Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Dove andresti a fare shopping?

Guardare gli altri fare shopping è più rilassante invece

Io non faccio shopping e lo scrivo qui perché se non lo scrivo poi sembra che prima o poi qualcuno mi convinca che dovrei farlo, come quando da piccoli ti dicevano che uscire ti faceva bene e tu uscivi e non cambiava niente. Niente mi convincerà mai che fare shopping sia una cosa che rilassa. Se passi più di metà della tua vita dentro un ipermercato nel reparto surgelati di un centro commerciale, fare shopping non è una pausa. È restare nello stesso posto con una scusa diversa.

Non è che io non sappia come si fa. Lo vedo tutti i giorni. Le persone arrivano con l’aria di chi deve sistemare qualcosa che non si vede bene, entrano nei viali del centro commerciale, guardano le vetrine come se stessero cercando una risposta. Io le riconosco subito quelle facce perché le vedo da dietro il banco, tra i freezer, mentre sposto scatole e controllo le date. Dicono che lo shopping è terapeutico ma io le coppie le guardo bene quando passano e si fermano davanti ai surgelati e si capisce che non stanno parlando davvero di quello che hanno nel carrello.

Fare shopping dovrebbe voler dire spostarsi. Uscire dal posto dove vivi e lavori e andare altrove a fare una cosa diversa. Per me invece è arrivare venti minuti prima del turno o uscire cinquanta minuti dopo, senza che nessuno paghi lo straordinario. Per me fare shopping è allungarmi. Non allungarmi davvero, solo uscire da un ingresso un po’ più lontano, passare davanti a due negozi in più, fare qualche migliaio di passi in più sull’app del telefono.

Allora ho fatto un altro sistema. Io le mie taglie le so tutte, dalle cose piccole come i calzini alle cose strane tipo la misura giusta della caffettiera o il diametro delle pentole. Anche quelle degli altri. Parenti, amici. Ordino tutto su internet e faccio lasciare i pacchi nel fermoposta dei dipendenti al centro commerciale dove lavoro, così non so nemmeno chi li ha portati e quando arrivo sembra quasi una magia, come se le cose comparissero da sole.

Dicono che così si ammazza il commercio ma a me questa cosa fa quasi ridere, perché se il commercio è morto non è colpa della rete. Quello lo abbiamo già ucciso noi quando abbiamo riempito tutto di centri commerciali con i parcheggi enormi e i viali sempre uguali.

La verità è che in mezzo al mercato ci passo già troppo tempo. Il mercato lo vedo da dentro, da quando accendo la luce del reparto fino a quando chiudo il freezer e vado via. E più tempo ci passi più capisci che non c’è niente di terapeutico.

Quando voglio rilassarmi davvero faccio una cosa diversa. Guardo le coppie che vengono a fare shopping. Le guardo mentre discutono piano davanti ai banchi, mentre uno spinge il carrello e l’altro prende qualcosa senza chiedere, mentre fanno quelle facce che sembrano normali ma non lo sono. Le cose che non si dicono si vedono benissimo.

E di colpo sto meglio.

Perché io sono da sola.

E quando sei da sola non fai shopping. Clicchi.

Che in mezzo al mercato ci passi già troppo tempo e l’unica cosa che vuoi davvero è tornare a casa.

Patrizia Marinelli, ha 43 anni ed è una commessa nel reparto surgelati di un grande magazzino italiano alla periferia di Jesi, dove lavora da più di quindici anni con mansioni che definisce “sempre uguali ma rassicuranti”. Vive da sola in un bilocale al secondo piano senza ascensore, nello stesso quartiere in cui è cresciuta.

Ha frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale, senza particolari risultati né traumi memorabili, e dopo il diploma ha iniziato a lavorare quasi subito. Non ha mai cambiato città. Non ha mai convissuto. Single da sempre, dice senza ironia e senza recriminazioni, come un dato climatico.

Tra i suoi hobby e interessi, in ordine non coerente:

– compilare liste su quaderni a quadretti

– ascoltare il telegiornale mentre fa altro

– leggere il calendario di Frate Indovino

– fare cruciverba facili

– camminare nei corridoi lunghi dei supermercati

– sistemare oggetti per colore

– ricordarsi cose inutili

Non ama i social ma li usa. Non ama le persone invadenti ma è educata. Ha poche amicizie stabili, nessuna relazione sentimentale alle spalle e una grande capacità di preoccuparsi per cose piccole, una forma di attenzione al mondo.

Scrive brevi testi per tenere le paure in un posto preciso, dove non crescono. Non si definisce scrittrice. Dice che scrivere “aiuta a non far succedere le cose”.

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6 risposte

  1. Avatar La Manu

    Ohhh … Che bello che son tornati come balocchi a natale i personaggi lillipuziani che ti abitano e che ci abitano

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Capita, spesso.

  2. Avatar alicespiga82

    Concordo con Patrizia: fare shopping non è rilassante. 😉

    PS: ma era davvero un prompt di scrittura di WP o hai inventato anche quello? 🤔

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      No no era prompt Giuro

      1. Avatar alicespiga82

        Che prompt assurdo! E tu bravissimo a cogliere lo spunto per creare un personaggio e trarne un racconto. 👏👏

      2. Avatar Domenico Mortellaro
        Domenico Mortellaro

        Ci si prova!

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