Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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]

Che non è un nome e cognome ma una informazione di servizio.

Da oggi ho cominciato una collaborazione con un posto di cui so poco quanto niente ma animato da gente di cui so poco quanto niente di quel che fanno nella vita ma qui scrivono buone cose e finché non mi invitano a “far merende” fuori c’è poco da temere.

Per questo ho detto va bene.

E gli ho girato una roba strana che stavo pensando di pubblicare qua ma mi son detto: quando ti invitavano a casa di amici che faceva tua madre? Andava in pasticceria e comprava un “complimento”.

Che a sud del 42o parallelo, quindi in metropoli evolute quali Napoli e Bari non significa andare in un negozio verbale a comprare un gadget con su scritto “Bel culo!” o “Cazzo che bona che sei!” ossia complimenti. Perchè quelli sono abusi sessuali verbali. Si va a comprare il “cabaret” – non quel genere teatrale con le tette di fuori tipo Drive In – ossia la guantiera di piccola pasticceria secca.

E allora a quei pazzi che mi hanno invitato ho portato subito un “complimento!” quando sono andato a visitare la casa. Ed è un post di critica artistica e sociologica comparata che prova a tenere insieme Tinto Brass, Bertolucci, Schicchi e Salieri, Caracci e Caravaggio. E spiegarli.

Ora, voi fareste cosa bella e gradita se visitaste anche lì, perchè Mortellaro come Paganini – ma quello recitato da Kinsky, che recitò la parte del violinista depravato per avere la scusa di vilipendere sessualmente Tosca D’Aquino giovanissima, in uno dei suoi esperimenti cinematografici autoriali del cazzo, quando si era fatto convincere da Werner Herzogh di essere un grande attore – dicevamo Mortellaro come quel Paganini lì non ripete. E quindi qui non troverete traccia di quella analisi di storia dell’arte e critica cinematografica anutoriale e comparata.

Ora, qui, dove qualcosa oggi dovrò pur raccontarvela, sto facendo il pari e dispari se:
– fare una telecronaca di una scena di Salieri al netto del porno – che credetemi, in quei 7 minuti di avanzo tra la durata totale della pellicola al netto di titoli di testa e coda e le scene di sesso – quindi nella tara del girato – semina momenti di altissima significatività.
Oppure
– parlarvi del come mi divertivo da post-adolescente nei centri commerciali tematici del distretto Bari.
– o del perchè, per colpa di un film molto preciso, in qualche modo anche citato nel post regalato come complimento al blog di cui sopra, un film non porno ma decisamente molto autoriale, comunista e alla Bertolucci, in casa mia non c’è un coltello a seghetta elettrico.
– oppure della splendida frase urlata da un amico che decenni fa veniva a casa ogni sabato pomeriggio a guardare la cassetta zozza e vietatissima del “cinema proibito” che l’Unità di Walter Veltroni regalava col giornale e che era sempre e comunque una pellicola d’autore con una o più scene erotiche o con contenuti dichiaratamente erotici. Ma a tratti disturbanti.

Sì, facciamo questa. Così resto in tema e ho le dita calde.

Dicevamo, film in cassetta che uscivano con l’Unità di Veltroni il sabato nella collana “I capolavori del cinema proibito”.

Ecco, tipo, che ne so:
Tokyo Decadence: in cui ci sta la lenta discesa di una sex worker prima del sex working e dunque una escort di lusso e da moltissimi yen che fa robe inconfessabili con uomini solo ricchi o ricchi e pure pericolosi e sono tutte robe molto degradanti, per lui o per lei.
E lei è bravissima in questa arte dello switch ossia di passare da mistress a slave ossia da padrona a sotto in una velocità incredibile.
E c’è tutta una fantasia centrale Din uno dei clienti ricorrenti di fare robe da dietro, ma contro la parete di vetro della stanza del grattacielo di Shibuya.
E però prima, dettaglio fondamentale, le hai cosparso i capelli di Brillantina Linetti e glieli hai lisciati tipo le cantanti e le soubrette di oggi, 40 anni dopo, coi capelli tutti attaccati e incollati e piallati in testa che sembra che di capelli ne hai 4 tipo Berlusconi.
Non lo so cosa ci trovi un uomo ricco e potente e pericoloso in una donna che ha i capelli impomatati con la Brillantina Linetti.
Ma quello se non faceva così non gli tirava.
E niente scena.
E forse niente capolavoro e cassetta vietata acclusa a l’Unità di Veltroni – visto che il clou di quella scena era pure la copertina del film.
E quello fu il primo che arrivò e il mio amico mi guardò e disse: “Mah, sì, vabbè l’inculata, ma non lo so, sono un po’ malati i giapponesi!”.

