Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Qual è una domanda che odi che ti venga posta? Spiega.

Qual è una domanda che odio? 

(quanto cazzo ci vorrei mettere l’apostrofo ora che la Crusca l’ha ammesso come peccato lieve tipo pensare a che mutande mette la vicina, ma no… per contratto niente apostrofi qui)

“Che fai nella vita?”

Attenzione: non “che lavoro fai”. Non “di cosa ti occupi”.

No. Proprio quella formula pseudo-esistenziale da “quattro chiacchiere in croce mentre ci conosciamo prima di girare una scena di BDSM e Shibari in cui lei che te lo chiede sarà legata e fustigata e attinta da microcariche elettriche in zone sensibilissime ma è tutta scena, è un piezo elettrico da 0,5 volte e pure se dai un succhiotto dolce e infantile si sente di più”. 

Che fai nella vita?

La odio.

La odio perché è la domanda preferita di chi sa di essere oscenamente superficiale ma vuole sembrare profondo. Tipo oscenamente superficiale come un prolasso rettale: disgustoso e pure vuoto.

È la camicia stirata sopra il nulla, ma comunque con tanto amido. 

È il tono impostato sopra il vuoto pneumatico delle macchine per farti le seghe 3.0.

“Che fai nella vita?”

Ma che vuol dire?

Tecnicamente sopravvivo. 

Pago le tasse anche per molti che non lo fanno. 

Combatto col cortisolo. Col colesterolo. Con i LED a luce fredda alle 23:47. Con le raccomandazioni di buon senso dei medici curanti al caldo e di Tajani in guerra.

Pure con mio figlio che entra in stanza evocando demoni sotto il letto proprio la sera in cui tu e tua moglie avevate deciso che forse, chissà, magari.

E già qui dovrei fermarmi e dire: le parole sono importanti, come diceva quel sant’uomo di Nanni Moretti Apostolo — che politicamente non sopporto ma su sta cosa aveva ragione.

Perché “che fai nella vita” è una tagliola semantica parecchio arrugginita.

Ti costringe a una risposta ontologica quando volevi solo sapere se faccio l’idraulico.

Allora di solito parto largo. Larghissimo. 

L’hai voluto tu: ti sfianco. Ti porto in giro a parole che vediamo se non ti passa la voglia di farti così malamente i cazzacci degli altri.

Giro. Faccio cose. Vedo gente.

Lo dico sul serio.

Perché questo facciamo tutti, nella vita. A meno che tu non sia uno stagirita o una monaca di clausura, questo e quasi solo questo fai, ridotta all’osso come farebbe un Papa della Scrittura come McCarthy – e se non lo conoscete sputatevi al primo specchio utile. 

Girare, fare cose e vedere gente è la sintesi alla Carver dell’esistenza umana, non una fase hippy post ’77 come tutti vogliono far credere quando lei la pronuncia in Ecce Bombo e tutta l’Italia oscenamente superficiale fa “Eeeeeeeh questi giovani!”.

Poi però quelli davanti vogliono il sangue.

Perché quando arrivi alla parola “criminologo” si accende una specie di erotismo morboso. Alle donne soprattutto: tipo veramente che cominci a percepire una umidità concreta. 

Gli brillano gli occhi. Si immaginano i corridoi dell’FBI, le lavagne piene di foto, le sagome col nastro giallo, le serie TV. Le cose che un “mostro” le farebbe, perchè col marito… Flogging A Dead Horse – che letteralmente è fustigare un cavallo morto per dire che da tempo la pratica è archiviata, ma noi in Italia siamo ottimisti: Campa Cavallo!

Sì, sono stato formato anche tra ambienti come Scotland Yard e il Federal Bureau of Investigation, sì, profiling, sì, superesperto nazionale secondo due ministeri — ma no, non c’è nessuna stanza con il “peggio dell’animo umano” catalogato in raccoglitori lucidi. Nemmeno i cazzi degli psicopatici o i cervelli degli psicopatici – sono due organi distinti, vi assicuro – in boccioni di formaldeide.

In Italia la criminologia è venduta come un set di coltelli giapponesi su Instagram.

Corsi. Master. Lauree. Webinar.

Nessuno che ti dica che l’ordinamento ti guarda sempre e comunque come il venditore di almanacchi di Leopardi se non sei medico psichiatra specializzato in psicopatologia forense. E da tale ti tratta a processo: “ma lei è venuto qui perchè?”

Sarei consulente tecnico di parte. Lo dici pure imbarazzatissimo.

L’ultimo stronzomerdone della catena alimentare degli studi forensi – se non hai una prossemica seduttiva, labbra rifatte e capelli biondo platino.

