Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Scrivi una lettera a te stesso a 100 anni.

Caro me stesso del 2126,

prima di tutto permettimi una verifica a spanne, proprio da due spicci, roba da retrobottega del cazzo – quindi roba da testicoli e scroti, che in italiano hanno la rima e la desinenza in -oni.

Se stai leggendo questa lettera digitale significa che almeno una delle seguenti condizioni si è verificata:

– la civiltà umana non è collassata sotto il peso pachidermico della propria coglionaggine organizzata (si ho la ossessione per i pachidermi);

– il pianeta non è stato trasformato in un barbecue nucleare da una comitiva di statisti con l’equilibrio psichico di un carciofo bollito, maschere coi nasi lunghi tipo arancia ad orologeria – che vicino a bombe c’ha un sacco di dignità come traduzione – e dita nervose sul bottone rosso perchè pippano roba che, no, non è bicarbonato;

– io non sono morto, oppure — ipotesi ancora più inquietante — qualcuno ha ritenuto sensato conservare questo testo invece di usarlo per accendere il camino. Il che aprirebbe la pista alla ipotesi inquietante del successo postumo, tipo Antonio Gramsci ma con meno carcere e più WordPress. Inquietante per la parte economica: chi si ciula la SIAE?

Sono tre ipotesi già statisticamente sospette.

Perché, vedi, mentre scrivo questa lettera — seguendo il prompt motivazionale di WordPress, che evidentemente è gestito da un ottimista terminale con l’etica morale di un gratta-e-vinci — ci sono almeno due retroconti – italianismo alla Fratelli d’Italia – cosmici che scorrono spediti col peperoncino nel culo nella direzione opposta al concetto di “tra cento anni”.

Il primo è quello della Global Footprint Network.

Quelli che ogni anno arrivano con il bollettino e ti dicono più o meno:

“Deprecabili coglioni, avete finito le risorse del pianeta a metà luglio.

Il resto dell’anno lo passate a vivere a credito come un punkabbestia borghese con la carta di papà aderendo a quella categoria umana sulla quale il celebre Mortellaro – abbiamo detto che sarei celebre, no?) massimamente e senza tema di smentita ci scatarrerebbe su, che l’ha detto il vate minore Agnelli Manuel.”

E non è una metafora poetica.

Pura contabilità ecologica.

Secondo alcune proiezioni, intorno al 2060 inizieremo l’anno già in riserva.

Capisci la tenuta logica del prompt? Zeeeeeeer0.

WordPress mi chiede di scrivere al me stesso tra cento anni quando la contabilità della biosfera suggerisce che a un certo punto inizieremo l’anno con il conto corrente planetario già in rosso, il fido sforato e il direttore della banca che nel frattempo unge con cura un dildo di proporzioni apoplettiche prima di chiamarti nel suo studio alle 14:10 di un giovedì pomeriggio per “fare due ragionamenti”.

Tipo come scrivere una lettera al te stesso del 2080 mentre stai guidando una macchina senza freni verso una scogliera e qualcuno dal sedile posteriore ti dice:

“Comunque stavo pensando a un mutuo decennale, tasso variabile.”

Il secondo contatore è quello del Doomsday Clock, l’orologio dell’Apocalisse.

Quella vera, non di quel Lazzaro dell’evangelista Giovanni che , sì, insomma, ci sta qualche prete che l’ha spiegata a martellate in chiesa ma è un’altra storia.

Qui la situazione diventa ancora più elegante.

Non parlano più di anni.

Parlano di secondi alla mezzanotte.

Siamo talmente vicini al disastro che il linguaggio temporale si è ridotto a quello delle microonde.

“Ancora novanta secondi alla fine del mondo.

Girare a metà cottura.”

E mentre questo orologio ticchetta con la grazia di una granata senza sicura, WordPress — la stessa piattaforma che non è neanche certa di esistere tra dieci anni visto la merda di suicidio planetario di tutta la setta che seguiva il mio vecchio blog dieci anni fa, 127 persone tutte defunte in termini di blogging tranne due, che mi viene il sospetto che io fossi un Santone già all’epoca — quel WordPress mi invita a scrivere una lettera al me stesso del 2126.

Capisci perché sospetto una truffa?

