CANOVACCIO PER TRASMISSIONE RADIOFONICA
Documento repertato come prova nel procedimento per procurato allarme a carico di Ettore Morselli
(Milano, 1926 – materiale acquisito agli atti)
APPUNTI RINVENUTI — canovaccio per la trasmissione radiofonica
(Ettore Morselli, notte di macroluna)
Apertura
Voce bassa. Niente musica. Dire subito che non è un annuncio straordinario. È una lettura. La luna è più grande del solito, lo sanno tutti. Ripetere che non è un evento astronomico, ma una constatazione ottica. Poi spostare lentamente: la luna non è più grande, è più vicina. Dire “sta scendendo”, non “sta cadendo”. Cadere è teatrale. Scendere è reale.
Sviluppo
Insistere sul fatto che non serve fare nulla. Non correre. Non uscire. Guardare. Descrivere la luna come un oggetto pesante, impreciso, non perfettamente sferico. Usare parole quotidiane: ingombro, attrito, pressione. Dire che nessun telescopio serve. Che basta la finestra. Ripetere: non è una previsione, è una descrizione in corso.
Rafforzamento
Dire che la luna non colpirà tutti allo stesso modo. Che cadrà prima sul linguaggio. Che le parole “su” e “giù” perderanno significato. Annotare: quando il cielo scende, il panico nasce dal tentativo di spiegare, non dall’evento. Evitare la parola fine. Dire “continua”.
Chiusura
Lasciare una pausa lunga. Ricordare che la radio non mostra immagini. Dire che è un vantaggio. Concludere con: “se domani la luna è ancora lì, non significa che non sia scesa”. Microfono aperto. Silenzio.
ATLANTE UNIVERSALE DEL TERRORE COGNITIVO
Manifesto ridotto
Milano, 1926. Una notte di macroluna. Una radio accesa. Ettore Morselli racconta che la luna sta scendendo sulla terra. Non grida. Non avverte. Descrive. Viene arrestato per procurato allarme. Noi diciamo: ha solo applicato una regola elementare del medium. “Il panico non nasce dall’evento, ma dall’eccesso di interpretazione” scriverà anni dopo V. Rinaldi¹. Una voce piatta. Nessun montaggio. La realtà, così com’è, diventa reato.
Siamo figli di quel gesto. Non di Welles. Non dello spettacolo della paura. Figli del bollettino e della nota tecnica. Della comunicazione che non consola. “Quando una notizia non offre istruzioni, viene percepita come minaccia” annota L. Ferretti². La paura moderna è domestica, ripetitiva, confezionata. Non serve una regia centrale: basta convergenza. Media, economia, tecnologia, linguaggio. *“La narrazione utile a tutti diventa infrastruttura emotiva”*³.
Non promettiamo storie. Non promettiamo morale. Ripeteremo esperimenti di questo tipo come gesto artistico e politico. Non per terrorizzare, ma per interrompere. Perché il sonno della ragione non genera mostri: genera palinsesti. Se parlano di allarme, rispondiamo: era una descrizione. Se parlano di finzione, rispondiamo: il problema è il medium.
— Brigata Bebordae
APPARATO ESSENZIALE (bibliografia apocrifa)
- V. Rinaldi, Fenomenologia del Panico Quotidiano. Radio, Cielo e Linguaggio, Istituto di Studi Percettivi, Bologna, 1964.
- L. Ferretti, Manuale di Comunicazioni Senza Consolazione, Edizioni La Terza Nera, Roma, 1989.
- M. D’Onofrio, Infrastrutture Emotive: Media, Paura e Ripetizione, DeriveVisioni, Torino, 2011.
- A. Bellandi, Macroluna. Astronomia Minore e Disastro Cognitivo, Quodlibet Ombre, Macerata, 2003.
- C. Bentivoglio, La Realtà come Reato: Bollettini, Allarmi e Ordine Pubblico, Archivio Sonoro Italiano, Milano, 1978.
Brigata Debordae è un collettivo informale attivo nell’area di Viggiù, al confine tra provincia, dogana e immaginario politico. Opera attraverso azioni a bassa dichiarazione e alto impatto: vandalismo controllato su superfici comunicative (manifesti, segnaletica, bacheche istituzionali), interventi futuristi eclatanti in consessi pubblici, letture non autorizzate di bollettini apocrifi durante assemblee, inaugurazioni, consigli comunali. Nessuna rivendicazione immediata, nessuna firma sul momento. La loro pratica si fonda sull’interruzione: sabotare il flusso percettivo senza produrre panico, ma disallineamento.
Attribuiscono a sé stessi una sola pubblicazione, oggi irreperibile: Bollettini per un’Intelligenza Insonne. Atti preparatori di disastro comunicativo (Edizioni Macchina Ottica, Varese, 2018), tiratura dichiarata 99 copie, mai ristampata. La Brigata rifiuta la categoria di performance e quella di attivismo, preferendo definirsi “manutenzione ostile del reale”. Nessun portavoce, nessuna struttura stabile. Solo azioni, tracce, materiali che riemergono a distanza di tempo, sempre fuori contesto.
