Quale luogo del mondo non vorresti mai visitare? Perché?
Il posto che non vorrei visitare mai, ma proprio mai e poi mai nella mia vita, è Izrahel — sì scritto così, sbagliato apposta, con lo spelling preso a calci nei coglioni fortissimo con le Cult — perché il mio è un gesto insieme rivoluzionario e prudenziale, cioè innanzitutto di igiene proprio digitale e di pensiero (è un nome che sa di sangue di bambini e di donne e di aceto, l’unico disinfettante che esista ancora oggi a Gaza) io non è che ho paura ma diciamo che se esiste un posto dove uno si sveglia la mattina e decide di farti esplodere il frullatore mentre stai preparando la vellutata o il Bimby connesso a internet perché sei un uomo moderno che facilita la vita a sua moglie, ecco magari io quel posto lì lo tratto con diffidenza e schifo, con una certa igienica distanza e rigetto anche lessicale, con un certo “stai là che io sto qua perchè voi non siete esseri umani” che è anche una forma di sopravvivenza elementare.
Perché parliamoci chiaro: qui non è che si parla di turismo, di “ah che bello vado a vedere i monumenti”, qui si parla di un posto che si presenta come stato ma a me sembra più una roba costruita con la logica del “a Roma ho fatto il giro del Campidoglio… e adesso rivoglio la poltrona”, cioè una presa di possesso con retorica schifosa allegata, un furto piùccheplanetario con didascalia spirituale, e io queste cose le ho già viste nella storia, le abbiamo già viste tutti, e fanno sempre schifo allo stesso modo anche quando cambiano nome, bandiera, narrativa.
Non rompetemi il cazzo, lo sapete, le critico anche e soprattutto quando le facciamo noi.
I trent’anni di guerra per la vaginoplastica di Maria di Nazareth vi ricordano niente?!
O era il selvaggio west, coi nativi americani spazzati via come fossero fastidi logistici, poi la Cina con l’oppio venduto come se fosse caramella mentre si costruiva una dipendenza di massa per fare cassa, poi il Congo Belga con le mani tagliate e le storie che tornano indietro come il karma quando meno te lo aspetti — e nel mio paese, quello con la desinenza in -azzo, negli anni ’50 è arrivata pure la cassetta del prete missionario: dentro un femore, un’ulna, un radio, lo scollino, un paio di occhiali con un buco di proiettile nella lente e un bigliettino scritto in congobelghese stretto con su “era buono, comunque!” — perché poi il mondo è circolare, ti mangi la gente e prima o poi qualcuno ti mangia a te nella storia, e non è nemmeno ironia, è contabilità.
E perchè si sappia: hanno fatto bene a mangiarselo; certe missioni durante i processi di decolonizzazione erano la mano del demonio. Spero sia stato digerito senza problemi.
E quindi no, io non voglio andare in un posto dove la quotidianità è programmare il genocidio del popolo a cui vuoi rubare la terra, non voglio andare in un posto dove le scritture — che poi qualcuno ti dice pure che valgono anche per te, che siamo tutti nella stessa grande favola solo che noi siamo la continua buona — contengono robe tipo “i figli dei nemici vanno sbattuti sulle rocce”, che sembra una ricetta per il polpo arricciato ma con i bambini al posto del mollusco, e tu dovresti pure far finta che sia metafora, che sia contesto, che sia interpretazione, ma io quando leggo una roba così penso solo che c’è qualcuno che ha bisogno urgente di essere fermato, altro che esegeti.
Non voglio andare in un posto dove un essere umano può essere detenuto, abusato, trattato come una cosa anche se ha dieci anni, perché lì non è più politica, non è più conflitto, è proprio la perdita totale della misura, è la discesa nel pozzo senza fondo dove smetti di distinguere tra guerra e sadismo e ti racconti che è sicurezza. Il tutto con uno dei loro pretacci immondi, sconfessati anche dagli ortodossi correligiosi, che benedice la storia cercando un versetto – perchè c’è sempre un versetto porno in quel libro – che nobiliti questo randello nel sedere anche di un bambino!
