ego da 90 visite al giorno di colpo si è afflosciato – al netto dell’essersi ripulito progressivamente di amici dei zionizti che si sono evidentemente chiamati fuori sparendo dopo il post in cui dicevo che izrael è il posto dove mai andrei, nemmeno molto pagato. E al netto dall’essersi ripulito di una serie di persone molto poco cristiane e molto poco intelligenti che hanno incredibilmente valutato SOLO come osceno il mio post su Santa Teresa – e qualche altra amenità.
Ma quelli sono lettori che non mancano, manco per scherzo!

Ora, il post del giorno!

Premessa indispensabile: scriviamo su richiesta. Non nostra. Del proprietario di questo blog, che ha voluto la forma e il timbro: cronaca, non confessione. Terza persona, distanza operativa, come se ci fosse un taccuino e qualcuno incaricato di usarlo. L’innesco è recente: un ricordo riemerso mentre altrove — su un altro spazio, un altro post, un altro fattaccio non difendibile — la memoria ha fatto quello che fa quando trova un appiglio. Ha tirato. Questo è ciò che è venuto su.

Puglia. Provincia di Bari. Un paese che finisce in “-azzo”, che già di suo funziona come una chiusura secca. Primi anni del nuovo millennio. Un’auto parcheggiata sotto casa, polvere fine sui vetri, odore tiepido di plastica al sole.

Una madre entra. Apre il cruscotto. Sotto il libretto dei documenti, preciso, come messo lì per non essere trovato, un tubetto. Vaselina. Base acquosa. Marca Carlo Erba. Non grande. Sufficiente.

Già aperto e parzialmente usato.

Il tempo si accorcia di colpo.

La donna non è una che urla. Fa conti. L’auto è una Daewoo Lanos, condivisa: lei, il marito, il figlio maggiore — proprietario del blog — nessun altro. Mai. C’è una regola: mai prestarla a sconosciuti. Regola ripetuta, sedimentata. Quindi no, non è entrato nessuno da fuori.

Restano dentro, certe domande.

Il marito è una domanda che non si formula. Non subito. Non con quelle parole. Il maggiore è una domanda che non ha ancora una frase. La donna sceglie il minore. Giro largo. Larghissimo. “Tuo fratello che combina?” “Tuo fratello con chi esce?” “Tuo fratello con la macchina…?”

Il minore capisce prima delle parole.
Il minore è di solito quello che combina casini, in famiglia. E per la prima volta sente il dubbio sulle spalle di quel maggiore mai raggiungibile, inarrivabile come modello. Sempre usato come metro di paragone per la sua impresentabilità
Sente il peso del momento. Sente l’occasione.
Rivincita.
Allora innesca il meccanismo perfetto: pantomima.
Fa quello che fa sempre quando sente odore di trappola: si chiude.
Spalle strette. Risposte corte. Omertà.
Per inventare e per prendere tempo.
La madre crederà che c’è qualcosa sotto, come sempre.

Questo infatti peggiora tutto.

La madre introduce l’oggetto.
Lo nomina.
Spiega il ritrovamento.
Il minore ha un secondo — uno solo — in cui potrebbe spegnere. Non lo fa. Sceglie altro. La vendetta fredda, calibrata.

Non inventa: costruisce. A strati.

Comincia piano. Dice che sì, il maggiore ultimamente è diverso. Sfuggente. Sempre di fretta. Soprattutto quando usa l’auto. Non insiste, però, nella narrazione. Lascia vuoti intenzionali e pesanti, fin troppo presenti.

La madre riempie: un’altra ragazza?
L’ennesima?
Una nuova storia parallela alla storia ufficiale che non si può chiudere?
Sì: dev’essere per forza così.
Il minore finge un inciampo. Un “forse” messo male, come si mettono le bugie quando devono sembrare verità.

Poi ritratta. No. Niente altre ragazze.

Silenzio.

Aggiunge un fatto noto. Quando non è con la sua ragazza e non ci sono altre ragazze, il maggiore sta sempre con una persona. Il minore si ferma lì, non la nomina.

Lascia che sia la madre a dirlo. L’amico! Quello di sempre! Quello con la sorella grande.
Nome detto a bassa voce, ma detto.

Il minore cambia passo.
Un mezzo sorriso, sbagliato. Si gira.
La madre chiede.

Lui lascia cadere una frase: “Tu l’hai detto, eh.”
Non spiega. Non serve.

La domanda arriva comunque. Diretta.
Cosa ci si fanno con quella roba?
Perché nasconderla?

Il minore allora prova a uscire.
Viene fermato.
Una volta. Due. Tre.
Tiene la linea. Glissa.
Poi cede, come se non volesse.
“Non farmi dire cosa fanno mio fratello e il suo amico, tra di loro, con quella porcheria.”

Tutto è compiuto!

Segue una settimana — poi due — di clima controllato male. La madre cambia postura. Più fredda. Più presente. Più attenta. Le domande al maggiore slittano di lato: le ragazze, ma senza colpa; le serate, ma senza accusa. Telefonate a ore strane. Sempre più telefonate, ad ore sempre più strane. Scuse fragili. Un controllo che non si nomina.

