Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Sei superstizioso?

Per quelli che ti guardano e ti chiedono: ma davvero davvero sei superstizioso?

C’è una faccia precisa che fanno. La conoscete. E ora che avete capito che sono superstizioso la state facendo anche voi. Siate sinceri e sincere: mi state fissando dallo schermo con quell’aria da supponente comunista convinto che l’egemonia culturale sia solo la sua e ripetete a bassa voce: “Ma davvero uno così intellettivamente superiore è superstizioso?”

Sì.

Brave e bravi: io sono intellettualmente superiore, solo che provo a non farvelo sempre notare. E ancora sì, massimamente sì, io sono superstizioso.

E vi pregherei anche di non fare quell’espressione da guardoni della natura dei parcheggi dei centri commerciali che hanno appena intravisto una coppia fare dogging, che non è portare il cane fuori, ma la moglie, con l’assenso gaudente della moglie.

Perché la superstizione non è l’opposto dell’intelligenza. È una delle più intelligenti invenzioni sociali dell’umanità. È il sistema di sicurezza popolare inventato quando la gente non andava a scuola, l’alfabetizzazione era un cazzinculo gravissimo e i regnanti preferivano che la gente restasse analfabeta perché un popolo che legge è un popolo che comincia pure a rompere il cazzo e in genere a fare domande. Tipo quando scendi dalla bicicletta del potere e tocca a me fare il giro?

Gli unici che studiavano erano i pretacci. Perché la Chiesa lo aveva capito prima di tutti: se studi controlli, se non studi obbedisci. Quindi cosa fa l’umanità quando non può diffondere manuali di sicurezza, trattati economici o libri di diritto? Semplice: inventa la superstizione. Un sistema rapidissimo, superdemocratico, trasversale per diffondere regole di sopravvivenza e di bon senso, che Tajani non ha inventato niente.

E allora mi spiegate perché vi indignate se uno si gratta quando passa un gatto nero? Ma lo sapete da dove viene quella roba? Dal fatto che in certi periodi storici — per esempio quando San Domenico da Guzmán, mai troppo Santo, mise in piedi l’Inquisizione — bastava un indizio ridicolo per finire nei guai. Non servivano tre prove. Bastava un segno. Un gatto nero, non tre in fila. Uno.

E ti trovavi davanti a un tribunale dove la tortura era una formalità amministrativa, utile più che altro a giustificare l’esistenza professionale di categorie lavorative come il boia, che era un mestiere vero, con contratto, turni e tutto, tipo il VFP nell’esercito dopo la leva.

Quindi cosa fa il popolo? Si inventa una scorciatoia. Evita certi segnali. Se vedi un gatto nero, ti sposti. Ti gratti le palle, che è segno empio che sta prendendo le distanze dall’empio. Non perché il gatto porti sempre sfiga. Perchè quando va da destra a sinistra e quindi c’ha la precedenza all’incrocio, tu non ti gratti: lo guardi sfilare via e dici “Cazzo, buona, me la sono scampata!”

Perché poi nella società in cui vivi certe associazioni possono rovinarti la vita. Altro che superstizione. Banalmente, molto banalmente, oscenamente banalmente è prudenza sociale avanzata.

Le monache nere? Vai a vedere le robe che succedevano, tipo scuola Magdalen, quando capitavi in mano a una monaca nera. No, fattelo spiegare dalle ragazzacce che ci finivano con etichette tipo “sudicia” “zoccolona” o peggio “bagascia che sei!” nelle case Magdalen, che cosa ti facevano le monache nere… Meno male che sono usciti a luce nella Storia Mengele, Stalin e Netanjau se no la chiesa avrebbe avuto un bel da fare coi processi per crimini contro l’umanità.

Poi c’è l’olio o il sale che cadono. “Eh ma che dramma fate per due granelli!” Due granelli? Lo sapete quanto costavano olio e sale per secoli? Il sale era moneta. L’olio era ricchezza. Buttarli a terra non era sfortuna. Era danno economico che giustamente poi tuo padre anche se eri maschio ti metteva col sedere nudo, di notte, per strada, a cercare di riportare in casa i soldi utili a ricomprarsi il sale e l’olio che avevi buttato a terra. “Ci stai più attento, domani, guarda se non ho ragione?!”. E questo già era patriarcato, per dire.

