Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quale cattivo, in fondo, non aveva tutti i torti?

Ieri è andata discretamente bene.

Oggi sarebbe profondamente sbagliato dire che si replica a soggetto. Perché cambia il tema, cambia lo spettacolo, cambia la storia. E quando cambia la storia, se fai le cose per bene, non puoi limitarti a cambiare il titolo della cartellina e riciclare quattro battute. Sarebbe come quelli che sostengono di avere una vita interiore ricchissima e poi cambiano solo la cover del profilo Facebook.

Quello che non cambia è la ragione per cui io sto lì.

Provare a raccontare che cosa quella storia continui concretamente a lasciarci in eredità. Perché le storie, se sono vere, hanno questo vizio fastidioso: non finiscono quando cala il sipario. Continuano a sporcarti le mani anche molti anni dopo.

Oggi si parlerà di don Peppe Diana.

Del nichilismo delle mafie. Di quella loro straordinaria capacità di convincere intere comunità che niente abbia davvero valore se non il potere, la paura e l’utilità immediata. Ma anche di un’altra cosa che, forse, mi mette ancora più triste.

Del fatto che le belle esperienze antimafia, quando finiscono, sembrano consumarsi con una velocità impressionante. I ragazzi a cui erano destinate crescono, cambiano città, cambiano lavoro, cambiano vita. E troppo spesso non conservano una memoria proporzionata a quello che hanno ricevuto. Non per cattiveria. Semplicemente perché la memoria, se non la si coltiva, marcisce. Vale per le persone, vale per i libri, vale per le comunità e vale perfino per le idee.

Insomma, anche oggi proveremo a parlare del passato.

Ma con il brutto sospetto che il passato, in realtà, stia ancora parlando di noi.

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2 risposte

  1. Avatar Topper Harley

    Mi piacerebbe ascoltarti, essendo cresciuto a Palermo, sono temi che mi toccano da sempre. Peccato sia troppo fuori mano per me.

  2. Avatar Antonio Gaggera

    Don Diana, don Puglisi, per quanto io non sia religioso, sono degli esempi che andrebbero ricordati più spesso.
    Complimenti per l’impegno e la testimonianza.

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