Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

]
]
]

Sapete qual è il problema del porno?
Che è come MasterChef.

Tutti guardano, nessuno cucina davvero così, a casa.
Poi uno arriva in camera con l’ansia da prestazione.

Come se dovesse impiattare.

Io ormai entro in modalità recensione TripAdvisor, prima: atmosfera carina, servizio cordiale, finale un po frettoloso, tornerò.

La tragedia è che noi maschi siamo cresciuti con l’idea che il momento decisivo debba essere rumoroso, certificato.
Chiaramente visibile, soprattutto.
Se non c’è la prova finale… sembra un pareggio.

Lei magari si è pure divertita, ma noi lì a pensare:
“Ok… ma è stato abbastanza cinematografico?”

Allora.
Dell’orgasmo femminile nel porno parliamone seriamente.
[pausa]

Perché il porno è una scienza esatta.
Se alla fine non c’è l’esplosione maschile…
[pausa]
non è porno.
Filosofia.
Platone con le tette, ecco.

Il problema è che l’orgasmo femminile non è televisivo.
Non fa effetti speciali.
Concettuale.
Come l’arte contemporanea: devi fidarti.

E lì parte il corto circuito.
Se lei sul set sta fingendo…
[pausa lunga]
allora forse
[pausa lunga]…
anche ieri sera
[pausa lunga]…
quella con cui io……
…stava solo recitando.

E questa cosa il cervello maschile non la regge.

Quindi nascono i porno rassicuranti.
Quelli lenti. Luci calde. Sguardi intensi.
Documentario sull’accoppiamento delle lontre.

Zero dialoghi.
Perché se parlano, crolla tutto.
Solo primi piani. Visi. Mani. Piedi.
Muscoli che sembrano dire:
“Oh, è vero. Guarda che è vero.”

E tu vuoi crederci.
Perché se fosse vero……
Sai che bello.

Funziona come l’amore eterno.
Come le rivoluzioni romantiche.
Come pensare che la gente voti usando il cervello.

Poi però succede sempre qualcosa.
Di solito succede che fuori dal letto,
in un contesto in cui l’orgasmo femminile non dovrebbe proprio entrare…
Ti fregano.
E non è la storia di Babbo Natale, no.
L’orgasmo femminile: una cosa, forse l’unica, che dal porno alla realtà…
Tecnicamente non è quasi mai la stessa cosa.
E allora basta ideali.

Torni alla pasta e fagioli.
Alle tovaglie sporche.
Ai corpi normali.
Alla gente che dopo dice:
“Oh, comunque domani mi sveglio presto.”

Perché almeno lì…
[pausa]
nessuno deve convincerti
di stare godendo anche per te.

E niente.
Questo pezzo l’ho tolto.
Pareva poco romantico.
Ma soprattutto… troppo vicino alla realtà.

Michele Calò, 38 anni, Cavallino (LE)

Scrive monologhi comici da anni senza averne mai portato uno su un palco. Lavora come impiegato amministrativo in una cooperativa di servizi educativi, dove è considerato affidabile e silenzioso. Di notte annota pezzi su quaderni a righe, quasi sempre preceduti dalla frase: “Questo non funzionerebbe dal vivo”.

Ha studiato Scienze della Comunicazione a Lecce, convinto che capire l’ironia lo avrebbe protetto dal fallimento. Segue open mic solo in video, fermandosi sempre prima dell’ingresso del comico. Dice di non temere il pubblico, ma il silenzio prima della prima risata. A Cavallino lo trovano divertente quando non ci prova. Lui conserva una cartella chiamata pezzi scartati e continua a scrivere, senza mai esporsi davvero

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Una risposta

  1. […] Il maschio deve godere. Non per piacere, per dovere. […]

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