In bacheca ho due cose.
La prima è una pubblicità:
“Protocollo definitivo di disintossicazione dalla masturbazione. Metodo scientifico. Step progressivi. Risultati in 7, 14 o 28 giorni.”
La seconda è un messaggio in una chat di scuola.
Un padre scrive testuale.
“Ragazzi, mio figlio di otto anni e mezzo guardava cosacce vietate. Dice che è normale. Che gliel’ha detto un amico. E lo fai anche tu, papà.’”
Non so quale delle due mi mette più ansia.
Perché la storia è sempre la stessa. Cambiano le grafiche, non il trucco.
All’inizio del secolo scorso c’era il dottor Young.
Uno col camice, la barba curata, la faccia di chi ti dice “è per il tuo bene”.
Inventò i butt plug. Non li chiamò così, ovviamente. Li chiamò dilatatori anali. All epoca di robe così la tv generalista non parlava; niente “Malattie Imbarazzanti” o “Rimedi medioevali per il tuo culo!” (cit. cinematografica chi indovina nei commenti vince un premio di livello 2)
Strumenti dalla forma inequivocabile, con quegli spessori di sicurezza studiati per rendere difficoltosa — quando non impossibile — l’espulsione naturale.
Tradotto: restano dentro finché non ti metti comodo.
E invece di dire a cosa servivano davvero, li spacciò come rimedio anatomico e non farmacologico alla stipsi.
La stipsi.

Finalmente è spiegata tutta la faccenda di Pacciani e Lotti che si accompagnavano vicendevolmente al Pronto Soccorso di Firenze per l’estrazione di robe dal sedere dichiarando che si trattava di mutui sollievi alle emorroidi.
La medicina alternativa, quando è condivisa, crea legami profondi.
Cogliete anche voi quel passo solo che ci separa dalla decapitazione come rimedio medico all’emicrania, vero?
“Le duole la testa? Risolviamo alla radice.”
E la gente comprava. Per la salute. Sempre per la salute, signora, voglia mai che[]!
Poi vennero le penne per spiare le signorine alla toilette.
I misteriosi adesivi trasparenti che, attaccati su un muro, avrebbero dovuto creare uno spioncino quantistico per spiare le signorine negli spogliatoi.
Gli occhiali a raggi X di Pordenone per guardare sotto le vesti delle signorine.
Genialità patriottica applicata all’ossessione. Quella per le signorine senza vestiti, of course.
Le MILF ancora non c erano. S aveva quasi un pudore per l’età.
O per la gravità – intesa come effetto di gravità sulle forme del corpo e non gravità del pensiero di “pisellare” (cit. pre-adolescenziale) una donna parecchio più avanti di te con l età.
O forse, semplicemente, si invecchiava più naturalmente.
Ogni epoca ha la sua mercanzia miracolosa.
Ogni epoca ha la sua ristretta cerchia di fortunati furbacchioni che trasformano la curiosità sessuale in fatturato.
Oggi non serve più il catalogo per corrispondenza. C’è Meta.
Ed ecco i piani di disintossicazione dalla masturbazione attraverso la masturbazione.
Non è una battuta. GiuroÈè un funnel.
Ti iscrivi.
Ricevi le sfide.
Segui gli step programmati da una settimana a quattro settimane.
Continui a masturbarti con regolarità — ma con disciplina, con metodo, con consapevolezza.
E alla fine dovresti essere disintossicato.

Come aprire un centro antifumo dove distribuiscono sigarette numerate e ti spiegano che l’importante è l’intenzione.
Sotto, nei commenti:
“Mi ha cambiato la vita.”
“Finalmente libero.”
“Grazie coach.”
Poi ci sono gli specialisti della salute anatomica maschile.
Non quelli noiosi del tappetino e dei muscoli invisibili.
No.
Quelli che parlano di una ginnastica Kegel alternativa, più profonda, più radicale.
Una pratica che ruota sempre attorno al concetto di introdurre oggetti dalle forme le più strane e non anatomiche nel “più comunista dei tuoi buchi” (cit.) — (citazione colta: chi indovina di chi è vince un premio di livello 1, ma deve scriverlo nei commenti).
E promettono, con aria grave e professionale, di cancellare per sempre l’eiaculazione precoce.
Per sempre.
Come se il corpo fosse un software da aggiornare con un accessorio.

Io penso al padre della chat.
A quel bambino di otto anni e mezzo convinto che sia la cosa più normale del mondo.
“Lo fanno tutti.”
La frase che precede ogni medioevo.
Perché qui non si tratta di moralismo.
Si tratta di mercato.
Un mago che svuota il conto di una nonnina lo perseguiamo per legge.
La circonvenzione di incapace è un reato.
Ma quando sei tu adulto, nel pieno delle tue facoltà di intendere e volere, che fai di tutto perché qualcuno ti venda un oggetto improbabile o un percorso improbabile per risolvere una vergogna che magari nemmeno sapevi di avere… allora diventa scelta consapevole. Diventa empowerment. Diventa salute.
E io ho paura che certe categorie penali debbano restare nel codice, in questi casi.
Ma ho anche paura che a qualche passo da noi cresca una generazione di neo-medioevalizzati, convinti che ogni curiosità debba essere monetizzata, ogni insicurezza medicalizzata, ogni desiderio impacchettato con spedizione gratuita. E ogni prurito esplorato malamente, con alibi affatto rassicuranti per le facoltà mentali dei cui sopra.
Gente che in nome del piacere o di un concetto scientificamente discutibile di salute sperimenterà sul proprio corpo truffe indicibili.
E pure un filo imbarazzanti da raccontare. Togli un filo. Aggiungi un pacco.
E noi lì, come in una stanza che aspetta il crollo, a raccontarci barzellette pessime per non guardare in faccia la cosa. Che poi, tecnicamente, non è la faccia quella che vedremmo.
“Ragazzi, ve ne racconto una:
C’è uno che si vuole disintossicare dalla masturbazione.
Continua a masturbarsi, ma con metodo.
Guarisce.”
Fa schifo?
Eppure qualcuno ride.
Ridiamo. Lo fanno tutti, papà; lo fai anche tu.
Con gli occhi che lacrimano.
Con la pancia che fa male.
Io rido aspettando che tutto crolli.
O che almeno il prossimo webinar inizi puntuale.
Alessandro Cunzi, Città di Castello. 43 anni, genitore, preoccupato cronico per il destino dei bambini, ma senza il fervore apocalittico di un Flanders qualsiasi. La sua è un’ansia laica e documentata: ha letto troppo Palahniuk e ha frequentato posti non sempre morali, non sempre dicibili nelle chat di scuola senza generare almeno tre “mi dissocio”. Scrive spesso. Non per posa, per allarme. Barba lunga, vita moderatamente anti-hipster: non fa il pane madre ma diffida di ogni lievito spirituale in abbonamento.
Da tempo è perseguitato da due maledizioni. Tutti gli adulti credono sia un creativo, con quella stima perplessa riservata ai funamboli senza rete. Tutti i bambini sotto i sei anni credono sia Babbo Natale. Anche a luglio. Anche in fila alla posta. Lui li guarda con un senso di responsabilità improprio: un Babbo Natale senza slitta, un creativo senza portfolio, un padre che dorme poco e pensa troppo.
