Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Descrivi una fase della vita a cui è stato difficile dire addio.

Addio è una parola strana.

È corta ma è anche enorme.

Dentro c’è Dio.

Me lo hanno detto da piccolo: vuol dire “a Dio”.

Io pensavo che voleva dire che uno lo metti in mano a Dio e tu non lo puoi più toccare.

Se credi, allora dici vabbè, ci rivediamo dopo, quando muoio pure io.

Se non credi, allora è peggio, perché è come quando perdi una cosa e non sai dove è caduta.

Addio si dice quando uno diventa freddo.

Quando lo stendono.

Quando gli chiudono gli occhi con le dita.

Dicono: guarda che sembra che dorme.

Ma io lo so che non dorme.

Perché chi dorme poi si sveglia.

Addio è una porta che si chiude forte.

Fa clack.

E tu resti dall’altra parte.

Quando avevo tre anni ho chiesto a mia madre: promettimi che non muori mai.

Lei mi ha detto no.

Io non mi ricordo la faccia.

Mi ricordo solo che mi è venuto un buco nella pancia.

Ho capito che le mamme possono morire.

E allora possono morire tutti.

Da quel giorno io non ho più voluto dire addio.

Dicevo ciao.

Dicevo ci vediamo.

Dicevo dopo.

Così magari non succedeva davvero.

Poi ho sentito dire che il morto in casa si piange tre giorni.

Tre giorni e poi basta.

Si sparecchia.

Si lavano i piatti.

Si esce.

Ma io dentro non finivo mai di piangere.

Io lasciavo le porte mezze aperte.

C’è una frase in The Others che dice:

“Non aprire una porta finché non hai chiuso quella alle spalle.”

Io facevo il contrario.

Aprivo avanti e dietro lasciavo socchiuso.

Così stavo nel corridoio.

Il corridoio non è una stanza.

Non ci puoi mettere il letto.

Non ci puoi vivere bene.

Però io ci stavo.

La fase più difficile della mia vita è stata capire che non dire addio non salva nessuno.

Non fa tornare le persone.

Fa restare me fermo.

Addio non è per chi va via.

È per chi resta.

Non è “a Dio”.

È come dire: adesso cammino io.

Adesso provo a chiudere le porte.

Non sempre ci riesco.

La parola addio mi fa ancora paura.

Mi sembra cattiva.

Mi sembra troppo definitiva.

Allora a volte dico altro.

Però dentro so che devo fare clack.

Chiudere.

E poi girarmi.

Così posso andare in un’altra stanza.

E non restare per sempre nel corridoio.

Matteo G., 21 anni, è neurodivergente. Da preadolescente ha attraversato una lunga degenza ospedaliera, durante la quale gli fu regalato un beagle come supporto terapeutico. Il cane si chiamava Perry ed è rimasto con lui per molti anni. Perry è morto di recente. Matteo vive questa perdita come un fatto preciso della sua storia, legato a quel periodo e a ciò che lo ha accompagnato allora. Cinefilo, con una predilezione per il cinema italiano contemporaneo, colleziona anche fumetti di Dylan Dog, che legge in modo continuativo.

Scrive spesso testi personali e lettere aperte. Abita i ricordi con attenzione e si sofferma spesso su dettagli sonori, visivi, ripetuti. Perry faceva profondamente parte della sua quotidianità.

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15 risposte

  1. Avatar Celia

    Allora ciao, a dopo.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sì, credo che a Matteo piacerebbe di più, come formula. Quando saluta dice sempre a domani.

      1. Avatar Celia

        Anche se ripensandoci: da neurodivergente io stessa immagino Matteo non ami le frasi generiche.
        Io nemmeno.
        Perciò mi correggo: allora ciao, a domani alle 14:30 in piazza sotto la betulla.

      2. Avatar Domenico Mortellaro
        Domenico Mortellaro

        mi sembra più corretto, sì.

  2. Avatar Marco

    La frase di The Others è un ottimo consiglio!
    (Marco, un po’ più di 21 anni, è neurodivergente.)

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Il film alla fine non parla di quei contenuti, ma quella frase credo serva alla causa.

      1. Avatar Marco

        Conosco il film. Ma ogni tanto nei film si trovano frasi significative anche se non c’entrano nulla con la trama!

      2. Avatar Domenico Mortellaro
        Domenico Mortellaro

        assolutamente sì, verissimo.

  3. Avatar La Manu

    Addio dal sapore liquido e lunare va a braccetto con il mai più, energico e lapidario e le pizzica pure il sedere. Che sono inevitabili tanto vale accomodarsi, entrarci in confidenza, farseli amici e magari pure amanti. Intanto io porto con me, che da bestia ignorante ignoravo, ” ad-dio ” come riconsegna di una piccola parte di me ad una più grande. Grazie;)

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Non devi ringraziare, qui… Resta e torna quanto e quando vuoi!

      1. Avatar La Manu

        E invece sottolineo con matita tipo maestrina dalla penna rossa, che il ringraziare è il primo mattoncino per togliere (l)ego e non dar nulla per scontato, che qui ormai arriverò a pagarci l imu

      2. Avatar Domenico Mortellaro
        Domenico Mortellaro

        Falla prima casa e sei esente!

  4. Avatar gattapazza

    Mi hai riportato a un corridoio da piccola, in un momento difficile, un corridoio di una casa.
    Casa dei nonni, un corridoio inutile, né dentro né fuori da una stanza, non sempre è comodo.
    A presto!

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      A presto. Mi spiace se ha fatto male.

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