Il maggiore non capisce.
All’inizio. Poi sì.
Perché la pressione non è coerente.
Perché manca un pezzo.

Alla fine chiede. Con calma.

“Che succede?”

La risposta non è una risposta. Parte un vero e proprio attacco.
“Che problema hai?” detto da lei a lui.
L’asse si inverte.

Lui prova a rimetterlo in linea. Non ci riesce.
Lei accelera. “Non devi nasconderti.” “Se state bene tra di voi.” “Se è una cosa sana.” Frasi buone, messe nel posto sbagliato.
Lui resta fermo. Non aggancia.

Lei insiste.
“Non mi mentire.”
Mi fai sentire malissimo.
“Sembra che tu abbia più paura di noi che del mondo fuori.”

Il discorso si stringe.
Diventa personale. Definitivo.

A quel punto lui chiede il fatto. Nudo. Senza contorno.

La madre lo consegna. “Parlo di quello che fate tu e il tuo amico con quella cosa che nascondi nel cruscotto. Che bisogno hai di nasconderti da noi?”

Tre secondi.

Il maggiore allinea. L’amico. Il tatuaggio al polpaccio. La vaselina, usata a orari fissi, anche la sera. L’abitudine ossessiva. Ricorda di avergli detto di non lasciarla in vista. Di metterla nel cruscotto. Ricorda anche il precedente — una storia con i carabinieri e un oggetto fuori contesto — e la decisione di evitare repliche. Ricorda la speranza: se lo trova la ragazza che non gli permette di mollarla, che ha il vizio di giocare a fare la detective, magari si convince.

Tutto torna.

La frase esce secca. “La vaselina?! Ma è per il tatuaggio al polpaccio! Che cazzo vai pensando?” Non alza la voce. Non serve. Anzi ride.

La madre cede, invece. Piange. Chiede conferme. Più di una. Tante. Si aggrappa alla versione corretta come a un appiglio che non si fida a prendere. Poi, quando finalmente si convince, chiude il cerchio nel modo più semplice che ha: una maledizione domestica, antica, diretta al minore.

“Quel maledetto di tuo fratello.”

Postilla.

Quello che è successo tra i due fratelli dopo — tempi, modalità, strumenti — resta fuori da questo pezzo. Potrebbe diventare un altro. Forse ancora affidato a questa mano. Forse no.

Carla Ferranti (1978) è giornalista freelance con un’impostazione da assalto frontale: nome, tono e metodo coincidono. Scrive come vive le cose che contano, senza ammorbidire nulla. Ha pubblicato Bari non è una metafora (e altre cose che non si possono dire) e Apocalisse condominiale. Cronache inutili di una fine annunciata, entrambi per Edizioni Sottopiano, micro-casa editrice indipendente con sede dichiarata in un seminterrato abitato da tre soci e un gatto diffidente.

All’apparenza aggressiva e intransigente, è in realtà una donna di principi larghi, sposata con un ex atleta dilettante, madre di due figli e proprietaria di un jack russell ipereccitato e assicurato per danni a terzi. Coltiva hobby rumorosi e sociali: lunghe discussioni da bar, fit-boxe in solitaria come forma di controllo della rabbia, recensione di sigarette elettroniche. Beve cocktail secchi, secchissimi, senza guarnizioni inutili. Quando qualcosa la colpisce davvero, si concede articoli brevi sui microdrammi quotidiani. Scrive al vetriolo perché considera la tenerezza una forma di disattenzione. Nessuna indulgenza per se stessa nè per gli altri. Forse per il suo cane.

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10 risposte

  1. Avatar Nemesys

    Personalmente ti leggo dal Reader sul PC e vedi le notifiche dei tuoi post su Jetpack dalli smart dove poi apro il post e lo leggo. Per quanto il cali che vedi, ultimamente è comparso a diversi utenti dev’essere un bug di Wp – uno dei tanti – ma non preoccuparti poi torna a pisto e rivedrei il nuovo mero esatto di coloro che ti seguono e leggono. Non so da quanti anni tu sia qui in piattaforma ma comunque ogni anno da maggio in poi, c’è sempre un calo di lettori in ogni blog poi a settembre ritornano tutti a leggere. Spero di avere risposto esattamente alla tua domanda se fosse no allora, pardon! Vuol dire ahimè che già al primo sole, mi sto rincretinendo figuriamo ai i mesi a venire….

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Allora, l’importante è essere in reader. Poi che non compaia a nuovi utenti nella pull di argomenti del giorno, ci sta perchè non ho idea del perchè esista idiosincrasia tra la domanda da cell e quella da computer. I crolli che ho visto sono anche proprio di persone. Ma sono concomitanti a post chiaramente molto divisivi e ci sta non si deve piacere a tutti. Poi, figurati, tra splinder e WordPress bloggo da dieci anni a targhe alterne e l’estate giustamente si sta meno sul PC – viva Biondoddio. Poi non è che mi faccia un problema di ego, era proprio “per la scienza!”
      Grazie mille comunque, davvero!

