Ma Bocchino non c’ha amor proprio, quindi forse no.
Ci arriviamo tra poco a spiegare questa roba, fidatevi.
Fra poco e qui, senza nessun tipo di mettengulismo – a voi.
Che vuol dire che non vi sto prendendo in giro o sodomizzando retoricamente.
Da mettere nel culo.
Il problema serio, serio veramente, di oggi, sono le ucronie.
Le ucronie sono degli espedienti letterari.
E hanno anche a che fare non solo come assonanze con le emicranie.
Succede quando funzionano male, le ucronie.
Ma i mal di testa che fanno venire sono alla testa di sotto.
Cioè allo scarico del secondo cervello. Cioè al culo.
Le ucronie sono quel gioco di finzione banalmente definito da quei lessicalmente limitati degli inglesi “What if” e quindi la generazione dei futuri narrativi partendo da uno snodo problematico di partenza.
Che ne sarebbe del mondo che conosciamo “se”…
Hitler avesse vinto la guerra.
Gesù di Nazareth fosse davvero morto e non avesse dato dunque i natali insieme alla Maddalena alla dinastia merovingia.
Il Principe Filippo non avesse mai fatto quel viaggio in Nigeria in cui conobbe quel sacerdote che gli propose di creare quella triade insieme al sarto cinese per governare il mondo.
Proponga il candidato un mondo alternativo.
Il mio preferito è “Che cosa sarebbe successo se avessi incontrato la celebre giornalista e opinionista italiana Marianna Aprile e lei si fosse davvero innamorata di me”. Cioè, io.
E non permetto a nessuno alcun tipo di illazione sulla professionista in questione perchè è una persona specchiata di cui ho enorme e somma stima. E perchè sapete benissimo che quando sono serio non ci metto mai e poi mai nulla di mezzo per parlare di altro.
Ma sarebbe comunque tutta una nuova vita, un nuovo universo narrativo del me medesimo e quindi, tecnicamente, una Ucraina.
Ora, le ucronie però sono anche altro.
Attraverso metonimie.
Sono tempi. E tempi differenti, giusto?
Quindi possono anche essere sfasi nella programmazione di questo cazzo di blog che amo tantissimo ma che è invischiato in un sistema non sempre performante come WordPress che mi trucca il di tutto di più proponendomi una maschera oraria bipartita con AM e PM e io è la seconda volta di merda che mi impattano ed esce il post che ho pensato al pomeriggio a mattina.
E non va bene, cazzo!
Perchè a mattina io posto il post risposta di quel prompt del cazzo che WordPress propone e che serve a conoscere lati di me diversi – tipo con quale dito mi pulisco l’interno delle faroge o con quale dito mi gratto il culo per poi odorarlo come tutti i maschi post-puberi.
Il pomeriggio invece esce il post che io programmo in largo anticipo parlando di altri cazzi e che di solito ne scrivo anche quattro o cinque al giorno dipende dall’ispirazione reciproca tra blog e romanzo e dal tempo libero a disposizione.
Ed è necessario che siano così ripartiti perchè nessuno offuschi l’altro nel reader.
E invece oggi…
Oggi sono costretto a riscriverne un altro per segnalarvi questa cosa.
E allora vi linko i post qui, con comodità, proprio come se fossero elettrodomestici progettati e realizzati per essere utilizzati anche da persone con scemate capacità intellettive – un percorso a prova di mongoloide insomma.
Se volete sapere quale è il mio superpoteri dunque, cliccate QUI. Leggetelo, è anche triste e sensibile – caso stranissimo, qui.
Se invece vi interessa la digressione sul paraurti della 127 per ragioni che esulano il modellismo cliccate QUA. Leggetelo, c’ha dei bei rimandi.
E ricordate che come ho fatto io qui e qua non hanno accento. Esattamente come Quo che è il nipote incompreso di Paperino non avendo dignità glottoligica in italiano. E dunque ha il mio massimo affetto da comprensione, perchè tra incompresi, come negazioni reciproche, non ci si afferma ma ci si capisce.
Che cazzo c’entra Bocchino, allora, mi direte?
Ogni promessa è debito.
Io ho sempre avuto una fiera propensione per le parole della mia tradizione orale. Sì, orale, chiara allusione.
E però in barese, la fellatio si chiama Bocchino.
Non esiste il pompino, ma proprio per niente.
E la pratica in questione è qualcosa di riconciliante, lo ammetterete.
Anche le donne, a meno che non si imbarazzino coi fluidi e i sapori se dopo ti devono baciare, di solito trovano molto piacevole e gratificante ricevere l’equivalente femminile che ha altri nomi strani tipo “marinata” – nomi più culinari e socialmente accettabili, riconosco.
