Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Ti consideri una persona che non smette mai di imparare?

Alla faccia di chi solo ieri sosteneva che Enziteto si possa chiamare San Pio e che basti una toponomastica gentile per aiutarci tutti, perché “la bellezza salva dal brutto delle mafie”. Via della Legalità, dove fino a pochi anni fa c’era la più grande piazza di spaccio della provincia di Bari. Via della Gioia, dove l’ultimo episodio di violenza si è consumato davanti ai bambini del quartiere e nel silenzio delle donne che di quel pugno di strade e palazzi sono le custodi e le vere sentinelle.

Due auto arrivano a colpo sicuro per colpire un giovane di Carbonara, con precedenti che parlano da soli. Stecche da biliardo e bottiglie per regolare un conto. Il tutto senza che “il quartiere” facesse nulla, se non registrare l’ennesimo scossone dentro un equilibrio che continuo a definire fragilissimo. E la fragilità non è storia degli ultimi mesi, ma forse sarebbe più onesto dire degli ultimi anni.

Il ragazzo destinatario dell’agguato è di Carbonara. Si trovava dall’altra parte di Bari, in un quartiere tradizionalmente considerato amico. Ma forse Carbonara non è più la stessa. Forse da tempo la grande storia Strisciuglio di Carbonara sta cambiando pelle. O forse è la Federazione Strisciuglio, come continuo a sostenere da tempo, che non è più la stessa. Chi è arrivato a Enziteto per colpire, ieri, lo ha fatto con modalità militari, puntando l’obiettivo senza esitazioni. Il quartiere, invece, ha seguito il suo protocollo operativo di sempre. I bambini non si sono scomposti. Hanno fatto semplicemente quello che è stato loro insegnato: allontanarsi, raccogliersi nel cerchio delle madri, perché le madri sanno cosa fare.

Qualcuno, probabilmente, tutto questo non se lo aspettava. E invece è proprio questo il dato che dovrebbe inquietare. Perché se accade in un luogo che per decenni è stato un fortino, allora significa che qualcosa sta cambiando davvero. I santuari violati raccontano sempre molto più di quello che appare. Se lo si fosse compreso, forse si sarebbe parlato un po’ meno di bellezza, ragionando di ‘San Pio’ – che per me e per i tanti che li vivono resta Enziteto.

Perché la realtà è ostinata.

E a Enziteto — non San Pio, Enziteto, come continua a chiamarlo chi quel quartiere lo vive davvero e ai maquillage urbanistici è profondamente insofferente — appartiene anche la storia vecchia solo due settimane delle case confiscate agli occupanti abusivi che non si sono potute riassegnare perché, pochi giorni dopo gli sgomberi, erano già state devastate da solaio a massetto.

Anche questa è Enziteto. E nemmeno questa è una bella storia.

Allora me lo chiedo sinceramente.

Davvero il pessimista cosmico e cronico sarei io? Oppure, per qualche ragione che continuo a non capire, stiamo – NO, STATE – ricominciando a fare quello che questa città fa ciclicamente: smettere di voler vedere, rifugiandosi dentro narrazioni rassicuranti e bellezze immaginate che finiscono per diventare parte del problema anziché della soluzione?

Io, dei vostri “pessimista”, non ho mai avuto paura.

Comincio invece ad averne per il vostro ottimismo. Tanta paura. Proporzionale al vostro sperticato ottimismo. E alla cieca – cieca davvero – fiducia che le rose bastino, pure quando non ci sta il pane.

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2 risposte

  1. Avatar Celia

    Mi pare la solita vecchia storia di chi se la prende con chi denuncia il male anziché con il male stesso.
    “Che vergogna, parlando di mafia / et / et fai fare brutta figura al tuo territorio”.

  2. Avatar gattapazza

    Diciamo che è bravo o furbo chi riesce a trovare ottimismo in questi contesti.

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