Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quale lavoro faresti gratuitamente?

Quale lavoro farei gratuitamente? Ne ho già fatti troppi, grazie.

E quindi no: manco per il cazzo.

E sì, lo dico citando i Disciplinatha, gruppo fin troppo vituperato dalla estrema sinistra italiana che non ha mai capito le provocazioni del punk e dei fratelli minori — quelli che per distinguersi dai maggiori sono freudianamente portati a fare esattamente il peggio, programmaticamente il contrario — nel caso specifico rispetto ai CCCP – Fedeli alla linea: “Abbiamo pazientato quarant’anni, ora bastaaaaaaaah!” — con quella sfilza di A che è già un manifesto. 

Sì, la disse Lui, così.

Eccola la cosa buona che fece: pensare il cit. che avrei usato poi, IO – con tutte le maiuscole del caso.

E io uguale: a lavorare gratis ho pazientato quarant’anni. Ora basta.

Perché ho lavorato gratis o quasi da ragazzetto, nello stabilimento balneare di mia nonna. 

Barista, aiuto tecnico di spiaggia, facchino esistenziale. 

E ok, le ho pure fatto rischiare un multone apocalittico e la quasi accusa di sfruttamento dello schiavismo minorile, ma ci stava: io ero legalista e non me ne rendevo conto. In realtà ero sempre un cazzo di egocentrico che non capiva la differenza tra dare una mano innocente e lavorare. 

E quindi dicevo: “io lavoro!”. 

Certo. Gratis. Fenomeno.

Poi, aggratis, ho fatto il volantinatore di partito, il militante, il dirigente. Tutto dentro Rifondazione Comunista, che anni fa era una cosa più che serissima, prima di perdersi nelle migliaia di tentativi di scissione dell’atomo comunista lasciandomi Reduce. 

Reduce vero, pure militarmente: G8 di Genova 2001. 

Dove stavo per guadagnarmi l’espulsione da tutte le sezioni del Regno perché flirtavo coi COBAS, cioè gli estremisti degli estremisti. Quelli definiti violenti solo perché cacciarono non la polizia, ma la polizia travestita da black bloc. 

E infatti guardate la piazza dei COBAS a Genova: nemmeno un contuso. 

Attorno? Manganello, tonfa e macelleria messicana vera dei poliziotti.

Sì, ancora non ero passato dall’altra parte della barricata, con gli studi e con la professione. 

Ma questa è un’altra storia. Un altro lavoro fatto a gratis. Anzi, un gracchio di lavori – e di relazione con una funzionaria – mai chiariremo per privacy se brigadiera o ispettora collega di corso con me al corso dei Ministeri promosso da LA Sapienza – che mi valse una serie di buone ragioni per capire che era meglio se non mi mettevo una divisa addosso e un tesserino in tasca e tante tentazioni di fare come Gary Oldman in Leon – perchè c’è un sacco di margine.

Quindi, lì, ho fatto… e ho fatto un sacco e mezzo di lavori strani chiamati impropriamente “esperienze pratiche formative”. 

Tipo assistente di tavolo settorio: quello che aiuta chi dice al medico come tagliare i morti per capire cosa hanno da dirci su come sono morti e su chi è stato. 

Perché un conto è ficcare un coltello nella pancia trenta volte, un conto è sparare in testa con una carabina da 1200 metri — ok, vado a spanne — un conto è fracassare la testa di una mamma con una bistecchiera, per sicurezza 37 colpi, come Pietro Maso per eredità; un conto è sorprendere una coppia in camporella, sparare ad entrambi con una calibro 22 — pistola da borsetta da signora — e poi guardarsi bene ma proprio bene dall’abusare di una donna già nuda e disponibile, preferendo invece tagliarle pezzi di corpo o fare cose creative con arredo agreste tipo tralci di vite usati come sex toys, così da far svenire — quando quelle foto tornavano a processo — innocenti militi dell’arma dei carabinieri sensibili al sangue. 

E questo NON è quello che ha fatto Pietro Pacciani, perché uno come Pacciani prima almeno leccava. Depravato nel buco del culo, ma con una sua coerenza. 

