Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Esistono attività o hobby che non pratichi più o per cui hai perso interesse nel tempo?

Allora: per un certo periodo io i social non li ho vissuti come un posto dove stare. Non partecipavo. Guardavo. Guardavo e basta. C’era questa cosa della fessura, del buco della serratura, che funzionava fin troppo bene. Stare fermo col corpo, muovere solo gli occhi, tenere tutto dentro. Un’attività che sembrava innocua, come quando dici “poi vado” e intanto resti lì. All’inizio c’era pure una specie di eccitazione bassa, non dichiarata, guardonismo senza conseguenze apparenti. Io lì a osservare la gente parlare, esporsi, agitarsi, come se non fossi della stessa specie. Come se il fatto di non intervenire mi rendesse pulito. Intanto però il corpo accumulava. Senza dare segnali chiari. Solo quella pressione vaga, quella sensazione di “si può ancora tenere”.

Poi guardare ha cominciato a non bastare più. Come sempre. E ho iniziato a commentare. Non commenti di pancia, ma commenti intelligenti. Ordinati. Quasi sociologici. Commenti che sembravano dire che non stavo perdendo tempo, che stavo studiando. E così il social ha smesso di essere un social ed è diventato un documentario naturalistico. Umani osservati come animali che ripetono rituali poveri credendo di essere unici. Io prendevo appunti mentali, facevo distinzioni, tiravo fuori concetti. Come se quelle stronzate potessero servire a qualcosa. Come se potessero insegnarmi come comportarmi, come reagire, come non sbagliare. Come quei documentari che ti spiegano cosa fare davanti a un cane o a un gatto. Intanto però la pressione aumentava. Non disgusto. Non fastidio vero. Più una cosa intestinale. Quel momento in cui capisci che non è più una questione di scelta ma di tenuta.

E infatti non c’è stato un momento preciso. Non una decisione. A un certo punto ho smesso. Come quando ti alzi di scatto perché ti sta scappando da cacare e non puoi più far finta di niente. Guardavo la vita della mia stessa specie come se fossi fuori, come un tricheco spaparanzato sul divano di casa sua, con in testa il cappello di quello della pubblicità del Tonno Nostromo, a guardare in tv un documentario sui trichechi che si sodomizzano con la scusa di trasmettersi competenze maschili. Attenzione coerente. Tempo speso. Effetti zero. Il problema non era cosa guardavo, ma dove facevo passare tutto. Perché a forza di usare l’attenzione come un buco della serratura, finisce che diventa un orifizio solo in entrata. E certe cose, se non escono, prima o poi ti si rivoltano dentro.

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3 risposte

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Gentilissimo!

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