CATALOGO DELLE LEGGENDE METROPOLITANE IN CODICE E LUCI ROSSE
C’è sempre un momento in cui la fiducia nell’intelligenza collettiva subisce una lieve incrinatura.
Nel mio caso è accaduto ascoltando un’intervista in cui Carlo Giovanardi — già ministro della Repubblica, dunque figura che immaginiamo allenata alla ponderazione — utilizzava come unico metro di paragone della perversione sessuale l’espressione, testuale: “andare a far robe con le bestie”.
Da cui, tutto, tra bipedi, rientrerebbe nel non perverso.
Sottolineo: tutto.
Non che sia un problema, per me. Magari, però, per la morale che lui dice di difendere, un pelino anche sì.
Non una metafora distratta, comunque.
Non una battuta.
Una categoria idealtipica precisissima: far roba con le bestie.
Quando una frase del genere diventa unità di misura morale, si produce un curioso slittamento: l’immagine si stabilizza, si solidifica, si trasforma in fenomeno presunto. Se viene evocata con quella sicurezza, allora deve accadere. Se accade, fidatevi, qualcuno finirà in ospedale.
Se qualcuno finisce in ospedale, la primaria di pronto soccorso l’avrà visto.
Eccomi.
Ventisei anni di turni, tre riforme sanitarie, due alluvioni, un terremoto e un numero imprecisato di notti con neon tremolanti.
Posso rassicurare: nessun rodeo clinico è mai transitato per il triage.
Per quanto Giovanardi possa dirne.
Della leggenda del codice rosso con nitrito
Ogni città possiede il suo narratore ufficiale di emergenze erotiche. Una figura instancabile, onnisciente per definizione.
Non era presente, ma conosce un infermiere che ha visto tutto.
O un biscugino laterale.
O un custode sottopagato che era lì per una più comune incombenza
Secondo la sua versione, esisterebbe un negato flusso regolare di cittadini trasportati in codice rosso dopo tragiche imprudenze equestri di carattere erotico-carnale.
Parla di punti di sutura come un geometra parla di metri quadri.
Trenta. Cinquanta. Ottanta.
Con aria grave.
La scena, nell’immaginario collettivo, è sempre monumentale:
- sirene spiegate
- equipe convocata
- prognosi solenni
- interventi epocali
La realtà ospedaliera, purtroppo per il narratore, è meno lirica.
Arrivano cadute, urti, incidenti domestici mal spiegati, oggetti maneggiati con eccessiva fiducia. Non arrivano dinamiche che richiedano manuali di anatomia comparata aperti sul tavolo operatorio. Non arrivano binomi che tengono insieme donne ed equini.
Non è una questione morale.
Scala, angoli, baricentri che non si parlano. La fisica, a differenza del pettegolezzo, non ama l’esagerazione.
Della ex parlamentare elevata a mito sanitario
Ogni leggenda ha bisogno di un volto. E così compare la ex parlamentare ungherese naturalizzata europea tipo Puscas, con passato nel cinema per adulti, trasformata dall’immaginazione collettiva in contenitore universale di imprese improbabili.
La narrazione vuole che sia transitata più volte in sale operatorie segrete, assistita da equipe sconvolte e da chirurghi in stato di trance professionale.
C è sempre un equino, coinvolto.
A dispetto del disclaimer sui maltrattamenti, sui consensi.
Se ciò fosse accaduto davvero, nel nostro ristretto ma autorevolissimo mondo l’evento avrebbe prodotto:
- convegni straordinari
- linee guida dedicate
- specializzandi che vedevano san Pietro dalle parti della macchinetta del caffè
Invece nulla.
Nessuna traccia nei registri, nessun referto straordinario, nessuna riunione d’urgenza con titolo allusivo.
Il vuoto clinico è assoluto.
Ma l’immaginazione, si sa, non ha bisogno di cartelle.
Del progetto logistico che avrebbe distrutto un patrimonio
Durante una notte particolarmente silenziosa qualcuno — per puro esercizio teorico — ha posto la domanda proibita: quanto costerebbe organizzare davvero un set idoneo a ciò che la leggenda pretende?
Non un intervento chirurgico.
L’evento.
Far accoppiare una donna con un cavallo.
Suture annesse e già marcate su ricetta rossa non ripetibile.
Ne è emerso un capitolato degno di un’infrastruttura pubblica:
- strutture certificate per carichi dinamici
- sistemi di sostegno adeguati
- superfici tecniche
- assicurazioni con clausole creative
- coordinamento della sicurezza pronto alla pensione anticipata
- consulto alla corte dei conti vista la prestazione passata dalla mutua.
Un’ipotesi di preventivo, richiesta con spirito ludico a professionisti del settore, ditte esperte e competenti in fatto di montaggio di scenografie. Una con sede a Bari, più visionaria, con solide collaborazioni nel mondo Mediaset, l’altra legata al comparto fieristico tedesco, con base nel veronese. Il tentativo ha restituito preventivi al millesimo con una cifra capace di spegnere qualsiasi entusiasmo prima ancora che intervenisse l’etica.
La tragedia non sarebbe stata sanitaria.
Sarebbe stata finanziaria.
L’installazione sarebbe costata 8,43 volte l’incasso totale al botteghino dell’unico film della ex parlamentare in cui nel titolo – e solo nel titolo – fosse fatta allusione ai partner zoologici del mondo del dressage.
Gli italiani, quando si riuniscono, seguono una progressione quasi matematica.
In due formulano un dubbio.
In tre lo trasformano in teoria – O in due amore e in tre è una festa (cit.)
In quattro lo discutono seriamente o giocano a Tressette, se a Bari, a perdere.
In cinque lo danno per probabile.
In sei Tombola. O lo dichiarano certo.
In sette sostengono che esista un video.
In otto conoscono anche il numero esatto dei punti di sutura, perchè 8 rovesciato è l’infinito.
C’è sempre un biscugino laterale.
C’è sempre una briscola con un cognato, di mezzo.
La sicurezza cresce mentre la conoscenza anatomica evapora.
Nel frattempo, in pronto soccorso, la realtà continua con la sua dignitosa banalità fatta di codici veri, fratture vere e notti lunghe. E, che lo crediate o no, senza sesso praticato tra colleghi.
Notti lunghe, però. Molto lunghe.
Se avete voglia di allietarle, intanto, lasciate un commento.
Fa sempre piacere sapere di non essere sole.
Eugenia Valentini è primaria di Pronto Soccorso presso l’Ospedale di Teramo.
Con oltre venticinque anni di servizio in medicina d’urgenza, ha costruito una carriera di frontiera e di trincea, maturando esperienza in scenari ad alta complessità clinica e organizzativa. Ha coordinato team multidisciplinari durante emergenze territoriali, maxi-eventi e situazioni di crisi, sviluppando protocolli operativi adottati a livello regionale.
Ha collaborato con ONG internazionali in missioni sanitarie in territori ostili e in contesti a risorse limitate, occupandosi di gestione del trauma, formazione del personale locale e organizzazione di presidi di emergenza in condizioni logistiche critiche.
Quando le notti sono tranquille e la noia morde ai talloni, ricorda di quando voleva fare la giornalista d’inchiesta. E tira fuori roba così.