Come se Splinder nel 2007 ti avesse detto:

“Scrivi un messaggio al te stesso del 2107.”

Caro algoritmo editoriale, permettimi di dirlo con il dovuto rispetto tecnico:

ma che cazzo ne sai?

Io, per esempio, non sono così ricco da potermi permettere un bunker antiatomico in Nuova Zelanda con sistema di crioconservazione.

Non ho un cilindro di azoto liquido dove infilarmi come una girella di zampina — salsiccia equina con pomodoro e prezzemolo per chi non è di Bari — sottovuoto aspettando che nel XXII secolo mi scongelino come un aperitivo vintage.

Quindi, molto probabilmente, caro me stesso del futuro, io a quell’epoca sarò già morto.

Morto nel modo normale. Quello senza sponsor tecnologici.

Idealmente cremato, perché trovo più dignitoso diventare subito concime in polvere piuttosto che farmi rosicchiare lentamente da vermi con la corretta e simpatica dicitura “lentissimo rilascio”.

Ma anche qui la situazione è complicata.

Perché il mio bisnonno — con quella curiosa mentalità metà sionista metà genovese che consiste nel comprare quando costa poco — acquistò all’asta un pezzo di cimitero.

Una zona economicamente molto competitiva.

Perché? Perché era il punto dove, storicamente, venivano buttati i suicidi e quelli senza nome.

Il mercato immobiliare funebre modello black friday ma con meno humor.

E quindi adesso abbiamo una cappella di famiglia costruita sopra il vecchio reparto rifiuti esistenziali del camposanto.

Camposanto 3.0.

Rigenerazione urbana della disperazione.

Tutto questo per dirti che probabilmente, tra cento anni, io sarò:

– polvere;

– oppure un osso smarrito nella cappella discount dei miei antenati.

Ma non è neanche questo il problema principale.

Il problema è: a chi sto scrivendo?

A me stesso?

Evidentemente impossibile.

A mio figlio?

Tra cento anni dovrebbe avere centotrentanove anni.

E glielo auguro, ma anche no, perché di solito a quell’età non ci si arriva né felici né lucidi. E si è di solito una gran croce per i sopravvissuti che sogliono pregare in conciliabolo notturno con rosari e messe cantate contro perchè tu ti decida a toglierti dalle palle, con la detestabile collateralità di un divino cinico, baro e un. po’ stronzo che alle messe cantate risponde picche. 

Anche considerando che le donne sono più longeve degli uomini, dubito che mia moglie riesca a sopravvivere abbastanza da dire:

“Amore, guarda cosa ti ha scritto tuo padre nel 2026.”

Quindi dovrei scrivere a un nipote.

Ma qui si apre il buco nero genealogico.

E se non avrò nipoti?

E se mio figlio ne avesse tre di figli sparsi per il pianeta come semi sputazzati fuori da un ventilatore?

E se non ne riconoscesse nessuno?

A chi cazzo scrivo?

A un ipotetico discendente che potrebbe non esistere su un pianeta che potrebbe già non più esistere dentro una civiltà che potrebbe essersi autodistrutta con una catena di decisioni geopolitiche prese da uomini che si dissano su Twitter mentre si segano in culo con armamenti non convenzionali?

Questa non è una lettera.

Questa sia chiama fantascienza contabile scritta sotto minaccia editoriale.

E quindi, caro me stesso del 2126, se per qualche ragione assurda tu esisti davvero e stai leggendo questo testo, significa che almeno una cosa è successa.

Il futuro ha fatto una cosa molto rara.

Ha mantenuto una promessa.

In quel caso, per favore, scrivimi tu, perché quello famoso tra i due saró io e per buona creanza quindi il primo passo devi farlo tu.

Spiegami:

come cazzo avete fatto a sopravviverci?

,
6

6 risposte

  1. Avatar Fabio Iozzi

    Comunque io che ho già 66 anni tra 34 ne avrò 100

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Eh ma mica abbiamo tutti la fortuna della tua saggezza che hai visto (19 x 12) lune più di me.

      1. Avatar Fabio Iozzi

        🤣

  2. Avatar gattapazza

    Fantastico!!! Tu ora e tra 100 anni!!!

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Tres gentile

  3. Avatar Daniela

    Sagace e ironica quanto basta per rispondere all’algoritmo insano

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