E comunque il termine Bocchino ha anche quel suo connotato un po’ “volgare” – rispetto a pompino che è comunque un vezzeggiativo – che ti scarica e ti permette di non aver bisogno, successivamente, di liberarti con altre parole più turpi, volgari e socialmente degradanti per la partner – tipo puttanaccia sifilitica o troiaccia serpe che sei (cit. Pacciani) o bagasciona – che sono comunque cose che succedono, quando sale la pressione mentre ci si ama, tipo pentola.
Se non la sfoghi lo sai, no?
Ecco, io da un triennio quella parola non riesco più a dirla.
E non mi viene nemmeno di dire pompino perchè essendo un vezzeggiativo non sono mai riuscito a vivermelo bene.
E quindi mi inceppo in quei momenti.
E dopo sono costretto a dire parolacce irripetibili.
Oppure a reprimermi, andare in bagno, dopo, e bestemmiare come un toscano tipo:
“La merda della maiala degli stronzoli nel culo, delle poppe piene di piscio, con gli strangoli che escan dalle poppe, dei budelli dei vitelli, con le cosce della sposa che gli fotte tra le cosce, troppe seghe dent’i’cazzi, troppi cazzi dentr’il’culo che gli spunta tra le cosce che gli torna dalle gambe, con la mamma le pompinole della nonna, che gli schianta da il suo corpo, che gli lecca nella schiena poi gli sputa nei coglioni, che gli leccano il groppone, per schiantar sopra le zolle che si striscia ‘mmezz’all’erba, con le mamme tutte ignude, che si strusciano dalle fighe, che si sgroppano dalla schiena con le poppe sbatacchiate, senza latte che si scopar tra le mucche tutte in fila che gli sorte in mezz’all’erba, e gli infila mezzo dente e gli sputano e gli mettano le seghe nella figa e si gode tutti insieme, si gode tutti insieme e lo guardan da lontano, col groppone insudiciato e le cosce della sposa del marito, il parente gliele schianta gliele piglia il parente ma che cazzo vuole il parente(?!) Con la carne dentro il corpo con il corpo nella carne e la mamma sdraiata tra le zolle che gli mena le zolle e ritornano sulla terra per schiantarle nei parenti”
Che non è Alex Magni della 100×100 che ha bevuto troppo o ha goduto troppo ma è semplicemente un toscano qualsiasi tipo un Cioni Mario quando gli dicono che “la deve tornare prettamente a casa perchè gli è morta la mamma” (Cfr. Berlinguer ti voglio bene) e quel toscano è il toscano che tutti amate quando si finge un ebreo nei campi di sterminio che salva il cuore al su’figliolo ebreo nei campi di sterminio o vi spiega robe sacre tipo la Costituzione o robe fantasy tipo la Bibbia e il Paradiso o l’Inferno, ma no,m da tempo senza bestemmie – peccato.
Ok, io non dico più Bocchino e questo è un cazzinculogravissimo.
Ed è tutta colpa di quel Bocchino che bello e rilassante come un Bocchino non è, che porta una sfiga planetaria ma è ottimo per segnalarti le scommesse – basta solo scommettere lo stesso evento al senso opposto. E ci azzecca quasi come il MInistro delle Infrastrutture. Certe volte ci mette solo più entusiasmo.
E lo fa perchè se non ci mette tutto quell’entusiasmo, anche a difendere la merda più merda dei suoi governanti – che governano tutti noi, ma più lui perchè gli governano direttamente lo stipendio – i suoi governanti non lo pagano.
Sì, ci sono persone che sono ricattate attraverso concetti come fame, povertà, cappello in mano fuori alla chiesa e Caritas Diocesana – che non nega quasi mai nulla a nessuno – per avere un compito ben preciso: trasformarsi in enormi bersagli per il biasimo altrui. Diventare Fantozzi Ragionier Ugo quando pur di tornare in megaditta dopo la Hybris di essersi licenziato accetta di rientrare dal gradino più basso – Parafulmine.
Quindi, sì, che bella Ucronia sarebbe se Bocchino avesse un po’ di amor proprio in più. Amor proprio, quel salvavita che ti spegne quando strai per fare una cazzata lesiva del tuo amor proprio. Quindi quando stai andando in televisione a coprire con divagazioni folli la merda dei tuoi padroni pur di mangiare. O fare pronostici inutilmente oscenamente azzardati per il semplice fatto che loro ci godono a vedere quanto ti maltratti e chiaramente ne vogliono di più, perchè il piacere nel male altrui ha un forte potere assuefattivo.
Sarebbe bello.
Tornerei a dire Bocchino a letto.
Smetterei di bestemmiare dopo.
Ucronia.
Non succederà.
E anche per questo le ucronie spesso mi danno mal di testa assurdi.
E Marianna Aprile, che è una professionista anche caustica, ma sempre molto garbata, come gliel’ho scritta io non gliela direbbe mai.
Che la professione ha anche un “saperci stare” nelle cose.
