Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Uno dei mestieri che nella mia vita parallela – quella dove prendo decisioni veramente intelligenti invece di quelle che mi sembrano solo divertenti sul momento – avrei voluto fare davvero è il fotografo.
E non il fotografo da reportage con lo zaino tecnico, la barba da profeta e l’aria di uno che ha visto il mondo e ne è uscito leggermente scazzato. Non il fotografo comunista.

No.

Io volevo fare il fotografo delle pubblicità di profumi.

Non di auto. Non di moda.
Non di orologi da ricchi.
Non di sex toys. Non di yogurt con dentro i batteri sorridenti che ti promettono l’intestino felice. E che in “Esplorando il corpo umano” (cfr.) erano disegnati come degli incroci tra uno stronzo umano e un millepiedi.

Di profumi.

Perché il fotografo di profumi è una professione strana.
Tipo: una specie di spacciatore di illusioni ad alto tasso estetico.

Uno che deve convincerti che nel mondo esiste ancora una forma di magia adulta. Non per adulti, adulta. Punto.

E ancora, non la magia ridicola dei filtri Instagram o TikTok – quelli che trasformano la Pescivendola più “normale” e già bella d’Italia nella “inutilmente patinata Pescivendola più bella d’Italia” o della “seduzione tattile” (cit.) dello schermo alluminosilicato dell’iPhone che ormai accarezziamo più del corpo umano medio.

No.

La magia nelle pubblicità dei profumi passa da una pozione.

Un fluido.

Una roba invisibile che spruzzi nell’aria e che nella narrativa pubblicitaria dovrebbe trasformarti nel giro di quattro secondi da persona normale con bollette e colesterolo a entità dominante della biosfera terrestre.

La cosa geniale – ed è qui che capisci che dietro c’è qualcuno con il cervello – è che il profumo nelle pubblicità si vede pochissimo.

Quanto il pepe nelle ricette: QB.

Maison come YSL lo sanno benissimo.
Te lo fanno intravedere più di un secondo.
Un flash. Una boccetta che appare tipo un manufatto rituale.

Il resto è pornografia dell’esistenza riuscita.

Case enormi. Case, con cazzi. Quelli li intuisci, non si sa mai perchè.
Attici che sembrano progettati da un architetto scandinavo sotto LSD.
Camere da letto di design industriale che a guardarle ti viene un mezzo ictus come in Idealista e se viene a tua moglie si vedono le mutande sotto la gonna quando cade.

E poi il balcone.
Sempre il balcone.

Dove il protagonista si affaccia con l’aria di uno che non sta per dichiarare guerre a caso per una folla incosciente, nichilista e festante.

No, meglio.

“Il mondo è mio. Punto.”
E la risata dei cartoni animati, sotto. Quella da serial killer.
In crescendo, sostenuto, con brio.

Accanto a lui – dettaglio non irrilevante – una donna bellissima.

Bellissima nel senso statisticamente scoraggiante del termine.
Di quelle che il cervello umano può ancora concepire senza ricorrere all’IA generativa o alla CGI(L?).

E tu lo sai benissimo che quella pubblicità non ti sta dicendo:

“Se compri questo profumo scoperai con modelle internazionali”.

No.

Ti sta dicendo una cosa più sottile e più bastarda.
Ti sta dicendo che potresti essere quella versione di te stesso che vive in quel mondo lì. E che anche la tua donna, onestamente parecchio macchia a confronto, se le spruzzi la versione da donna di quel profumo, diventa quella lì, ai tuoi occhi.

Ed è qui che entra in scena il fotografo.

Perché quella magia non nasce dal profumo.
Nasce dalla testa di uno che sa costruire immagini.

Le luci messe così. Le ombre così.
La postura così. Il gesto minimo della mano così.

La differenza tra i porno di ErikaLust che c’hanno la scritta “for Women” – porno per donne – e quelli della CentoxCento – che sono per gente con disagio psichico o gente che non vuole farsi le seghe, vuole ridere e basta.
Perchè il “porno for women” non ha la trama: ha fotobgrafia e montaggio.
E inquadrature delle espressioni di lei, in montaggio analogico, rispetto alle robe che entrano ed escono.

E di colpo succede l’alchimia.

E tu stai guardando trenta secondi di video e pensi seriamente che dentro quella boccetta di vetro ci sia una roba tipo quello che stava nel Graal.

Per me il regno resta YSL.

Hanno tirato fuori robe che sono praticamente videoclip travestiti da réclame.