La stessa mai troppo santa logica per cui oggi diciamo ai bambini di non buttare i centesimi. Non perché il centesimo abbia un’aura mistica. Li hanno pure depenalizzati dai portafogli sotto il 5. Ma se inizi a buttare via le cose di minimo valore, ci prendi gusto e finisci povero e indebitato con tabaccai di mezza città, perchè nell’altra mezza tua moglie o tua madre in ginocchio hanno chiesto di non farti più credito.

Lo specchio rotto. Sette anni di sventura. Sapete perché? Perché uno specchio vero, una volta, costava anni di lavoro. Tipo sette. Romperlo era una tragedia. Quindi si crea una regola semplice: rompere uno specchio porta sfiga. Traduzione moderna: non rompere oggetti costosi, cretino.

Passare sotto una scala. “Ma che sciocchezza.” Certo. Peccato che i cantieri, ieri come oggi, siano posti pericolosissimi. Già stare su una scala è una sfida alla gravità. Passarci sotto è una firma sotto il documento, “Ti ho sempree amato!” indirizzato alla moglie. La superstizione traduce tutto questo in una frase semplice: non passare sotto la scala.

Già oggi fare un piano sicurezza costa il 26% del cantiere totale. Poi a questi stronzi che lavorano devi pure pagare le robe, la malattia, la giornata di pioggia che il Signore manda, la giornata di caldo che il Signore manda, la camorra che devi pagare all’ispettore della sicurezza per evitare multe su cose marchiane tipo i guanti e le imbracature che “Vacci tu a lavorare imbragato su un pilastro di edilizia acrobatica a 47 metri da terra! Stai scomodo!”.

Figurati al tempo delle Cattedrali (cit.) che se non morivano anche per sport una camionata di maestranze che cazzo di Cattedrale era?!

Capito da chiunque: non passare sotto la scala. Anche analfabeta.

Aprire un ombrello in casa. “Eh ma questa è proprio ridicola.” Ridicola? Aprire un ombrello in casa significa che qualcosa non va nel tetto. Che magari il tetto sta cedendo. Che magari l’acqua entra. E se l’acqua entra, prima o poi entra il crollo. Quindi la regola diventa: ombrello in casa = sfiga. Traduzione reale: la casa sta andando a puttane.

Il cappello sul letto. Questa è la mia preferita. Sapete qual è l’unico momento in cui il cappello finisce davvero sul letto? Quando il medico o il prete entrano in una stanza dove c’è un morto. Allora sì che il cappello finisce sul letto. Perché ti sei tolto il cappello davanti al cadavere. E quindi il popolo trasforma quell’immagine in regola: cappello sul letto porta male. Traduzione: quel gesto appartiene alla stanza di un morto.

Idem “Non dormire coi piedi alla porta!” Più che altro perchè, se già devi fare una cosa triste come morire, che almeno se la sudino facendo 3 o 4 manovre per portarti fuori di lì, i priquamorti o becchini o necrofori.

E poi i numeri. Il 17. XVII. Qualcuno, probabilmente ubriaco, ci vide dentro VIXI. “Ho vissuto”. Formula funeraria latina. Fine. La tomba. Il morto. La fine. E quindi il 17 diventa un numero che ricorda la morte.

Il 13? Basta guardare le storie di tavolate finite male nella storia dell’umanità. Tradimenti. Delazioni. Ultime cene. Spesso il tredicesimo invitato non è esattamente la persona più affidabile del gruppo, tipo un Buscetta dei tempi che furono.

E quindi sì. Io sono superstizioso. Perché la superstizione è memoria, conoscenza dei rischi, padronanza del campo di gioco e BUON SENSO.

Poi sarei io l’illetterato, non intellettuale? Queste cose le sapevate? Ci pensate, quando fate le vostre vite semplici ed esposte a pericoli indicibili, visto che non siete superstiziosi? Ecco perchè ridete delle cose di buon senso di Tajani. Sta passando un drone, fate cheese dal balcone.

