Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Secondo te un po’ di caos ogni tanto fa bene?

Oggi mi ha colto la peste d’insonnia. Nel senso che, come sapete già da ieri, ero stato precipitato giù dal letto alle sette meno un quarto. E Quelo solo sa se quello che si mise in testa non già di fondare una setta ma di aprire una partita IVA del culto di Quelo, con tanto di negozio, divinità e Bibbia sacra ancora da scrivere, non avesse individuato proprio le sette meno un quarto come quell’ora da carondimonio tutt’attaccato in cui, se una cosa ti si mette di traverso, hai perso la giornata. Fine. Sipario. Puoi anche fingere di recuperarla, ma lei ormai ha deciso che non sarà più tua.

E oggi, come dentro un loop da ristrutturazione domestica che continua a riproporsi senza mai arrivare al maledetto collaudo finale, mi sono ritrovato di nuovo sveglio alle sette meno un quarto. Con una quarta di copertina da scrivere per il mio Instant — e già sono dure da scrivere quelle degli altri, figurarsi la tua, dove devi decidere se venderti come il futuro Nobel o come uno che ogni tanto riesce a mettere le parole nell’ordine giusto — e poi tutta una serie di altre amenità parecchio più faticose. Tipo dare acqua ai bonsai prima che ci arrivi il sole, perché loro sì che hanno il buon gusto di morire con grande dignità se sbagli gli orari.

Quindi sì, vale anche oggi la giustifica. Anzi, direi che è pure più seria di quella di ieri. Io voglio un giorno senza palestre. Voglio un giorno senza maestre… nel senso di maestranze, ma con quella bellissima crasi erotico-linguistica per cui da “maestr…” potrebbe venir fuori stanze, stronze o qualsiasi altra cosa il vostro cervello stia già completando da solo. Voglio un giorno senza trapani, senza martelli, senza “maestro, scusi, devo spiegare”. Voglio un giorno senza WordPress. Senza Instant. Senza bozze. Senza editing. Senza caratteri da contare come un ragioniere della punteggiatura.

Vorrei perfino un giorno senza blog.

Il problema è che non ci riesco.

E allora eccomi qui. Insonne. Voce del verbo sentirmi insonne e stanco. Che è una coniugazione poco studiata dalla grammatica italiana ma parecchio praticata dagli adulti.

Mi sa che ho bisogno, almeno per ventiquattro ore, di dire che non ci sono.

Ma proprio da tutto.

Perfino da me stesso.

Che, diciamocelo, resta il pungolo peggiore di tutti e quello che procrastina il riposo con una dedizione quasi religiosa.

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