Black Opium con My Head Is a Jungle sotto – che già il titolo è una dichiarazione programmatica di caos sensoriale. E c’è Ede Campbell. E la sonorizzazione era la stessa del trailer di “Sepolti in casa” che per me è molto più arraffante di Jessica Rizzo.

La Nuit de l’Homme con Vincent Cassel che se fossi donna direi senza esitazione Biondoddio con quello che ci farei.

Che per inciso è ancora il mio profumo.
Fedeltà quasi monogamica. Una delle poche.

E poi Opium diretto da David Lynch.

Cioè capite la frase?

David Lynch che gira uno spot di profumo.

Come se un entomologo pazzo si mettesse a dirigere un musical sulle larve saprofaghe e lo facesse meglio di Dario Argento nostro (easter egg ma voi siete ingrati, non vi cimentate mai in commento con queste gare di Trivial Pursuit per disagiati che vi propongo!).

Il risultato è ipnotico.

Anche Chanel ha avuto i suoi momenti di grazia.

Quando hanno riesumato Follow Me di Amanda Lear ho avuto una specie di orgasmo culturale in fa minore. Perché la stessa canzone era stata citata dal santo minore Francesco Bianconi dei Baustelle nella canzone Amanda Lear.

Il cervello ogni tanto fa dei collegamenti così inutili e così belli che ti viene quasi da ringraziarlo.

Poi c’era tutta la serie di Dior con Natalie Portman.

Estetica perfetta.
Musiche pazzesche.
Biododddio con quella che ci farei.

Poi ho scoperto alcune sue posizioni politiche e ho pensato semplicemente:

Kaput.
Non mettiamo il nostro fratello più preferito dentro la carne degli assassini. Nemmeno se hanno fatto Leon.

Quando la realtà entra dalla porta, la magia prende cappotto e cappello e se ne va.

E quindi sì.

Io quella roba lì avrei voluto farla a bestia.

Costruire piccoli universi di trenta secondi. Vendere sogni liquidi dentro bottigliette di vetro. Far credere alla gente che tre spruzzi sul collo possano cambiare la traiettoria della giornata.

Il problema è che per arrivarci quasi sempre devi passare da un inferno professionale preliminare.

Le sale dei matrimoni. Ore e ore di fotografia liturgica.

“Facciamo una con la zia.”
“Adesso una con la zia e il marito della zia.”
“Adesso una con la zia, il marito della zia e il cugino che vive a Pescara – e che però nessuno conosce e questa cosa puzza di cuckold e di ometto.”
“Adesso una con la nonna che però deve sedersi.”

Una Via Crucis fotografica che dopo due stagioni ti porta a desiderare l’estinzione della razza umana.

E io quella trafila non l’ho voluta fare.

Così ho fatto foto lo stesso.

Ad amiche. Ritratti.
Qualche scatto riuscito che ti fa pensare “cazzo forse…”.
Pure due set di nudo, senza avere durelli.

E poi basta.

Ho capito solo dopo – come succede sempre nella vita – quanto ero stato scemo.

Perché nel frattempo le sale dei matrimoni le frequentavo lo stesso.

Non da fotografo. Da orbitante.

Con amici musicisti che suonavano lì dentro e che come terzo lavoro suonavano anche negli studi di registrazione industriali dei neomelodici.

Che è un mondo parallelo di cui un giorno bisognerebbe fare un documentario antropologico serio.

Ma quello, quello è un altro piacere segreto.

E soprattutto un altro fattaccio.

Andrea Gori, Pistoia.
Creativo quarantenne, iperfunzionale, zen e aikido come manutenzione quotidiana; convive da anni, un figlio, un cane. Presenza solida nella comunità, progressista radicale, “persona empatica, la spalla su cui contare”. Parlando del periodo più sereno della sua vita, cita sempre il lockdown, con maniacale tranquillità.

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5 risposte

  1. Avatar valy71

    Un tempo amavo fotografare profumi anche io.
    Natalie Portman, bella da morire! Non conosco le sue posizioni politiche.
    C’è sempre un che di rassicurante in tutto, basta saperlo trovare…

  2. Avatar Sandro Battisti

    Un’analisi impeccabile e profonda. Mi hai aperto iati cognitivi

  3. Avatar gattapazza

    Mi hai fatto fare una lunga riflessione sulla pubblicità dei profumi e sul perché l’ho sempre trovata perversamente attraente 😉

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      grazie come sempre.

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