  2. Avatar 2010fugadapolis

    Odio scrivere cose inutili ma non posso esserti d’aiuto perché io vengo qui tutte le volte di proposito.
    Cioè proprio nel senso che scrivo nella barra degli indirizzi “quindi si nudo e crudele” e poi clicco sul primo link. A mano, tutte le volte. Tu dirai: “ma metti un bookmark, un preferito, un so’ncazzo”… NO. A mano. Come faccio con tutti i Blog che seguo. Non ti dico per imbroccare quello dell’Allegropessimista che lo devo scrivere almeno tre volte perchè mi viene “unallegropessimsita”, “unalegropessmitsa” e poi forse alla terza quello buono. Non uso il Reader, quindi non so.

    Colgo l’occasione per far rilevare alla S.V. una cosa (che mi puoi tranquillamente dire “fatti i cazzi tuoi”, dato che quasi certamente è voluta, ma vai a sapere i casi della vita): ho notato che il tuo nome sopra l’avatar a fianco ai commenti che lasci nei blog non è “cliccabile”, nel senso che nel profilo Gravatar o WordPress non l’hai collegato all’indirizzo del tuo Blog. Ripeto, non è che pisci dal ginocchio, quindi probabilmente è una cosa fatta di proposito, solo per dire che faciliterebbe l’instradamento dei lettori qui. Uno legge un tuo commento da una parte, dice “fammi vedere chi è questo”, clicca sul nome e arriva qua.

    Vabbè, mi faccio i cazzi miei 😀

    Comunque, non so perchè, ma avevo immediatamente collegato la vaselina ai tatuaggi. Non sono pratico di tatuaggi ma so che si usa perchè una volta mentre stavo in farmacia a comprare non ricordo cosa è entrata una ragazza (per inciso una strafiga col botto) e ha chiesto un tubetto di vaselina, così, davanti a tutti. Sentendosi forse in dovere di spiegare, ha mostrato a tutti gli astanti il suo avambraccio tatuato di fresco e impacchettato nel Domopak. Non ho resistito e le ho detto: “mi raccomando, abbonda, più ne metti meglio è”. Mi ha guardato come una merda. Devo ricordarmi di non fare più battute del genere, che ormai a passare per vecchio porco ci metto un attimo… 😉

    Da ultimo, forse mi saprai aiutare nel far luce su un dilemma che mi assale da tempo: cosa spinge un essere umano ad acquistare una Daewoo Lanos?

    1. Avatar Walter

      Mai dire mai, l’auto che ho adesso la schifavo prima di comprarla (e apprezzarla)…

      1. Avatar 2010fugadapolis

        Sul “mai dire mai” mi trovi in sintonia (non scrivo d’accordo perchè qui gli apostrofi sono bannati quindi verrebbe fuori “daccordo” e non ce la posso fare).
        Oggi come oggi se trovassi una NSU Prinz marciante (rigrosamente verde bottiglia) farei carte false per comprarmela e nel tempo sono andato in giro con mezzi atroci, ma fa parte del mestiere e ci sta. Però, le Daewoo per me sono come le Dacia: me ne tengo lontano il più possibile, di tutti i cessi che ho guidato l’unico che mi ha lasciato veramente a piedi in mezzo ad una strada è stata proprio una Daewoo (anche se marcata Chevrolet, il che è una bestemmia in sé). E non gliela perdono.

      2. Avatar 2010fugadapolis

        Calcola che nel 1991 (non c’era ancora la variante della A1, quindi tutto il tratto appenninico con tutti i camion visto che era giorno feriale) ho fatto Milano-Roma su una Citroen 2CV che era stata ferma con le galline dentro per anni. Beh, molto meglio quella che qualsiasi Daewoo abbia mai guidato. Ci ho messo più di otto ore, ma mi ha portato a casa.

  3. Avatar Walter

    Prima di tutto, mi capita di usare la vaselina quando d’inverno si crepa la pelle delle mani, tipo terra d’argilla al sole d’Africa, che la crema mani non fa un cazzo, si va di vaselina.
    Poi, io ti seguo nel reader sul computer, o telefono, come seguo tutti gli altri. Mea culpa, vado poco sulle homepage di ognuno.

  4. Avatar Vittorio Tatti

    Sono vecchia scuola e faccio quasi tutto da computer.
    Leggo tutti gli articoli sul lettore di WP, ma se sono programmati devo aggiornare la pagina perché non compaiono in tempo reale.

  5. Avatar La Manu

    Che mi tocca pettinarti con un pettine di l’ego. Vengo dalla terra di mezzo, in genere dal cellulare mi arrivano le notifiche via mail, che se poi non ti trovo, ti vengo a cercare, tanto tu hai la scrittura compulsiva, e ti si assume mattina e sera e non sempre lontano dai pasti, il tutto in un meraviglioso tubetto

  6. Avatar Sandro Battisti

    dal reader.
    ma lascia perdere il capire le statistiche, per esempio oggi ho avuto 4 volte visitatori unici. altre volte ne ho la metà o meno.
    e vai a capire che minchia succede.
    è un po’ come ridurre a razionale il traffico di Roma

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