Traduzione: o fai il serio e allora lavori poco, veramente poco, o fai il pagliaccio televisivo e allora lavori pure tantissimo, ma sicuro lavori male. E infatti guardate i criminologi da Vespa Show: criminologi delle cause perse.

Due lire? Forse. 

Forse.

E quindi che fai? Ti trovi una nicchia.

Dottorato in sociologia. Studio storico di una mafia regionale, piccola ma feroce. Perché se vuoi restare “superesperto” devi scavarti la tana. Scrivi libri, fai conferenze, fai formazione nelle scuole, fai il tuo.

Allora provo a dire: sono uno studioso di criminalità organizzata. Sociologo. Criminologo.

E già mentre lo dico penso: attento. 

Attento alle parole.

Perché “mi occupo di criminalità” è un attimo che qualcuno capisce male e ti trovi colleghi veri che ti suonano il campanello per “disambiguare”. Come gli educatori che dicono “mi occupo di bambini” e nella testa della gente parte un documentario Netflix sui reclutati nascosti di Epstein.

Poi magari faccio la cazzata di aggiungere che scrivo per quotidiani e riviste di settore.

“Ah quindi sei giornalista.”

No.

“Ma se scrivi sui giornali…”

No.

Esperto. Collaboratore. Analista.

Non giornalista.

“sì vabbè, ma…”

Osceno, superficiale, e però vuole pure avere ragione.

Ciucciobbestia e presuntuoso.

La garrota dove l’ho dimenticata, stamattina?

Non lo so ma so una cosa: hai spalancato una pessima porta.

Finisci trascinato dentro una discussione circolare o UROBORICA ossia del serpente che si morde la coda che nel porno si traduce nell’espressione “cazzamanicodombrello” in cui la logica muore soffocata. E pure la tua dignità e l’integrità vera o presunta del tuo buco massimamente comunista.

Non parliamo poi del fatto che scrivo narrativa. 

Racconti. Romanzi.

Se lo dici parte l’inchiesta:

“Quanto paghi per essere pubblicato?”

“Hai raccomandazioni?”

“Conosci qualcuno in casa editrice?”

Complottismo. Ma a pacchi.

Certo. Conosco la punteggiatura. A volte.

Quindi no. Non lo dico.

Non dico che collaboro con una redazione editoriale.

Non dico niente che possa generare quel misto di sospetto e provincialismo inquisitorio che la gente coltiva con oscura passione.

E allora capisci che non devi stare attento solo a come ti fanno le domande.

Devi stare attentissimo a come rispondi. Che è peggio.

Perché una domanda fatta male è fastidiosa.

Ma una risposta detta male può costarti ore di spiegazioni a gente ingenuamente e superficialmente fastidiosa che voleva solo sapere se timbri un cartellino.

E no.

Non faccio “nella vita”.

Nella vita ci sto.

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15 risposte

  1. Avatar storiequalunque

    Nella vita ci sto è una chiusura memorabile. Mi è piaciuto molto.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Grazie di cuore…

  2. Avatar unallegropessimista

    Un sacco di cose, molte di cui ne farei a meno.
    Buongiorno

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Esistiamo perchè altri non debbano farlo

  3. Avatar gattapazza

    Tra un crimine e l’altro..stai!!!

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Sì, ma anche tra cose amene e divertenti, fidati!

      1. Avatar gattapazza

        Ne sono convinta basta leggerti!

  4. Avatar Sossu

    Domenico sei riuscito nell’intento e per quello che so fai un lavoro che ha la sua “ricaduta” sul Tribunale e sugli indagati. Il tuo intervento è richiesto da un pubblico ministero…forse non ne sono certa . Curioso lo sviluppo dei discorsi tra te e chi incontri. Puoi fare molto, anche di divertente,perché no ?! Ciao

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Abbastanza triste a volte. Altre un po’ più “divertente”…

  5. Avatar Sossu

    La situazione sociale politica ed economica è stra collassata per chi si trova alla base della piramide . Per i vertici è diverso . Di Piramidi è pieno il mondo anche di deserti,già .

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Purtroppo, sì.

  6. Avatar Sossu

    La tuttologia è una di quelle cose, poi di cose ce ne sono troppissime, che forse appartiene a molti di quelli senza arte né parte…Non lo so , grazieeee

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      I tuttologi sono quelli specializzati di volta in volta in “virologia”, “geopolitica”, “geosismica”, “teosofia”…
      A seconda del trend del momento.
      Io ho solo abilitazioni molto più settoriali e meno mainstream. Anche perchè processi mediatici mai.

  7. Avatar La Manu

    Cmq, io che son bionda dentro ( però vi prego nessuno si senta offes* quindi mi correggo), io che sono unicorno dentro, non ho mica capito… Nella vita cosa ci stai a fare?

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Ovviamente solo a provarci.

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