Non fate i puliti, voi col colletto bianco e non colle freccine: nelle celle dell’ESMA in Argentina o negli spogliatoi dello stadio di Santiago del Cile, negli anni ’70, i preti benedicevano con la croce in testa i dobermann addestrati a scoparsi in culo i comunisti e le comuniste, come tortura. Non fate i puliti con me! E se vi sentite offesi dal linguaggio, pensate al cazzo di un dobermann nel culo prima di farmi lezioni di morale o di spoiler applicati ai deboli di spirito! O pensate a un bambino di dieci anni detenuto, abusato quotidianamente con un randello nel culo da dieci energumeni invasati di versetti della torah e deficienza erettile. E da un prete che dice alla donna “ciuccia serva di Dio, se no non mi si alza… tanto lo PRESCRIVONO le scritture – e nemmeno costa!” e non lo dico io ma lo trovate qui: “…il suo frutto è dolce al mio palato” (Cantico 2:3) E bel concetto che si ha delle donne da quelle parti.
Non voglio andare, parlando di donne, in un posto dove tutte le comunità attualmente incentivate dallo stato con finanziamenti che il nostro 110% è spiccioli a confronto sono comunità dove la donna ha ruolo di “fattrice” – mucca da monta – per partorire e accudire dai 7 ai 10 figli – e se il marito non è buono, a turno gli altri fratelli – Deuteronomio 25:5-10 – e queste dovrebbero essere posizioni di cui ragiona il movimento femminista non un cazzo di maschio patriarcale che invece dovrebbe ragionare con la logica del “Azz, si fotte, qua! E le deve pure piacere se no è empia!” Io la donna la rispetto come essere umano, non come cacafigli.
E non voglio andare in un posto dove si inventa pure un’arte marziale millantandola come “la più letale al mondo” per usarla contro donne e bambini, perché poi sul ring con uno qualsiasi prendi schiaffi e ti metti a piangere e a invocare le leggi sull’antisemitismo mentre quello, se proprio vuole essere preciso, ti dice pure “this is for Gaza” mentre ti ricorda quanto sei ridicolo fuori dal tuo contesto protetto con la tua arte marziale letale solo contro donne e bambini – visto che il sottoscritto dall’alto di una banalissima cintura arancione, terzo basso gradino della scala di karate, ti ha cappottato facendoti un male inverecondo – e godendoci, lo ammetto – e dicendoti poi “sorry, didn’t seem you were elected” ossia “perdono non sapevo che eri eletto” – ma questo era sionista, non ebreo.
Non voglio andare in un posto dove un padre non sa se tornerà a casa dal lavoro perché dipende dall’umore di un soldatino del cazzo a un checkpoint, uno dei mille reticoli che spezzano una terra che non è nemmeno la tua, e la scusa è sempre la stessa, “eh ma il terrorismo”, mentre tu controlli i semafori, le reti, le comunicazioni da quindici anni e dovresti farmi credere che non sai, che non puoi, che sei cieco? No, non sono cieco io. Non voglio andare in un posto dove la mortalità dei bambini in emergenza sanitaria comune è del 74% ai check point perchè i piccoli soldatini o soldatini hanno il cazzo girato quel giorno – visti i numeri sono suscettibili ai cazzi girati, dovrebbero tornare a fare i postini o i tubisti come il resto dei nove mesi dell’anno perchè forse come soldati non sono buoni a gestire lo stress. O forse sono solo addestrati a sopprimere l’umanità. E quindi se non sono umani è fisiologico che chi è umano li tratti come oggetti – e tante volte creda sia giusto essere con loro maleducati.
Non voglio andare in un posto dove dolciumi e giocattoli non possono entrare perché “devono soffrire tutti”, perché bisogna “abbassare il morale partendo dai bambini” (cit.), creare ansia sociale, far implodere la dignità a partire dai bambini, e questa non è strategia, questa è crudeltà sistemica travestita da necessità.
E non voglio andare in un posto che si scrive addosso di essere il popolo eletto, perché su quelli che si credono eletti io ci piscio sopra senza neanche togliermi la giacca, perché l’elezione, quando diventa identità politica, diventa sempre un’arma, sempre un lasciapassare per fare porcate convinti di avere la benedizione incorporata.