Questo perchè non avevamo ancora visto “L’impero dei sensi” in cui tipo dopo una serie di chiavate sempre molto complesse dal punto di vista della lettura del sesso occidentale, il protagonista perde per colpa di una lama il suoi battamazzo con un taglio netto e un budino al sanguone (accrescitivo di sangue perchè era proprio tanto e modo sghembo e cit. di parlare di evirazione, castrazione, “ti taglio le palle!”) (e cit. memorabile di Aldo Nove in un racconto su Gioventù Cannibale possedente titolo Il mondo dell’amore).
E l’amico che fece: “oh ma che cazzo, basta film giapponesi del cazzo, questi sono malati”.

E sì, poi però arrivò Salò o le 120 Giornate di Sodoma. E l’amico disse: “ma sicuro che qui non succedono altre robe?” E io dissi “Senti, no, qua qualcosa sicuro succede, perchè tipo il film fu vietato da tutte le parti e poi lo uccisero pure Pasolini perchè il film era troppo vietato” (ok a mia discolpa, avevo solo 14 anni e idee poco chiare sugli anni ’70 e all’epoca vietato era una parola che aveva bisogno di più di una voce di disambiguazione).
Poi, voglio dire, Sade, 120 giornate di Sodoma!
Correttamente l’amico mi disse: “Eh aspetta ma là quello scrive pure cose strane tipo “Inculano un cigno dopo avergli cucito il becco, poi inculano Antoine con la testa del cigno e poi fanno far peti…” (sì, cit testuale, “Girone della merda” la pagina dipende all’edizione che avete io ovviamente ho quella di Arnoldo Mondadori i Meridiani perchè a certi capolavori bisogna dare il giusto lustro). Provai a rincuorarlo: “vabbè, ci stanno le inculate, no? vedrai che stavolta andrà bene, queste cose sono in Italia, non ci stanno i giapponesi disturbati!”. Non avevamo ancora chiaro cosa significasse Salò, all’epoca dell’ambientazione del film.
Ma tipo staccammo dopo 45 minuti, perchè per quanto ci fossero scene di nudo interessanti e il film partisse bene con ragazze diciannovenni tutte vergini e tutte mostrate nude che tipo per un 14enne è il paradiso dell’Eden e sempre all’inizio ci fosse questa dinamica di servire la cena nude, le donne, e quest’ultima fosse in qualche modo convincente, poi però scattavano torture complicate pure da pensare, ammazzamenti molto violenti e gratuiti nella loro inutilità ai fini del progredire della trama e robe varie mentre la gente che comandava in quella casa si faceva le seghe e, anche meno eh!
(la critica profonda al fascismo e al nazismo noin ci interessava, ma visto ora, con una certa maturità, il film è perfetto – non per farsi le seghe da ragazzini, ma per discutere di dittature e male).
E io dopo quei 45 minuti di cazzo che si andò a nascondere male non riuscii a trovare controindicazioni convincenti alla frase da bugiardino medico del mio amico che disse: “Ma vaffanculo ‘sti cazzo di comunisti e ‘sto coglione di Veltroni… Sono gente veramente malata! Ma che è roba per farsi le seghe, questa?!”
E fui d’accordo anche io che tanto valeva andare all’oratorio.
Perchè dopo la partita di pallone non rimanevamo là. Che già all’epoca c’erano queste voci sui rischi che si potevano correre all’oratorio. Andavamo con quelli un poco più grandi che di sicuro un giornaletto lo avevano, ma tra maschi si mantengono sempre le distanze di sicurezza.

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5 risposte

  1. Avatar Nemesys

    Sei davvero incredibile e simpatico Domenico e comunque il tuo articolo su Fuga d Polis l’ho letto senza commentare ho messo il like. Bravo comunque e sempre.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sei fin troppo gentile.
      Io in realtà non sono simpatico.
      lo sono i fatti che mi capitano.
      E le riflessioni che mi suggeriscono.

      Credimi a un sacco di gente intorno sto un sacco sulle palle.
      Tipo credo in segreto anche a mia moglie.

      1. Avatar Nemesys

        Ci credo, quando si è sinceri e si dicono le cose come stanno è inevitabile risultare antipatici ma che tu lo sia anche per tua moglie, a questo proprio non posso crederci se non soltanto come una battuta. Buona serata.

  2. Avatar 2010fugadapolis

    Come complimento direi che era ottimo e abbondante (comunque, sappilo, io sono quello che puntualmente si fotte tutti i bignè perché mi sono rimasti dieci denti contati, manco tutti interi, e prediligo la roba morbida).

    Quanto a saperne, se ti avanza tempo basterà scorrere un po’ di articoli a caso – a volte i link agli articoli correlati che propone wordpress aiutano – e ne saprai più di quanto non voglia.

  3. Avatar unallegropessimista

    Hai fatto bene

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