Niente apostrofi, nessuna morale, solo montaggio.

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Niente produzioni originali.
Solo realtà prelevata.
La montiamo qui.
E resta in primo piano.
Esplicita? Cazzo, che credevi?!

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Quali sono i tuoi rituali mattutini? Com’è la prima ora della tua giornata?

Certe parole sconce e domande impertinenti meritano paragrafi sperimentali e accumulati e isterici.

Ok, la verità è che il mio rituale della prima ora del mattino è di una semplicità così imbarazzante che se lo racconti a qualcuno che si sveglia alle cinque per fare journaling, doccia fredda, meditazione trascendentale e ringraziare l’universo ti guarda come si guarda uno che ha sbagliato fila alla mensa e invece del biologico si è preso il cartoccio unto, perché io mi sveglio e la prima cosa che dovrei fare — dovrei — è quel famoso esercizio del diario Zen, il primo con cui cominciava il diario zen mai davvero iniziato perché ho sempre saltato il primo esercizio da questo Capodanno, quello nobile, quello che dice “prendo un minuto per respirare consapevolmente e sentire che esisto nel movimento dell’aria che entra ed esce”, che già solo a dirlo sembra che tu abbia una vita sotto controllo, centrata, armonica, e invece no, perché io quel minuto me lo ricordo sempre dopo, sempre un attimo dopo, quando ormai ho già aperto gli occhi, ho già pensato tre cose a caso, ho già perso il momento, quindi tecnicamente non vale un cazzo farlo dopo, è come arrivare a una festa quando stanno sparecchiando, puoi anche sederti ma non è la stessa cosa, e quindi sai già che non sarà una mattina di merda — perché non funziona così — ma sarà una mattina normale, cioè una mattina in cui hai perso l’occasione buona perché avevi troppi cazzi in testa, che poi non sono nemmeno pensieri strutturati, sono robe random tipo “ok non siamo morti nel sonno, bene, ottimo punto di partenza, Ale respira, Ary mi ha svegliato come al solito senza alcuna forma di dolcezza, io mi sono svegliato, siamo vivi, bene così” e se non ci credete un giorno vi spiego da dove nasce questa paranoia del non morire nel sonno, che ovviamente c’entra una nonna — non quella dei maglioni, quell’altra, quella operativa.

E quindi niente, fallisco subito ma con dignità, mi alzo e vado a fare la piscia, da seduto per rispetto di mia moglie e del tarallo del cesso, che è l’unico gesto veramente consapevole della mattina perché il corpo lì così non sbaglia mai, e subito dopo colluttorio, perché anche se so benissimo che non limonerò con mia moglie mi dà fastidio l’idea di baciarla con la bocca di notte, anche se poi in realtà lei non mi bacia mai davvero, è sempre quel bacio casto, quasi amministrativo, più casto dei baci di mio figlio con la fidanzatina anche lei seienne e sulle labbra ma fuori perché ‘no papà dentro tra amici sono permesse solo carezze sulle spalle o abbracci di un battito di ciglia’ quindi tutta questa preparazione è più per una questione mia che reale, ma va bene così, ognuno ha le sue manie e io almeno le riconosco.

Poi, siccome a un certo punto della vita sono uscito dal personaggio di quello che non parla prima del caffè — che era pure affascinante ma poco funzionale — parlo, parlo subito, e soprattutto non mi faccio il caffè appena sveglio perché ho deciso che devo metterlo in culo al cortisolo appena apre bottega, e quindi faccio colazione solida come una persona adulta che ha letto due cose su internet e le ha prese sul serio, prendo gli integratori — che avranno un capitolo a parte perché lì si apre un mondo tra dosaggi, convinzioni e autosuggestione — e poi arriva il momento più delicato: svegliare Ale.

E io Ale lo sveglio con una combinazione molto mia di tenerezza e bestemmie, che detta così sembra una contraddizione da telefono azzurro ma non lo è, perché io sono tenero davvero, però se non gli tiro dentro due o tre bestemmie strategiche quello non si alza, quindi lo accarezzo, lo chiamo piano, poi aumento il volume, poi parto con il repertorio, e alla fine gli do il bacio “passabestemmie” e glielo richiedo subito così facciamo pace, sistemiamo la relazione e andiamo avanti, mentre lui si alza e entra in quella fase in cui fa colazione senza dare confidenza a nessuno, perché lui è ancora nel personaggio della madre, quello anaffettivo, e non ne esce finché non ha bevuto il Nesquik, che è la sua vera chiave di accesso al mondo.

E in quel frangente, mentre lui è lì che mastica e non parla, io pubblico il cazzo di prompt mattutino che ho preparato il giorno prima o due giorni prima, perché almeno quello deve funzionare, deve uscire, deve avere un senso, e subito dopo vado a farmi la doccia, mentre Ale si veste con la mamma, si lava, mette il grembiule, tutta la coreografia parallela della casa che si attiva, e io sotto la doccia faccio le mie cose, mi passo la lametta da intimo delle donne in testa — che è già un gesto di accettazione e pure questo avrà capitolo apposito— e se è sabato mi dedico anche a una manutenzione più accurata delle zone intime e, soprattutto, anche tra le chiappe, massimamente per igiene ma anche perché senza peli sull’intimo di avanti cresce l’ego, e questa è una verità che non vi dirà nessuno ma è così.

E poi esco, mi vesto, sono pronto, guardo l’orologio ed è passata un’ora. Finita. Senza illuminazioni, senza mantra riusciti, senza grandezze, ma con una coerenza che in qualche modo tiene insieme tutto.

E pure il post è finito.

Cazzo di guardoni che siete.

E comunque non fatevi illusioni: non sono un granché se non mi fate sfoderare fascino e parlantina, quindi niente seghe, siamo inglesi (cit.)

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2 risposte

  1. Avatar Marco Delrio

    Favoloso 😂

    1. Avatar Domenico Mortellaro
      Domenico Mortellaro

      Merci – francese

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