Ah, perchè lo sappiate, io le cose che scrivo le faccio. E sto ancora aspettando la denuncia per il ceffone che chiaramente non hanno esposto come la storia della pizzeria in cui hanno fatto parole, quei due, che giravano a fine primavera dello scorso anno in giro per il sud Italia rompendo il cazzo a chiunque parlasse “pro-Pal”. Perchè tu in mezzo alla strada non ti avvicini a me toccando la kefiah che porto ORGOGLIOSAMENTE AL COLLO DAL 1996 dicendo parole come Amas e Adolfo. Perchè ti mollo una pezza e ti prendi del zionista di merda punto e stop. E peccato ci fosse un amico a fare il video dall’inizio e io gli abbia detto in perfetto inglese “Ho il tuo video ammazzabambini, vai a denunciarmi e vediamo!” fornendogli poi nome e cognome.
Ah, sì, non venitemi a parlare di pacifismo e non-violenza.
Sono categorie che accetto come tensione politica universale. Deve essere però chiaro che a chi guida il potere come fosse una bicicletta personale non puoi andare a dire “scusa mi faresti fare un giro?” perchè non funziona, spessissimo. Deve essere chiaro che quando sei aggredito, DEVI difenderti. E quando uno viene a fare il cazzone con te, se sei dalla parte della ragione davvero e lui è davvero nel torto, devi fargli immediatamente passare la voglia di fare il cazzone. E credetemi, se tutti. nel pianeta, avessimo cominciato a boicottare socialmente gli izraeliani, qualche cosa sarebbe cambiato prima.
E nessuno si azzardi a fare il furbo e a spostare il discorso e tirando fuori la parola antisemitismo: io non sto parlando degli ebrei, non ho mai avuto niente contro gli ebrei, anzi, difendo gli ebrei, difendo la memoria della Shoah, difendo quel “mai più” che oggi rischia di diventare una frase da manuale se non la tieni viva, e proprio per questo dico che il problema sono i zionisti, è quella deriva lì, quella politica lì, quella struttura di potere lì.
Perché oggi, in Italia – e massimamente dovrebbe ascoltarmi la Segre che però tante cose non le vuole capire – con un governo che ha pure le sue radici sporche, che ha avuto nonni che gli ebrei li hanno perseguitati davvero, che li hanno cercati casa per casa, oggi quella stessa memoria si studia male, si svuota, si banalizza, e il rischio enorme è che la gente senza strumenti, senza cultura, davanti alle porcate che vede, fatte da un gruppo di stronzi che programmaticamente comincia dai bambini per uccidere il futuro della questione, finisca per fare di tutta l’erba un fascio, e allora sì che perdi tutto, perdi il senso, perdi la distinzione, perdi la verità.
IO con mio figlio i discorsi li devo aggiornare mattina pomeriggio e sera, perchè lui che non ha studiato certe cose, correttamente, dice tutta quella gente là brutta. E dove vede una stella a sei punte, anche se è una sinagoga e con izraele non c’entra niente, non ci vuole entrare perché, (cit.) “quelli ammazzano i bambini come me, quelli hanno ammazzato tutti i cuginetti di Muhammed” – sì ne abbiamo parlato della nostra famiglia di gemellati e protetti.
E invece no, la distinzione va fatta, sempre, anche quando ti costa fatica, anche quando sei incazzato, anche quando vorresti prendere tutto e spaccarlo, ma distinguere è un gesto necessario. Ed è un dovere storico.
Anche perchè, la gente come la piccola Anna Frank, spessissimo, in quel periodo storico, era venduta dalla gente come Smotrich – vedete da dove viene quella famiglia, vedete quando è arrivata in izrael, vedete come ha fatto a scampare alle persecuzioni come unica famiglia che si è salvata!
E quindi no, Izrahel io non ci vado, non ci metto piede, non ci metto neanche la fantasia, perché io con certi posti ho deciso che non voglio avere niente a che fare, e questa non è ignoranza, non è chiusura, è una scelta, sporca, rabbiosa, ma lucida.
Perché alla fine, in mezzo a tutta questa merda, una cosa la voglio tenere pulita: la possibilità di dire da che parte sto, e soprattutto perché.
Perché noi, nonostante tutto, dobbiamo ancora provarci.
A essere umani.
E anche la rabbia, se correttamente direzionata, è un nobilissimo sentimento umano.
LO diceva un vostro santo, Agostino.
La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.
E che è lo segno se non la rabbia? Non chiediamo a uomini obbligati alla mitezza di essere crudi, per quello ci sono persone come me che sopportano il peso di apparire stronzi pur di non mandarvele a dire.
