Qual è la sfida più grande che dovrai affrontare nei prossimi sei mesi?
)Secondo romanzo di una trilogia. Non un progettino. Non un hobby.)
Premessa che non è una premessa
Questo è il secondo romanzo di una trilogia. Secondo. Non un seguito casuale. Non uno spin-off del cazzo. Il secondo pilastro, quello che di solito si spacca. Quello che decide se la trilogia è una cattedrale o un casino di mignotte sulla statale, roulotte scassate e neon che sfrigge con la S tipo caravanning-campeggio. Il primo è finito. Sta in giro. Adesso. Due agenti donna lo stanno portando alle CE serie e grandi — perché le cose serie le fai fare a una donna, meglio a due: gli uomini trattano, le donne chiudono. Io non devo interferire. Io devo scrivere.
Sei mesi. Prima stesura. Taglio. Riduzione. Cesello.
Ah sì, pure cesello linguistico: lingua, lessico, grammatica e sintassi barese di strada italianizzato… italianizzato bene, come dicono gli editor: scelte stilistiche molto controllate.
E comunque: ora.
Non “quando viene”. Non “quando matura”.
Sei mesi: portarlo finito.
Finito come si dice qui quando uno lo devi stendere freddo.
Road map dei prossimi mesi (ovvero: come proverò a sabotarmi)
Mese 1 – Buttarsi dentro
Intenzione proclamata:
Scrivere senza preservativo.
Fanculo condilomi, creste di gallo, scolo, sifilide — che nel primo uno ci muore pure pazzo — candida e HIV. Di qualcosa si deve morire, scrivendo, no?
Se no che cazzo di scrittore celebre sei?
Entrare nel ragazzo, ma non adamiticamente.Quello no, dai!
Figlio e nipote di camorristi. Non vuole quella vita ma è l’unica rampa di lancio. Devo farlo muovere nel fango senza moralina — che è tipo vasella ma della moralità — senza sconti, senza infilare la mia faccia da autore colto come un palloncino di lattice bisunto tra lui e il lettore.
E sopra ci carico la ricerca di una vita: la Camorra Barese. Il cazzinculo è tutto lì: scrivere immersivo, show don’t tell senza spiegoni del cazzo (infodump, se vogliamo fare i fighi) e però far capire come funziona un’organizzazione e che storia c’ha.
Azione realmente compiuta (probabile):
Controllare lo stato del primo.
Rileggere recensioni private.
Rifarmi la quarta di copertina in testa mentre mi faccio i complimenti.
Giustificazione creativa:
Strategia editoriale. Visione d’insieme. Trilogia.
Nota a freddo:
Sto usando il primo come scudo. Il secondo vuole essere scritto, non contemplato come una ex su cui ti fai di nascosto le seghe ancora mentalmente.
Mese 2 – Farlo cadere
Intenzione proclamata:
Devo fare qualcosa che lo sporca sul serio, il ragazzo. Non glamour. Un frullatore acceso senza coperchio. Una scelta che lo incastra nella cultura che pensa di governare. Deve sentirsi più furbo del sistema ed essere già dentro, sorridendo mentre sprofonda.
Azione realmente compiuta (probabile):
Ammorbidire. Spiegare troppo. Mettere la frase brillante che fa capire che io so che è sbagliato. Cazzata megagalattica.
Il romanzo è in prima persona a punto di vista ristrettissimo… che cazzo ti infili, tu, in mezzo?
Giustificazione creativa:
Profondità psicologica.
Nota a freddo:
Sto mettendo il preservativo alla brutalità. E questo secondo romanzo non deve proteggere nessuno. Via il preservativo.
Mese 3 – Finire la prima stesura
Intenzione proclamata:
Arrivare in fondo anche se è storto. Deve esistere intero.
Brutto. Grezzo. Ma intero.
Azione realmente compiuta (probabile):
Fermarmi al 70%. Tornare all’inizio. Cesellare capitoli che nessuno ha ancora visto finire.
Giustificazione creativa:
Coerenza strutturale della trilogia.
Nota a freddo:
Ho paura del finale. Il finale è una dichiarazione: “Ecco cosa volevo dire.” Non si può scappare. L’ho pensato dal finale, sì. Ma finale è FINE. E a me le fini non piacciono.
Mese 4 – Tagliare
Intenzione proclamata:
Ridurre. Eliminare il compiacimento. Togliere le frasi che si piacciono. Deve essere più intimo, più duro, non più rumoroso.
Azione realmente compiuta (probabile):
Difendere ogni scena come indispensabile. “Serve per la trilogia.”
Giustificazione creativa:
Arco lungo.
Nota a freddo:
Sto facendo collezionismo di ego. Non uso le parole come Lego. Non sto facendo editing, sto arredando.
Mese 5 – Rendere “peggio”
Intenzione proclamata:
Non più violenza gratuita, non troppo sesso gratuito.
Sì, ok la scena del cesso con la migliore amica di sua madre che fa la puttana per sopravvivere e lui ci va di nascosto e la chiama zia, e parlano mentre lei piscia e nessuno si nasconde.
Ma più verità. Più conseguenze.
Il primo era un pugno. Il secondo è quando capisci che il pugno era solo l’inizio.
Azione realmente compiuta (probabile):
Alzare il volume. Aggiungere scene più forti per dimostrare che sono coraggioso.
Giustificazione creativa:
Deve superare il primo.
Nota a freddo:
Se alzo il volume sto facendo casino. Il “peggio” è silenzioso. È quando capisce di essere già dentro fino al collo e non c’è estetica che tenga.
Mese 6 – Consegnare
Intenzione proclamata:
Manoscritto finito. Pulito dove serve. Sporco dove deve restare sporco. Pronto. Il primo è ancora in giro. Non devo vivere in attesa. La trilogia non si costruisce aspettando.
Azione realmente compiuta (probabile):
“Un’ultima passata.” E la rifinitura diventa limbo.
Giustificazione creativa:
Non voglio bruciare il secondo.
Nota a freddo:
Non voglio consegnarlo perché consegnare significa esporsi. E il secondo è quello che ti giudicano davvero. Il primo era l’erezione. Il secondo è la prestazione.
Chiusura non lirica
Il secondo romanzo di una trilogia è dove si vede se sei capace o se hai solo avuto un buon primo colpo.
Il ragazzo pensa di poter usare il sistema senza esserne usato. Io penso di poter dominare il processo senza farmi disciplinare dal tempo.
Lui rischia di essere risucchiato.
Io rischio di rimandare.
Sei mesi. Non un anno sabbatico. Non un “vediamo”. Un perimetro. E se non lo rispetto, non è il mercato che mi frega.
Sono io che mi sono raccontato un’altra bella storia.
