Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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DALLA REDAZIONE DI STORIACCE +
Hai vissuto anche tu qualcosa che non osi raccontare a nessuno?
Scrivici per posta e condividi la tua esperienza più inconfessabile nella rubrica “La tua storiaccia”.
Niente nomi, niente giudizi. Solo storie vere.
I commenti, sotto, servono a questo!

***

Storiacce + (n° 979 – Maggio ’91 – pg. 96)

Gentile redazione,
scrivo perché non so più dove mettere questa cosa e perché io non sono una donna che parla bene. Appartengo all’acquario e ho 46 anni, faccio la casalinga, una vita normale senza storie. Sono sposata da tanti anni e non avrei mai pensato di scrivere una lettera così.

Tutto è cominciato due mesi fa con una riunione di condominio. Una di quelle brutte, con la gente che urla e si offende. C’era di mezzo l’ascensore che la vecchia del terzo piano voleva mettere a tutti i costi. Mio marito era arrabbiatissimo, diceva che era una truffa, che ci avrebbero rovinato. Io stavo zitta.

Poi è arrivato il tecnico. Lo chiamavano così. Tecnico di parte. Quando ha parlato lui, ho smesso di sentire tutto il resto. Nella faccia somigliava tantissimo a Magalli, quello della televisione, ma più serio, più duro. Esso non rideva mai. Parlava e basta. Autoritario e autorevole, che non lo so se sono due parole diverse ma su di lui sembravano la stessa cosa. Quando spiegava, mi sembrava che le cose dovevano andare per forza come diceva lui.

Mio marito lo odiava subito. Come uno della Juventus. Diceva che era uno che gode a comandare e metterlo in quel posto che non dico agli operai. Questo è come gli Agnelli ha detto. Io non so cosa mi ha preso. Quel tecnico non era un calciatore, era come Magalli. Solo, anche se parlava con noi come col Comitato, non rideva. Mi sentivo piccola, ferma, come quando qualcuno decide al posto tuo e tu però ti lasci fare. Non pensavo a niente di male. O almeno così mi sentivo.

Un giorno siamo scesi in cantina, io e lui. Sembrava una roba normale. Doveva misurare dei muri sotto le scale. Io avevo le chiavi. Mio marito lo aveva scritto nel verbale: fate il preventivo ma noi soldi non ne mettiamo e non ci date le chiavi dell’ascensore tanto stiamo al primo piano. E in cantina è successo. Non dirò cosa è successo in cantina, perché mi vergogno anche solo a pensarci. Io certe pagine della vostra rivista, quelle con le pubblicità strane, le salto sempre. Mi imbarazzo pure a leggere, figuriamoci a scrivere.

Da quel giorno però lui torna spesso. Dice che deve controllare ancora. Lo dice mentre risaliamo, che serve un’altra misura. Vuole sempre le mie chiavi. E io gliela do.

Alla fine ho capito perché mi fa questo effetto ma non so se siete il posto giusto per parlare di certe cose. Comunque, lui non è solo un tecnico. Esso è un geometra. E lo so che sembra una sciocchezza, ma per me non lo è.
Un geometra sa le regole. Sa come si fanno le cose. Ha le misure.
Conosce gli spazi, sa quanto occupano le cose. Sa dove mettere le mani e dove no. E parla come sui cantieri e ti bestemmia, dice le parolacce più brutte.

Ma le dice a te, non alla moglie dell’arbitro allo stadio e nemmeno alla signora Agnelli.

Quel geometra, forse per scrupolo, pure oggi è tornato. Con la scusa di altre misure. E ha voluto sempre le mie chiavi.
E adesso io non so più come fare.
Perché su una cosa mio marito ha ragione: quello è qui solo per rovinarci la vita. Alla nostra famiglia.


***

Cara lettrice,
onestamente ci sembra che tu stia dando a un geometra l’importanza di Magalli in prima serata, e nessuno dei due l’ha mai davvero meritata. I tecnici di parte passano, misurano e spariscono: se restano è perché qualcuno li lascia entrare. Quanto ai mariti che pensano solo al pallone e poi si indignano, forse farebbero meglio a prendersela con la classifica e non con il metro a nastro. Viviti serena i poteri mistici di chi sa contare i centimetri.

— Cinzia Mariagrazia Bellucci, redazione di Storiacce +

***

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3 risposte

  1. […] 127 era una gran macchina. Con buona pace degli Agnelli.Una delle migliori due volumi proletarie mai progettate in […]

  2. […] un poco. Non progressivamente. In verticale. Basta vedere l’ossessione maniacale per centimetri, durata, turgore, continuità della performance. Perché nel porno, alla fine, tutto ruota sempre […]

  3. […] Chi gode e non lo dice lascia l’altro lì, solo, a ripassare i gesti, a succhiare ossa già bianche, a cercare caldo dove c’è solo memoria del caldo. Non è sesso. Solo gestione sbagliata dei resti. […]

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