Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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]

Descrivi qualcosa che hai imparato alla scuola superiore.

Alle superiori ho imparato una cosa semplice, lineare, quasi banale — e quindi ovviamente ignorata da chiunque oggi apra bocca sull’argomento: l’allarmismo contemporaneo è la prova definitiva che di quei posti, ieri come oggi, non ha mai capito un cazzo nessuno. Solo che adesso è pure peggiorato il modo in cui, da trimoni totali — proprio Ajatollah dei trimoni — ne parlano senza capire un cazzo. Con tono grave, occhi lucidi, hashtag pronti e zero memoria.

Quante volte l’avete sentita? “I giovani di oggi”, “il bullismo”, “emergenza”, “deriva”, “tombale totale”.

Ve la racconto io una storia, così magari abbassiamo il volume e alziamo il livello.

Avevo 14 anni. Anzi 13, perché quei cazzo di genitori comunisti — con l’ossessione della prima A, del percorso lineare, della formazione dell’uomo nuovo — mi avevano infilato prima del tempo in un posto dove i coetanei mi sembravano già fuori scala. E infatti: con i pari non arrazzo, traumi distribuiti equamente, con le coetanee “niente sesso siamo inglesi”. In compenso, con le più vecchie o con le molto più giovani: bastone della vecchiaia sempre pronto, presenza scenica, vocazione. Equilibrio, insomma.

Ingresso al liceo. Ricreazione tra terza e quarta ora. Bagno.

E lì — lì — il battesimo.

Una banda di figli di una grandissima bagasciona che presidia lo spazio come fosse territorio occupato. Ci prendono. Ci afferrano. Ci schiantano al muro — proprio fisicamente, presa, lancio, impatto — e poi la liturgia: due ceffoni a mano bagnata dietro la schiena, altri due che ti tengono e ti infilano la testa nel cesso.

Tradizione. Non scritto. Non negoziabile.

A me no. Non per merito, ma per curriculum. Uno dei capetti veniva dalla mia stessa scuola media e si ricordava di una nota disciplinare presa in seconda: avevo risolto in modo creativo, diciamo alla Hannibal Lecter, il vizio di uno che mi abbassava i pantaloni della tuta in classe. Un giorno magari la racconto — è didattica applicata, più che violenza.

E quindi assisto. E mentre assisto mi si conferma un’intuizione: battesimo e religione sono una pessima idea quando diventano metodo. E mi butto. Non per eroismo, per fastidio. Uno della mia classe mi faceva tenerezza. Tiro due manate. Uno va a terra.

E subito dieci addosso: “Tranquillo, è tradizione. Tu te la sei scampata, ma non rompere il cazzo. Devono passarci tutti”.

Devono. Passarci. Tutti.

E qui arriva la parte che oggi nessuno racconta, perché rompe la narrativa pulita: anche io, per tempo, ho avuto le mie piccole infamie. Anche io ho bullizzato. Anche io, a momenti random, sono una merda. Non sempre, ma abbastanza da sapere di cosa parlo.

E quindi posso dirlo senza farmi santino: chi oggi tira fuori “o tempora, o mores” non ha capito che l’unica differenza vera sono i telefoni. Oggi si filma tutto. Tutti si filmano. Tutto esiste perché è registrato.

Prima no. Prima c’era l’omertà. C’era il “se non arriva, non è successo”. E quindi non esisteva.

Non esistevano le porcate tra studenti non allineati. Non esistevano i rapporti tra “superiori” e “sottoposti” — e i sottoposti sono sempre studenti, i superiori a volte pure bidelli. Non nella mia scuola, certo, ma a tre isolati sì.

Non esistevano le gite dove qualcuno aveva paura a dormire da solo e finiva a dormire con una adulta di riferimento — una prof, una figura rassicurante, chiamiamola così.

Io, a 15 anni, dormivo su un traghetto per la Grecia con una maggiorenne di riferimento che faceva la terza liceo, non era nemmeno della mia scuola ma di Pescara, e fui quasi preso in contropiede — quasi — e non denunciai. Non denunciai niente.

E attorno, codazzi di casini veri. Anche nella mia scuola. Roba grave. Gravidanze comprese — che fa rima al contrario, e chi ha orecchie capisca.

Questa è la vera lezione del liceo: il mondo ha sempre funzionato così. Sempre.

La differenza è che oggi la tecnologia serve a coprire il prima, non a rivelare il dopo. Serve a dire “vedete? adesso succede”, mentre in realtà succedeva già, solo che non lo vedevate, non lo registravate, non lo volevate sapere.

Come le telecamere nelle elementari di oggi, che hanno fatto sparire — miracolo! — le bacchette, le mazze di scopa, le teste sbattute contro la lavagna, i ceci al termosifone per stare pure caldi. Sparite. Evaporate. Non perché il mondo è migliorato, ma perché qualcuno finalmente guarda.

E io?

Io sono cresciuto rispettoso.

Che è la cosa più assurda di tutte

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5 risposte

  1. Avatar Keep Calm & Drink Coffee

    No che è non è la cosa più assurda di tutte.

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Meno male!

  2. Avatar gattapazza

    Esatto! Oggi è tutto fedelmente riportato quello
    che accadeva persino ai nostri padri.

  3. Avatar massimolegnani

    quando uno inizia un intervento con “ai miei tempi” (sottintendendo che ai suoi tempi tutto andava bene, non come ora, ecc ecc) per me è già squalificato perchè significa che ha storpiato la memoria a proprio uso e consumo
    ml

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Verissimo. Posto che comunque la memoria sia sempre un territorio parecchio scivoloso!

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