Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

[
[
[

Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Cosa ti fa ridere?

Allora, qui volevamo scrivere questo pezzo…

ma ci siamo detti: siamo troppo dentro.

Quindi abbiamo fatto una cosa molto intelligente:

abbiamo chiamato un etologo.

Perché quando non capisci le relazioni umane…

serve qualcuno che non le rispetti.

La domanda era semplice:

“Cosa mi fa ridere?”

La risposta è: i pattern.

Io non rido alle battute.

Rido quando vedo che una cosa sta per succedere…

e succede davvero.

Sempre uguale.

Stesso contesto, stesse persone, stessi ruoli…

e dopo tre mosse sai già come finisce.

È come guardare una serie…

ma con gente che pensa di improvvisare.

Il contesto è il tatami.

Arte marziale.

Quindi: contatto fisico, gerarchie, ripetizione.

Un laboratorio perfetto.

Sistema base:

gruppo misto, più donne, uomini distribuiti.

Io lo chiamo:

“Uomini e Donne… ma senza Maria De Filippi e con più sudore.”

Quando ci sono solo donne: tranquillo.

Due, tre esiti.

Quando arrivano gli uomini…

si accende tutto.

All’inizio è collaborazione.

“Amore, tesoro, che bello!”

Poi piano piano… senza dirlo…

diventa competizione.

Non diretta. Nessuno dice: “sono meglio io”.

È più sottile.

È:

chi riceve più attenzione,

chi viene scelta,

chi ottiene più apprezzamento.

Nel mio caso ci sono due donne dominanti.

Entrambe bionde, entrambe brave, entrambe riconosciute.

Competono.

Non sulla tecnica.

Sull’apprezzamento.

Il momento chiave è l’inizio allenamento:

la scelta del partner.

Formalmente libera.

In realtà è strategia pura.

La regola è semplice:

cerco un uomo.

Meglio se si allena spesso con l’altra.

Meglio se glielo tolgo.

Perché lì non stai scegliendo un partner.

Stai spostando valore.

Non è: “mi piaci tu.”

È:

“se piaci anche a lei… allora vali di più.”

E se riesco a portarti via…

non ho migliorato te.

Ho migliorato me.

Poi parte la fase più interessante:

l’adattamento.

Queste leggono il partner in due secondi

e si regolano.

Tono di voce, distanza, contatto…

È un lavoro preciso.

E poi ci sono io.

Io entro male.

Perché io mi alleno davvero.

Contatto pieno, concentrazione…

zero flirt, zero gioco.

Io sono lì per migliorare.

In teoria sono inutile.

In pratica… no.

Perché io non reagisco.

Non gioco…

ma neanche blocco il gioco.

Lo vedo… e lo lascio succedere.

Risultato?

Gli uomini mi prendono in giro.

Per loro è incomprensibile.

“Ti stanno dando attenzione… e tu niente?”

Mi chiamano:

“la terza bionda.”

Che è offensivo…

ma anche abbastanza preciso.

Le donne invece mi scelgono.

Perché io sono stabile.

Con me possono applicare il modello senza interferenze.

E quindi succede questo:

allenamenti sempre migliori,

più attenzione,

più qualità.

Io do feedback, ringrazio, riconosco.

Cose semplici.

E poi iniziano anche i messaggi.

Che letti da fuori…

sembrano inviti per roba molto vietata.

Tipo:

“Quando vuoi rifacciamo.”

“Mi è piaciuto molto lavorare con te.”

“Dobbiamo riprendere da dove abbiamo lasciato.”

Se li legge uno da fuori dice:

“Qui succede qualcosa.”

Sì.

Succede che facciamo tecnica.

Sono appuntamenti per allenarsi.

Ringraziamenti per la sessione.

Non sono complimenti velati per altre prestazioni.

Che però…

nel sistema… suonano uguali.

E lì nasce il problema.

Perché dall’altra parte…

qualcuno guarda.

La bionda che non è con me.

E vede la scena:

la sua competitor con me…

che si allena bene…

riceve attenzione…

riceve feedback positivo…

e pure messaggi dopo.

Cioè esattamente quello che lei vuole ottenere.

Solo che non lo ottiene.

E allora il sistema fa una cosa perfetta.

Non rompe.

Non dice niente alla rivale.

Si gira…

verso il suo partner.

Il povero cristo con cui si sta allenando quel giorno.

E lì parte lo sfogo.

“Non ci arrivi.”

“Non ci arriverai mai.”

Che non è tecnica.

È frustrazione pura.

Perché il problema non è lui.

Il problema è che non sta ricevendo quello che vuole.

E lui è solo il punto più vicino.

E io rido.

Non per cattiveria.

Per precisione.

Perché vedo tutto arrivare in anticipo…

e poi succede esattamente così.

Morale?

Io non gioco.

Non competo.

Non cerco attenzione.

Però:

mi alleno meglio,

miglioro di più,

ricevo più qualità…

e pure messaggi che sembrano scandali…

ma sono solo allenamenti.

E in più…

vedo tutto.

Gli altri invece giocano.

E qualcuno…

paga anche per tutti.

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6 risposte

  1. Avatar Sandro Battisti

    Fantastica analisi

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Graciaas

  2. Avatar maceoanais82

    Mi fanno ridere tante cose , soprattutto quando mio marito si comporta in modo talmente prevedibile che so già cosa farà , ancora prima di farlo 😂

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Questo è molto subdolo.
      Perchè tu stai benissimo che secondo le verità inconfutabili – cioè quelle che stanno nella canzone italiana o nei film – voi siete dolcemente complicate, noi no.

  3. Avatar La Manu

    Da dEUS ex machina, mi sfugge se la tua posizione sia fuori o nel campo, provo a spiegarmi un po’ meglio: lanci il sasso e osservi i cerchi che tanto sai già dove andranno o ci salti dentro anche te? Ma soprattutto, nn ti viene voglia di inserire varianti che smontino la teoria, che magari si scoprono reazioni nuove… Anche se fare la bionda ha il suo fascino, e non dare il “contentino” è una pericolosa illusione di controllo … Ma mi sa che nn ho un capito un caxxo che io son davvero patacca di platino dentro

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Io sono sempre quello che prende il meglio. 😘

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