Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quando la tua produttività è al massimo?

Quali sono le condizioni in cui sono più produttivo.

Questo post sarà più lucido degli altri, si vede già. Non è un caso. È che io voglio — voglio sempre, fortissimamente — che quando devo fare ordine le cose girino nel verso giusto, quello di chi non si fa fregare e, se serve, frega pure gli altri. Non troppo sporco, non troppo pulito: giusto. Perché quando le cose vanno dette per bene, vanno dette per bene. Come diceva un vecchio adagio: Mortellaro — non Locatelli — fa le cose per bene. Se decide.

Io potrei dirti una cosa semplice, lineare, pulita. Non lo farò, perché non è così che funziona. Non per me almeno.

Negli ultimi due anni ho capito una cosa che prima intuivo soltanto: io non sono costante. Io vado a picchi. Picchi violenti, anche un po’ sospetti, quasi maniacali — e poi crolli che non sono proprio crolli ma sono una specie di rumore di fondo continuo dove tutto si mescola e niente conta davvero.

Ci sono momenti — mesi interi, diciamo due, più o meno — in cui entro dentro un progetto e quello diventa tutto. Ma tutto davvero, non per dire. Mi sveglio con quello, mi addormento con quello, penso solo a quello. È come se mi agganciasse lui, non il contrario. Io divento una funzione di quella cosa lì. E produco. Produco tanto, produco bene, produco con una precisione che a rileggerla dopo mi chiedo se ero io oppure una versione più ordinata e più cattiva di me.

È una roba quasi da dipendenza, ma una dipendenza pulita, funzionale, che costruisce. Ed è anche bella da vedere, perché ti stupisci da solo, che è una cosa rarissima: funzionare meglio di quanto ti aspettavi.

Poi, puntuale, arriva il mese di merda.

Che non è un mese fermo. Magari. No, è un mese pieno ma senza direzione. Caos. Perdita di focus. Concentrazione che scappa via come acqua tra le dita. E soprattutto nascono progetti nuovi, sempre. Due, tre, contemporaneamente. Roba minore, roba veniale, idee che sulla carta sembrano anche interessanti ma che non hanno il peso di quella principale. E infatti non reggono. Mi assorbono meno, ma mi distraggono di più. E il progetto vero sparisce. Non muore, eh. Si eclissa. Sta lì dietro e mi guarda mentre io faccio altro.

E lì regna il casino totale.

Poi succede una cosa — una cosa precisa, non sempre la stessa ma sempre riconoscibile — e io torno. Di colpo. Rientro dentro al progetto principale come se non fossi mai uscito. Focus pieno. Riprendo da dove avevo lasciato e ricomincia il giro. Ciclico. Sempre uguale, sempre leggermente diverso.

Ho provato a capire cosa scatena il passaggio.

E due cose le ho viste chiaramente.

La prima è che il caos arriva quasi sempre insieme a uno stress psicologico che non nasce da me. È roba esterna: inceppi con la ristrutturazione (in questo periodo soprattutto, che è un cantiere mentale oltre che fisico), emergenze lavorative che si accumulano tutte insieme come se si mettessero d’accordo, distrazioni forti, tipo una scoperta nuova che mi prende e mi tira via energia. Non sono cose gigantesche prese singolarmente, ma quando si sommano fanno massa.

La seconda è più fastidiosa, perché è mia.

In quei momenti lì tornano due vizi. Sempre quelli. Sempre insieme allo stress, come due amici di merda che arrivano senza invito: la tentazione di fumare sigarette e la difficoltà a tenere un’alimentazione decente, controllata, a regime. Che poi è chiaro cosa sono: reazioni. Non sono il problema, sono il sintomo. Però intanto stanno lì e fanno danni.

Quindi sì, diciamolo senza girarci troppo intorno: io per essere davvero produttivo devo stare sereno.

Non felice da cartolina, non perfetto, ma sereno. Lineare. Senza rumore inutile.

Tipo fino al mese scorso.

Ero dentro al flusso del mio secondo romanzo — secondo step della trilogia, detta così sembra pure una cosa seria — e ci stavo dentro bene. Talmente bene che l’ho progettato tutto. Ma tutto davvero: struttura, scene singole, passaggi, incastri. Una roba maniacale, precisa, quasi ossessiva. Su Scrivener — che sì, lo dico, lo consiglio a chiunque voglia fare sul serio con la scrittura, perché ti costringe a vedere le cose per quello che sono: pezzi da mettere insieme.

E la cosa interessante è che quella precisione lì non rompeva il resto. Non collideva col blog, per esempio. Anzi. Ho post programmati fino ai primi di giugno su entrambi i blog. Cioè stavo andando su due binari contemporaneamente senza deragliare. Che per me è tipo fantascienza.

Poi è successo qualcosa.

Non lo so cosa. Non lo so davvero. Una combinazione di fattori, probabilmente. Quelle robe che non riesci a isolare ma senti che ti hanno spostato di lato.

E sono tornate le sigarette.

Che per me non sono solo sigarette. Sono un intero rituale che mi prende e mi disallinea: l’acquisto, il pacchetto, il gesto, l’accensione, il tempo che ci perdi dietro. È tutto. E tutto insieme mi sposta fuori asse. Mi deconcentra. Mi porta via pezzi di attenzione che prima avevo disponibili.

Però oggi ho comprato l’ultimo pacchetto.

E sono anche contento che sia capitato proprio oggi questo prompt, perché mi obbliga a guardare la cosa con lucidità. E quando c’è lucidità vuol dire che il giro sta finendo. Che è il momento di tornare alla base.

E poi c’è anche una coincidenza pratica, quasi ridicola ma utilissima: due giorni di festa, il tabaccaio sotto casa chiuso, la macchinetta senza carta. Perfetto. Ostacolo fisico. Via le sigarette davanti. Si torna allo svapo — che, per dire, in sei anni mi ha fatto ricadere nelle sigarette quattro volte, per un totale di tre mesi. Che è un risultato enorme, se ci penso.

E io sono abbastanza sicuro — no, sono proprio convinto — che tolte le sigarette tornerà la concentrazione. Perché il legame c’è. L’ho visto troppe volte per far finta di niente.

Ce la facciamo?

In questi giorni è tosta, sì. Le emergenze lavorative non aiutano, anzi fanno di tutto per tirarti dentro il vortice. Però sì, ce la facciamo. Io lo so perché mi conosco. So come funziona questo ciclo e so anche come si chiude.

E quando si chiude, si torna attivi. Si torna produttivi. Sul serio.

Ah, e no, non è vero che non ho risposto al prompt.

L’ho fatto. Solo che non era una risposta da dire in una riga. Bisognava leggerla tra le righe.

Piesse – sono appunto gg3 che mi astengo dal tabagismo di sigaretta. La concentrazione ai progetti concreti sta tornando a occupare i suoi spazi.

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4 risposte

  1. Avatar Sandro Battisti

    Governato dalla luna? Cancro?

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      L’importante è che non sia confuso!

  2. Avatar valy71

    Concentrato e sempre sul pezzo! Normale che si alternino questi periodi, almeno, succede anche a me! Naturalmente preferisco quelli in cui sono attiva.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Ci capiamo bene!

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