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16 risposte

  1. Avatar Sandro Battisti
    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Ma infatti!

  2. Avatar unallegropessimista

    Tutto ha un perché
    Buongiorno

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Ecco appunto!

  3. Avatar 2010fugadapolis

    Io ci ho provato, a non essere superstizioso. Ma mi ha portato sfiga. 😉

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Visto?!

  4. Avatar 2010fugadapolis

    Clamorosamente off-topic, ma è il modo più rapido per farlo:

    Già mi pungeva vaghezza dalla lettura di alcuni tuoi commenti, poi me l’ha suggerito anche l’AllegroPessimista, infine ho letto un po’ dei tuoi post qui e la decisione è diventata irrevocabile:

    Sei ufficialmente invitato a partecipare come Autore sul Blog collettivo “2010fugadapolis”.
    (cosa della quale può tranquillamente non fregartene un cazzo, sia chiaro, nel caso ci sta tutto 😉 )

    Se vuoi farti un’idea della gabbia di matti dove nel caso ti andresti ad infilare (ci troverai come Autori anche molti dei lettori dello stesso Allegro nonché lui medesimo), puoi dare un’occhiata alla pagina “ABOUT” (in alto a DX di quella principale, non ti metto il link qua se no finisco in moderazione senza appello).

    Unica cosa che mi serve (sempre nel caso ti vada) è che lasci un commento da noi loggato con il tuo account WordPress (o comunque con l’email che usi per accedere al tuo), in modo che io possa aggiungerti con le credenziali di Autore anche sul nostro Blog. Che da quel momento in poi diventa anche tuo. Una multiproprietà senza canoni…

    Senza nessun impegno, solo se ti va, quando ti va, come ti va. Spero di vederti presto,

    Alberto (2010fugadapolis)

  5. Avatar wolf into the wild

    porta male essere superstiziosi! 😀

  6. Avatar gattapazza

    Io ti sto guardando con la faccia da comunista molto supponente e superstiziosa 😂😂😂😂😂😂😂

  7. Avatar gattapazza

    E dopo aver scritto, ho fatto tre giri intorno alla sedia dove c’è un drappo rosso con falce e martello ereditato dal mio bisnonno🤣

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Adorabili bisnonni!

      1. Avatar gattapazza

        😂

  8. Avatar La Manu

    Quante cose ci impari in-con–su-per-tra-fra il sacro e profano, e resti umile 😉

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Cuore mio sono uno stronzomerdone come voi!

  9. […] avevano paura di poteri forti quali la jella e cose simili… che io ci credo… ma almeno trova una scusa che sia una […]

  10. […] Parto da due o tre cose che non si discutono. La morte. Non c’è un cazzo da fare. Fine. Non “vediamo dopo”, non “ci rivediamo”. No. Spegni. E sparisce pure quella lucina di merda rossa dello standby che ti dava l’illusione che qualcosa restasse acceso. Non resta un benamata cazzo di niente, dopo dieci anni di terra fatta bene. E le malattie? Non sono affar mio. Sono dei medici, ci stanno i cazzo di medici per quelle. Io posso e devo solo fare una cosa: non rompere il cazzo al corpo mentre prova a non collassare. Dormire, stare fermo, fidarmi. Non m mettermi a recitare le barzellette delle preghiere perchè quelle sono barzellette, sono come grattarsi davanti a un gatto nero – e ci arriviamo ma appunto sono cose che servono e servono un sacco ma per altro, non per le malattie che hanno la scienza. Poi certo, ho pure io le mie minchiate scaramantiche e lo sapete bene – vi rinfrescate qui la memoria. Piccole. Stupide. Toccare ferro, cambiare gesto, evitare certe sequenze idiote che il cervello si inventa per sentirsi meno esposto. Servono? Boh. Ma tengono a bada quel ronzio di fondo che altrimenti ti mangia. Perchè tipo quella che chiami sfortuna, tipo inciampare, fare un incidente, spaccarti la coscia qua…. […]

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