Ci sono mattine in cui ti ritrovi a parlare di cose che tutti fingono di conoscere e invece nessuno vuole davvero guardare in faccia. Ieri mattina, a Buongiorno Bari con Serenamaria Russo, abbiamo fatto esattamente questo: ordine pubblico, sicurezza, Bari. E quella cosa che tutti chiamano “camorra barese” con una leggerezza che non si può più permettere, perché sta dando segnali di instabilità che non sono sfumature, sono crepe.
SE CLICCATE QUI trovate il link allo spezzone, se avete voglia di sentire tutto il ragionamento. Qui tengo solo quello che serve davvero, il resto è rumore.
Primo punto. Bisogna mettere mano subito agli arsenali. Subito, senza girarci intorno. In giro ci sono troppe armi. Troppe. E non è una sensazione, è una memoria storica recente: maggio 2017, Japigia, guerra tra Busco e Palermiti. Lì più di un investigatore capì quanto fosse carica la Santa Barbara dei clan. Quella roba non è sparita. È rimasta. E quando resta, prima o poi esce.
Secondo punto. Il problema non è solo la festa di San Nicola, anche se va attenzionata con disciplina ferrea, perché è vetrina, è massa, è occasione. Ma il punto vero è un altro: qui non siamo davanti a una guerra lineare. Non è un fronte contro un fronte. È un incrocio di gruppi, di interessi, di direttrici diverse. E in mezzo ci finisce la città. La gente. I clan lo scontro lo vogliono dove si vedono, dove si mostrano: locali, movida, posti pieni. E quando decidono che si spara, non stanno a fare distinzioni. I “pupazzi” sulla linea di fuoco non esistono per loro.
Terzo punto. Questa città la guerra la vince solo se decide — alla lunga ma senza rimandare — di fare una cosa che è meno spettacolare ma molto più difficile: ricucire. Socialmente e culturalmente. Perché la benzina dei clan è sempre quella: esclusione, margine, assenza. Ci sono quartieri dove questa roba è sistemica. Se non intervieni lì, puoi anche vincere singole battaglie, se magistratura e forze dell’ordine centrano i colpi. Ma la guerra la perdi. Sempre.
Quarto punto. Chi oggi vi parla con certezze nette su protagonisti, equilibri, geografie, o è molto più bravo di chiunque altro o non ha capito cosa sta succedendo. La situazione è caotica. Le relazioni semestrali della DIA danno mappe, sì, ma sono fotografie già vecchie. Io questa realtà la guardo da quindici anni, per strada e sui social, e negli ultimi due ogni giorno trovo qualcosa che non avevo previsto. È un sistema che si rimescola, si adatta, cambia forma. Beato chi ha certezze. E beato pure chi decide di affidarcisi. Io no.
Mo’, sul serio, speriamo che si diano subito una calmata e che qualcosa intervenga. Perchè c’è un’aria che io a Bari è da tempo che non respiravo. E non è bella per niente.
