Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Diciamolo subito: i buoni granitici di una volta avevano rotto il cazzo.

Il cavaliere senza macchia, il prescelto immacolato, la mascella morale scolpita nel marmo, la spada che luccica di giustizia preventiva.
Catechismo con mantello.
Bene che siano caduti, sentite a me!
Il problema è che insieme a loro sono evaporati anche i cattivi seri.

E qui entra in scena quella boiata new age un po zen da discount e un po’ satanista da centro commerciale esoterico secondo cui “se non c’è il bene non c’è il male”.

Risultato: abbiamo smontato il Bene monolitico e, per simmetria da giovane marmotta del cazzo mio o da bambino vestito da cretino – leggi boy-scout – abbiamo sciolto anche il Male strutturato.
Ma il Male serio non è la caricatura.
Il Male serio è il superlativo.

È Sauron. È Darth Vader.

Vader non era ambiguo, non era “ferito”, non era “mal compreso”.
Era iconografia pura: estetica totalitaria, mantello, respirazione meccanica, verticalità assoluta del potere.
Un po’Terzo Reich, un po’ stivali di Bettino Craxi — e sì, a questa Italia un poco manca pure quella postura lì, almeno come silhouette di comando.
Il cattivo serio non fa terapia, non spiega il trauma infantile, non scrive memorie.
Incenerisce pianeti, di solito. Punto.

E non mi venite a dire che non sono più rappresentabili perché “troppo attuali”.

In giro c’è gente come Ben Gvir, Smotrich e quella stronza sionista di Daniela Weiss. Il materiale iconografico per il Male assoluto non manca affatto.
Anzi, siamo oltre il fantasy.

C’è un biondo che balla massimamente male come mio nonno non ha mai avuto deficitario amor proprio di fare ad un matrimonio e che invoca l’atomica.

Spazio e ispirazioni ne starebbero.

Il problema forse sta qua? L’attualità?

Forse.

Il problema è che il fantasy contemporaneo, che dovrebbe essere amplificazione di due tacche sopra la realtà, sembra diventato low-fi morale. Educato.
Psicologicamente sostenibile. Addomesticato.

E qui la correzione: i giovani non sono la letteratura di intrattenimento. I giovani sono i destinatari primari della letteratura di intrattenimento. Che è tutta un’altra cosa. Letteratura di intrattenimento è l’equivalente editoriale della tisana detox con glitter. Non confondiamo il campo di battaglia con il reparto peluche.

Il problema vero è che non esiste più un’identità narrativa definita di Buono e Cattivo.

E questo perché i destinatari — i ragazzi che consumano mondi, saghe, universi espansi mentre voi li guardate con la puzza sotto al naso chiamandola letteratura di intrattenimento — sono loro stessi confusi sul “chi vuoi essere da grande” dentro il gioco simbolico di bene e male.

Momento: breve nota a margine per capirci sulla letteratura di intrattenimento.

Significa fantasy in tutte le sue declinazioni, fantascienze di ogni tipo, orrori cosmici e viscere gotiche. Non significa romanzi sentimentali da young adult o da zitelle in crisi di adolescenza permanente, non significa cripto-harmony con ambientazioni pseudo-magiche e dinamiche relazionali da sala d’aspetto dello strizza: quella roba è merda del demonio. Incluso wattpad. Incluso i romanzi lycan con sfumature gender quindi con lupi mannari ricchioni che si scopano in versione irsuta o umana.


Una volta la risposta era elementare se chiedevi a un adolescente che vuoi essere: eroe o antagonista?
Achille o Ettore (sì Ettore era buono Achille cattivo, si sa). Luke o Vader.

Oggi è un’inculata!

Oggi al botteghino dominano gli antieroi.
Il nano del Trono di Spade, per dirne uno. Personaggi con almeno un paio di nefandezze nell’armadio, che cagano, pisciano, si masturbano, tradiscono, spesso con consanguinei che fa tanto zozzo ma, si insomma se c’è step prima, ammazzano innocenti e consanguinei con un certo gaudio perché, cazzo, quando puoi attraversare impunemente campi di battaglia di più mondi, una ammazzatina ogni tanto ti riconcilia con quella pulsione primordiale che ti fa sentire dio per cinque minuti.

Tutti li amano perché sono credibili.
Perché sono sporchi.
Perché sono umani.

Ma se i buoni sfumano verso l’ambiguo — Serpico, Léon, Gatsu, Wolverine, il Punitore — allora per simmetria anche i cattivi devono sfumare.

E qui arriva la tragedia.

Kylo Ren.
Il nipote di Darth Vader, che non sentirà mai “Kylo, sono tuo nonno” — un po’ perché è morto, un po’ perché Darth se ne vergognerebbe.

Kylo è il prototipo del cattivo costretto.
Non voleva esserlo. Lo hanno spinto, manipolato, traumatizzato.
E quando fallisce cosa fa?
Si chiude nella sua stanzetta-navicella e la sfascia come un hikikomori isterico.

Col cazzo Darth Vader!

Vader non aveva la cameretta minimal.
Aveva la Morte Nera. Era nazista.
I cattivi seri ce l’hanno più grosso: l’ego, la scala, la portata simbolica.

Guardate il catalogo LEGO: quanti pezzi e quanti soldi è la Morte Nera e quanti quella navicella isterica di Kylo, peraltro ancora non distrutta.

Vader non spaccava la stanza. Inceneriva un pianeta, soffocava tre sottoposti senza alzare il tono, chiudeva un villaggio in una chiesa e poi tirava le bombe nella chiesa (cit.) con la scusa che ai bambini l’ananas piaceva.

Non Il cattivo serio non implode.
Espande.

I cattivi di una volta non ci sono più perché non ci sono più gli adolescenti di una volta, è questo il problema.
Non è nostalgia da nonno rancoroso, ma constatazione antropologica.
Avevamo orizzonti morali più definiti.
Forse noiosi. Ma definiti.
Bene e Male erano poli simbolici netti.
Anche quando parteggiavi per il Male lo distinguevo dal Bene.
Era un esercizio catartico collettivo gigantesco.
Solo un fanatico religioso o un idiota può negare il valore psicologico di quella polarità e rifugiarsi nel teatrino di libero arbitrio e demonio.

Oggi abbiamo buoni credibili perché vulnerabili, suscettibili ai pruriti, e cattivi nerd, bullizzabili, pieni di traumi e daddy issues.
E un’intera generazione che non sa da che parte sedersi perché si somigliano tutti. E se l’eroe ti somiglia troppo e il cattivo ti somiglia troppo, quando ti chiedono “chi vuoi essere?” non rispondi.
Perché spesso lo sei già.
E quando il Male è specchio domestico e non abisso epico, smette di essere catarsi. Diventa comfort zone con colonna sonora dark sfigata, tipo The Richiedere Kids.
E un Male che consola è solo estetica.
Non è più mito.
Ti ci puoi accomodare, senza imbarazzo.

Io resto fuori.

Io resto ‘ieri’

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3 risposte

  1. Avatar La Manu

    Sarà il gender fluid… Vediamo dal minestrone cosa ne esce fuori

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Solo a me dà di mucolitico?!

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