Ecco a non far fare ai Profiler il lavoro da Profiler: sono sessant’anni che non sai chi è quel gran creativo futurista del Mostro di Firenze.

Oppure infiltrato in organizzazioni politiche tipo CasaPound a Roma. 

Talmente credibile che poi mi aggiravo per Roma con uno zio che ancora lì lavorava e fuori da certe sedi venivo salutato con saluti romani e “Vividdusce!”. Infiltrato così bene che, siccome le armi tra loro non parlavano, un alto grado dei carabinieri chiamò allarmato un questore per chiedergli chi fosse quel pericoloso evoliano nazista esoterico invasato ma estremamente competente che da Bari si era trasferito a Roma a fare fascismi. 

Ed ero io. 

Con grasse risate del questore: “un mio uomo, fidatissimo”.

Oppure “faccendiere” per uno studio legale, dove esercitavo NON pagato il ruolo di investigatore privato su infedeltà coniugali e aziendali. Roba di un divertente che non avete idea.

Oppure, ma molto dopo, ghostwriter per ordinari e associati, a cui scrivevo ricerche sulla sociologia della sicurezza, del crimine e della devianza durante il dottorato. 

Oppure creatore di contenuti per uno che divenne pure ministro durante la sua campagna elettorale. Oppure segretario politico per lo stesso ministro — che ogni tanto il regalino lo faceva.

Oppure creatore a gratis di contenuti professionali e accademici chiamati articoli a commento di tremebondi fatti di cronaca nera della mia provincia. 

O ancora formatore e conferenziere in progetti scolastici in tutto l’orbe terraqueo della provincia di Bari, dove io vado e parlo di storie criminali per far capire ai ragazzi che non esistono destini alla Genny Savastano. 

O meglio: se avete visto la stagione 5, sì, esistono. 

E finiscono sempre tutte malissimo: piombo in corpo, freddi, nudi, su un tavolo di marmo del settorio, con gente che ti guarda pure il cazzo floscio e piccolo. 

Fine.

E per carità di Dio: quel bel lavoro pagato di bassista l’ho fatto. Pagato con una birra tiepida e un hot dog freddo. Anche quando chiedevo sexissimo il riverbero e le ragazzine ballavano e mi guardavano con occhi che… ok, ci siamo capiti.

E per carità di Biondoddio: nemmeno la carriera da attore in certi film per adulti, che rifiutai dicendo che non potevo dare quel dispiacere alla nonna.

E se ci ripenso, forse sono stato pure attore nelle fantasie di donne. 

Oppure escort, gigolò creativo, pagato in natura. 

Ma lì non è lavoro: in diritto privato è anticresi. 

E qui si cita pure Manuale di diritto privato Torrente-Schlesinger: “godo a godo”, “godere a godere”. Che fa pure rima con godere a go-go, ma lasciamo stare.

Non ci credete? Controllate da soli, non fatemi fare il Douglas Coupland che inserisce nelle narrazioni le definizioni che non c’è bisogno.

E quindi, tirando le somme: credo onestamente di aver fatto nella mia vita così tanti lavori — gratuiti, sottopagati, travestiti da esperienza, camuffati da vocazione — da essermi guadagnato il diritto, antifascistissimo ma ultrapunk e ultracreativo, di dirlo forte:

“S’è pazientato quarant’anni. Ora, Bastaaaaaaaaaaaaaaaaah.”

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9 risposte

  1. Avatar BACCO LU

    Il fotografo

  2. Avatar Marco Delrio

    Assuefatto ai tuoi spurghi letterari.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Grazie signore, grazie!

  3. Avatar unallegropessimista

    42 anni nella stessa azienda….

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Credi a me, beato a te!

  4. Avatar Celia

    Avevi il mio lik- il miobasta! già dal titolo.
    Ma solo tu sai far godere così con i codici (non diciamolo all’Arrotino, che conosce solo quello binario).

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      grazie assai assai assai

  5. Avatar Sandro Battisti

    Bisogna andare oltre il lavoro!

    Hai tutta la mia comprensione

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Che fa tanto all’ego ma poco alla tasca, ma è già comunque qualcosa.

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